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sant_olcese3871_homeSono ormai passati ben 90 anni da quel 10 Luglio 1924 in cui effettuavi la tua prima corsa prova ufficiale a Lanciano (CH) sotto lo sguardo attento e severo degli ispettori del Ministero dei Trasporti e, superatala a pieni voti, venivi ammessa a circolare. Oggi sei la più antica locomotiva elettrica funzionante d’Italia. 
La tua vita non è stata sicuramente poco movimentata: ligure (anzi savonese!) di nascita, hai trascorso la tua infanzia ed adolescenza in Abruzzo sulla ferrovia Sangritana; poi, poco più che trentenne, sei tornata nella tua terra natale dove hai avuto, specie negli ultimi anni, il ruolo della “star”. Sei passata attraverso molti eventi drammatici ed importanti del secolo scorso e sei un po’ il simbolo della riscoperta turistica e del valore culturale della ferrovia nel nuovo secolo. 
Purtroppo questo è un compleanno un po’ triste: avremmo voluto organizzare una grande festa, con una pubblicazione monografica tutta in tuo onore, ma l’annosa “questione dei ponti” fa sì che oggi la Ferrovia che ti ha ospitata da tanti anni sia ferma e non ci pare il caso di festeggiare. 
Però per noi la festa è solo rimandata: confidiamo infatti che dopo l’elaborazione di un nuovo progetto e la pubblicazione dei nuovi bandi di gara due settimane fa, i lavori tanto attesi finalmente abbiano inizio e la ferrovia possa riaprire. Confidiamo anche che l’altro ostacolo che preclude attualmente la riapertura della linea sia presso rimosso con la nomina di un Direttore di Esercizio che sia riconosciuto dall’USTIF e – aggiungiamo noi – che comprenda il tuo immenso valore, così come lo comprendeva il precedente direttore, che volle il tuo restauro insieme a quello delle tre carrozze del treno storico. 
E se siamo un po’ preoccupati e tristi per l’attuale situazione, tu ci rassicuri raccontandoci che il tuo ventesimo anniversario fu ben peggio: eri infatti danneggiata dai bombardamenti tedeschi e completamente abbandonata tra i ruderi della stazione di Lanciano. Anche il trentesimo compleanno non fu più sereno: riparata ma non convertita allo scartamento ordinario e non ancora assegnata alla FGC, rischiavi seriamente la demolizione, sorte poi toccata ai tuoi fratelli della Fermana ed al 21. Non si ascrive tra i compleanni più sereni neppure il tuo cinquantesimo anniversario, quanto la FGC (da circa vent’anni diventata la tua nuova casa) era stata posta sotto sequestro a causa del pessimo stato dell’armamento e quasi tutti le avevano già fatto il funerale. Ma hai conosciuto anche compleanni molto gioiosi: la tua prima decade infatti ti vedeva protagonista in una Ferrovia Sangritana viva ed affollata come non lo era e non lo sarebbe mai più stata; i 40 anni li hai compiuti svolgendo un duro lavoro su quella che era la tua nuova casa (la Genova – Casella) nel momento in cui questa conosceva il maggiore traffico merci di tutta la sua esistenza. Ed anche in tempi recenti non sono mancati anniversari felici: nel 1984 stavi subendo la revisione che ti avrebbe portato a rinascere, l’anno dopo, come mezzo storico ed assumere il ruolo della “mascotte” di questa bellissima ferrovia che è la Genova – Casella, un ruolo ormai consolidato all’epoca del tuo ottantesimo compleanno quando la festa fu grande ed erano tutti lì per te. Non parliamo poi dei tantissimi treni speciali di cui sei stata protagonista: dai fotografici per appassionati ai treni charter per turisti, dai video musicali ai documentari, dagli spettacoli teatrali ai raduni di auto e camion storici…e la lista potrebbe continuare! 
Ti hanno amata davvero tutti anche perché spesso sei stata il simbolo di una nuova alba dopo la tempesta: avevi 22 anni quando sei stata protagonista del treno inaugurale del Sangritana ricostruita, segno della speranza di un popolo molto provato che, contando solo sulle sue sole forze, stava tentando di uscire dall’incubo della devastazione che la guerra mondiale aveva lasciato dietro di sé. E parecchi anni dopo, nel 1975, sei stata anche uno dei primi mezzi ferroviari restaurato da un gruppo di appassionati (alcuni appena maggiorenni) per poter partecipare ad un importante treno speciale che voleva un po’ esorcizzare il rischio chiusura per la linea… 
Consideriamo dunque solo rimandati i festeggiamenti e le iniziative in tuo onore. Ti aspettiamo alla riapertura della linea, quando il motivo per festeggiare sarà doppio e sarai come da tradizione – confidiamo tutti – alla testa del treno inaugurale.
Ancora auguri, cara 29!! 

Di Andrea Martinelli

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treno-578x289Trasporti: Tovo, Ferrovia Genova Casella fuori uso da 1 anno
Segretario Udc, a giugno scade termine per gara ponte Fontanassa
GENOVA
(ANSA) – GENOVA, 20 GIU – Massimiliano Tovo segretario dell’ Udc genovese ed ex assessore ai trasporti del Comune di Sant’Olcese, chiede notizie “certe” sul futuro della Ferrovia Genova Casella, ancora ferma per i lavori di ristrutturazione imposti dal Ministero. “Siamo stanchi di attendere, esigiamo notizie certe e non chiacchiere. Amt aveva assicurato – ha dichiarato Tovo – che entro giugno sarebbe stata bandita la gara per l’affidamento dei lavori di ristrutturazione del Ponte Fontanassa, ma giunti quasi alla fine del mese non abbiamo ancora novità in merito, e considerati i precedenti siamo molto preoccupati”. Tovo ha spiegato che “il trenino di Casella è fermo da quasi un anno per l’intervento di ristrutturazione e sostituzione urgente (essendo scadute le proroghe concesse dal ministero dei trasporti) dei ponti metallici di Crocetta I e Fontanassa. Sottolineo che i lavori non sono ancora iniziati in quanto le due ditte che si erano aggiudicate le due gare precedenti hanno successivamente rinunciato all’incarico, generando di fatto l’avvio per una terza gara. Questa situazione ha determinato un lassismo gestionale che non ha precedenti nella storia della Fgc con danni che si sono abbattuti sia sull’utenza sia sull’ attività economiche ricettive delle nostre vallate”. “Dopo aver licenziato il direttore di esercizio a fine aprile, contrariamente a quanto avvenuto con la Granarolo, ad oggi non è giunta ancora la nuova nomina da parte del Ministero per la Fgc, un segnale che in molti interpretano come di cattivo auspicio nella prospettiva di una celere riapertura della ferrovia. Senza la nomina del nuovo direttore d’esercizio la ferrovia non può riaprire. Cosa aspettiamo”?(ANSA).

treninoCasella“Le previsioni sulle sorti del Trenino che collega Genova a Casella sono sempre più fosche. Infatti il treno è fermo da troppo tempo e il timore è che continui ad esserlo per sempre, anche perchè cantieri non se ne vedono. Una situazione che ha messo in allarme i residenti e gli enti locali, il trenino resta comunque un collegamento tra Piazza Manin e l’entroterra. Poprio in virtù di questa preoccupazione, l’assessore ai trasporti del comune di Sant’Olcese Massimiliano Tovo, si appella alla Regione Liguria”

Dal sito internet di Telenord

Guarda il video Trenino Genova – Casella: Tovo si appella a Vesco

 

 

 
 
 
 

 

treno-578x289Genova-Casella Regione, mazzata sulla Ferrovia

Il Caso: Dopo i ritardi sul restyling che da sette mesi bloccano l’impianto

Vesco: “Visto che Amt usa i bus sostitutivi non possiamo pagarle i treni”

Il servizio fermo da novembre

Tovo: “Subito il bando”

 

Addio al trenino di Casella? Appaiono sempre più fosche le previsioni sul futuro della ferrovia scartamento ridotto che collega Genova alla Valle Scrivia. Un servizio molto amato dai pendolari e dai turisti, che però non viene erogato dall’inizio del novembre  scorso, a causa di intervento strutturale mai partito.

Sette mesi senza trenino e senza cantiere, che hanno messo in allarme abitanti ed enti locali. I lavori che avrebbero dovuto rimodernare la linea (l’ufficio speciale trasporti a impianti fissi aveva chiesto di mettere in sicurezza il ponte della Fontanassa, sostituendo una passerella provvisoria dal 1953) sono ancora fermi al palo. Anzi manca persino un bando di gara, visto che i due precedenti sono stati un flop a causa di un progetto sbagliato (si dice che sia proprio per questo che AMT ha recentemente licenziato il direttore d’esercizio). Adesso però, dopo l’ultima risoluzione del contrato con la dita appaltatrice che si era ritirata a fine anno, AMT  non ha ancora emesso un nuovo bando e, da novembre, gli utenti del Genova-Casella, devono accontentarsi di un servizio di autobus sostitutivo che non piace a nessuno. Oltre ai passeggeri – non parliamo dei turisti, perché l’attrativa era il trenino in sé e quindi quel capitolo al momento resta chiuso- ad avere i nervi a fior di pelle è soprattutto la Regione, proprietaria dell’impianto, che adesso medita di ridurre i contributi erogati ad AMT per questo particolare servizio. Si tratta di poco più di 15 milioni di euro più iv in dieci anni, che comprendono il servizio ferroviario (168 mila chilometri all’anno) la gestione e gli interventi di manutenzione ordinaria. La Regione inoltre ha pagato anche i 370 mila euro necessari a sistemare il ponte Fontanassa e quello di Crocetta (l’altro intervento strutturale previsto in questi mesi e ancora inspiegabilmente fermo, nonostante non presenti le criticità della passerella del ’53). “ Sia chiaro – spiega l’assessore ligure ai trasporti Enrico Vesco – non dico che abbiamo intenzione di tagliare i contributi al treninodi Casella: ma se Amt al posto di fornirci il servizio ferroviario per il  quale abbiamo stipulato un contratto utilizza degli autobus sostitutivi per un problema che essa stessa ha causato, allora la Regione pagherà solo per quei bus, e non per i treni. Oggi la Genova-Casella è chiusa. Ma i lavori sarebbero già dovuti partire parecchi mesi fa. I contributi che eroghiamo ad Amt che questo tipo di servizio non sono come quelli che forniamo per il tpl genovese. Con questi soldi paghiamo determinate prestazioni. Se queste vengono fornite regolarmente lo stanziamento resta intatto, ma se il servizio è parziale o viene effettuato con altri mezzi siamo costretti a ridurlo”. Parole che suonano come un ultimatum ad Amt.

Secondo l’assessore ai trasporti del comune di Sant’Olcese Massimiliano Tovo, un eventuale riduzione dei fondi regionali, rischierebbe di “ fornire ad Amt la scusa per sopprimere definitivamente il trenino. Il Genova-Casella – dice- va preservato: è una grande attrazione turistica per il nostro entroterra ed è un mezzo pubblico fondamentale per chi vive in Valle Scrivia. Sono stati spesi 10 milioni di euro negli anni scorsi per il ripristino di questa ferrovia. Non possiamo vanificare questi investimenti”. Tovo chiede ad Amt di accelerare i tempi per l’assegnazione dei lavori. “ Entro il mese di giugno- conclude l’assessore del Comune di Sant’Olcese – bisogna aprire la gara d’appalto e settembre partire con il cantiere, in modo che entro l’anno l’intervento  possa essere concluso. Questa storica ferrovia deve tornare a funzionare regolarmente. Amt si assuma le proprie responsabilità”.

Diego Curcio, Pubblicato il 15 maggio 2014  sulle pagine del Corriere Mercantile

 

ANNUNCIO E DIETROFONT IN DUE GIORNI.

TOVO: ” NON CI HANNO AVVERTITI”

ATP PASTContrordine passeggeri. Ha tutta l’aria di essere un vero e proprio pasticcio, la vicenda del nuovo orario cambiato all’ultimo momento e altrettanto velocemente ritirato sulla linea E dei pulman ATP che attraversano Sant’Olcese e Serra Riccò. Nei giorni scorsi infatti,(mercoledì e giovedì) agli utenti dei bus azzurri che viaggiano su quella tratta è stato distribuito direttamente sulle corriere un nuovo orario in vigore da oggi. Quindi con un margine piuttosto ristretto. Ma quella stessa comunicazione, già il giorno dopo, (venerdì pomeriggio) non era più valida. Quindi oggi ( e nei prossimi giorni) tutto resta come prima. Se qualcuno non ci avesse capito gran che, oltre a essere ampiamente giustificato,potrebbe provare a seguire il racconto dell’assessore ai Trasporti di sant’Olcese Massimiliano Tovo, che tenta di ricostruire la vicenda. “Da qualche tempo si parla di spostare il capolinea della linea E di ATP dai portici adiacenti a Nostra Signora della Neve al Giro del Vento sempre a Bolzaneto – spiega Tovo- Un trasloco ritenuto necessario dopo le proteste di alcuni abitanti. Ma questa decisione presenta due problemi fondamentali. Per prima cosa, in questo modo, si allungano il percorso e i tempi di percorrenza. E visto che i lavoratori di ATP non possono fare straordinario, a seguito della situazione di crisi dell’azienda, si rischia seriamente che alcune corse saltino. E poi noi , come Comune di Sant’Olcese ( ma anche l’amministrazione di Serra Riccò) abbiamo un accordo di programma con ATP e queste decisioni devono essere prese insieme. Invece il cambiamento è stato fatto in modo unilaterale. Dopo le nostre proteste l’azienda è tornata sui propri passi. Anche se il percorso si allunga vorremmo capire chi è che paga quei chilometri in più, visto che riguardano il Comune di Genova”.

Diego Curcio

Pubblicato sulle pagine de Il Corriere Mercantile, 20 Aprile 2014

atpAttenzione vi comunico che le modifiche annunciate da ATP per le linee del Gruppo E Bolzaneto- Piccarello – Sant’Olcese che avrebbero dovuto iniziare a partire dal 20 aprile 2014, NON ENTRERANNO IN VIGORE. Per tanto gli orari e il servizio rimarrà quello attualmente in vigore . Quindi attenzione non cambia né il capolinea né l’orario.

Considerata l’importanza dell’avviso vi invito a diffondere con il massimo interesse la presente comunicazione.

prezzoIl Consiglio Amministrativo di ATP impone un nuovo aumento per tutti i viaggiatori a partire dal 1 maggio.

Non condivido nel modo più assoluto queste nuove determinazioni che appartengono a politiche aziendali che hanno già dimostrato la loro totale inefficacia. Non si salva così l’azienda! Mi ero già espresso contrario, durante gli ultimi incontri con il prefetto di Genova, a un’ipotesi di un nuovo aumento del 10% sul prezzo del biglietto ATP. Stamattina sfogliando le pagine dei giornali scopro che a partire dal 1 maggio ATP emetterà una nuova bigliettazione con un aumento previsto del 20%, doppio quindi alle proposte che si profilavano nelle ultime riunioni.

Questa scelta aziendale la reputo inaccettabile in un momento storicamente difficile sia sotto il profilo sociale che economico. I nostri cittadini sono già sottoposti agli effetti di una crisi che sta segnando drammaticamente gli usi e costumi quotidiani, non necessitano di nuove difficoltà. Una scelta, quella di ATP,  che penalizza nuovamente in modo particolare i cittadini che vivono nell’entroterra: è questo il benvenuto che segna l’avvento della città metropolitana?

Questo aumento che porterà il biglietto vicino al costo di 2 euro ( per l’esattezza passerà dagli attuali 1.50 a 1,80), per non parlare degli abbonamenti che toccheranno quota fino a  50 euro è una soluzione indecente e irricevibile. I precedenti piani aziendali che hanno portato a una maggiorazione dei titoli di viaggi corrispettivamente a una razionalizzazione del servizio ha causato tra il 2010 e 2012 la perdita di 2 milioni di passeggeri. Se si procede con la scelta ancora una volta di incidere sul prezzo del biglietto, sono convinto che le somme attese dalla vendita dei biglietti sarà smentita dalle cifre reali che indicheranno nuovi cali dell’utenza.

Nei giorni scorsi ho fatto una proposta per salvare il trasporto pubblico locale,la ripropongo invitandovi a rispondere al sondaggio. (Un Holding per salvare il TPL: fusione tra AMT-ATP e Genova Parcheggi)

Salvare il trasporto pubblico locale è una priorità assoluta ma rincorrendo scelte che hanno già dimostrato il loro fallimento, si rischia di fare un buco nell’acqua. #Sapevatelo gente…

 

Leggi anche ATP: nuovo aumento del biglietto? Proposta socialmente indecente e irricevibile

 

ATPfotoSe la legge sull’agenzia unica regionale non dovesse sbloccarsi è facile prevedere conseguenze tragiche per tutto il settore del trasporto pubblico locale. Il momento è davvero drammatico e il caso Genova assume una connotazione sula quale occorre intervenire assumendo criteri lungimiranti e non più dettati dall’urgenza.

AMT e ATP sono due aziende pubbliche entrambi in situazione di affanno. Lo stop sul bacino unico regionale evidenzia maggiormente lo stato di criticità; le istituzioni genovesi sono obbligate a ragionare sull’elaborazione di una nuova soluzione che consenta di salvare il trasporto pubblico locale.

Non è più il tempo di attendere e di perseguire. La politica del rinvio ha già troppo destabilizzato il quadro genovese.

Ritengo che per Genova sia arrivato il momento delle scelte soprattutto, se orientate a prendere atto delle trasformazioni. Tra pochi mesi, a seguito del decreto Delrio, Genova cesserà di essere Provincia per diventare città metropolitana. Nell’arco di questa riforma si devono osservare obblighi ma soprattutto si devono studiare strategie innovative per cogliere opportunità e sviluppo. È assurdo alla luce di questi eventi (la nascita della città metropolitana e le difficoltà sull’agenzia unica regionale per il TPL) ragionare ancora su due società pubbliche per il trasporto; Genova diventerà città metropolitana e dovremo pensare non più in termini di confini provinciali ma di un territorio metropolitano eliminando le distinzioni tra urbano e suburbano. È irrazionale continuare a sostenere la necessità di due aziende per il Tpl su un unico territorio metropolitano: dopo aver applicato un piano industriale per salvare le due aziende, si dovrà operare per una fusione tra AMT e ATP. Se siamo un’unica realtà metropolitana è inutile gestire su due aziende le già inadeguate risorse economiche, occorre trovare il coraggio di procedere.

Naturalmente serve un piano industriale serio per salvare le due aziende e solo dopo occorre prevedere la nascita di un nuovo soggetto d’impresa attraverso la fusione di AMT e ATP, magari creando un Holding per il trasporto pubblico locale con attività connesse includendo Genova Parcheggi.

 Questa fusione consentirebbe di sfruttare economie di scala e di scopo, congiunte a talune attività comuni e di attuare politiche di contenimento della spesa pubblica attraverso una riduzione dei costi ed un incremento dei benefici, tra i quali sinteticamente rilevo:

 1)    Ottimizzare la turnazione del personale con il miglioramento del servizio su tutto il territorio metropolitano non essendoci più la distinzione zona urbana o extra.

2)    Nuova gestione dell’orario evitando la sovrapposizione dei servizi ( vedi partenza contemporanea di corriere di ATP e trenino di Casella) e garantendo copertura e presenza sul territorio.

3)    Un solo titolo di viaggio che vuol dire un solo biglietto un solo abbonamento per tutti gli utenti, con un piano tariffario adeguato, senza cittadini di serie A e serie B. Oggi i residenti nei comuni della Provincia, come Campomorone, Serra Riccò, Sant’Olcese, Mignanego, per raggiungere il posto di lavoro o di studio devono sostenere il costo di due abbonamenti, con un’azienda pubblica unica si eviterebbe questa penalizzazione.

4)    Una manutenzione delle vetture unica senza costi aggiuntivi.

5)    Aree parcheggio bus e corriere uniche senza nuovi esborsi

6)    Un solo consiglio di amministrazione , un solo amministratore unico

7)    Garantire il posto di lavoro ai dipendenti

 In Norvegia esempi di fusione tra aziende pubbliche che gestiscono il trasporto ha prodotto ottimi risultati di gestione ed efficienza. Guardando in casa nazionale, anche la regione Abruzzo sta studiando una realtà del genere mentre a Padova questa direzione è stata appena assunta.

Se vinciamo questa scommessa il miglioramento della qualità del servizio incentiverà l’utenza.

ATPfotoAmt-Atp, bilancio in profondo rosso . Fra le partecipate quelle dei trasporti hanno i debiti più alti.

Il profondo rosso delle municipalizzate. Fra le aziende controllate dagli enti locali ( Comune, Regione e Provincia o quel che rimane dell’ente di Palazzo Spinola) le performance economiche peggiori sono ad appannaggio del settore trasporti. Amt e Atp infatti pur offrendo un servizio fondamentale e imprescindibile per la cittadinanza (visto che garantiscono il diritto alla mobilità) restano, per tutta una serie di cause (la cattiva gestione e la riduzione dei finanziamenti ministeriali in primis) le due aziende simbolo della voragine che oggi sono diventate molte municipalizzate. Non passa anno, infatti, che sia Amt sia Atp non finiscano nell’occhio del ciclone e non abbiano bilanci in passivo. Ma se un tempo gli enti pubblici ripianavano, ogni volta, le perdite, adesso, fra spending review, patto di stabilità e riduzione delle risorse è sempre più difficile far fronte agli ammanchi. Amt, inserita in un percorso di recupero del debito, grazie ai sacrifici dei lavoratori e a una contribuzione extra del Comune, vanta un buco di circa sette milioni di euro. Mentre Atp, che al momento è in regime di concordato bianco (un percorso giuridico fatto insieme al tribunale che congela i debiti con i creditori e taglia gli stipendi ai lavoratori) ha un passivo di circa cinque milioni. Pochi “spiccioli”, se comparato ad altri colassi come l’Atac di Roma. Ma buchi di bilancio comunque capaci di portare sull’orlo del fallimento le due aziende.
Ma se una parte importante del problema è la riduzione dei fondi nazionali al sistema del trasporto pubblico, con tagli consistenti e annuali a un comparto strategico. Non bisogna dimenticare che anche le cattive gestioni delle aziende, gli investimenti sbagliati e gli sprechi hanno fatto la loro parte in questo vero e proprio disastro. Anni e anni di scelte discutibili (se non proprio folli) acquisti incauti, che poi sono stati sistematicamente pagati dagli utenti, con aumenti dei titoli di viaggio e tagli alle corse, e dai dipendenti, con riduzioni di stipendio, utilizzo di ammortizzatori sociali, riduzione del personale e intervento sulle turnazioni di lavoro.
Per Amt, fra le operazioni che non hanno certo aiutato l’azienda a stare in equilibrio di bilancio, si potrebbero citare, solo per fare degli esempi recenti, la scissione da Ami e la sua parziale privatizzazione, con l’arrivo della francese Transdev, che poi ha lasciato l’azienda, portandosi via (legalmente e come da contratto) parecchi milioni di euro. Alla fine è toccato al Comune tirare fuori i soldi necessari a non far fallire l’azienda. Ma anche i lavoratori hanno fatto la loro parte. E oggi gli autisti dopo tanti sacrifici, si trovano di fronte a un nuovo spettro del fallimento e una serie di multe da pagare per lo sciopero selvaggio di novembre (nato dal mancato rispetto degli accordi da parte di Palazzo Tursi).
Per Atp, invece, in questi ultimi anni non sono mancati gli sprechi e le consulenze da migliaia di euro. Per il primo caso si possono citare la fornitura di bus acquistata dalla Valle D’Aosta e rimasta in rimessa perché inutilizzabile. Sul fronte delle consulenze, invece, il nostro giornale ha dato conto di spese legali esterne piuttosto alte anche nella fase immediatamente precedente al concordato bianco, quando l’azienda di trasporti provinciali viveva già una situazione drammatica. Adesso con lo spettro del congelamento dell’Agenzia unica di trasporto regionale sia Amt sia Atp rischiano grosso. E Massimiliano Tovo (nella foto), assessore ai Trasporti di Sant’Olcese propone di fonderle, nel caso la legge regionale fosse inapplicabile. «Visto che presto nascerà la città metropolitana – precisa Tovo – sarebbe assurdo che a Genova il trasporto fosse gestito da due aziende pubbliche». 

Corriere Mercantile, domenica 3o marzo 2014

ATPfotoÈ stato raggiunto ieri in Regione l’accordo con i cinque comuni azionisti di ATP per stanziare 600.000 euro necessari ad evitare il fallimento dell’azienda di TPL. Un’intesa che garantisce il carattere pubblico dell’azienda e pone un altro tassello volto a salvarla.

I 600.000 euro che i Comuni costieri di Chiavari, Lavagna, Rapallo, Sestri Levante, Santa Margherita si sono impegnati a versare si aggiungono ai 300.000 derivanti dal progetto delle aree interne che prevede la valorizzazione delle valli del genovesato , ai 4,5 milioni di euro in arrivo dalla Provincia di Genova e garantiti, per circa 3 milioni  dalla vendita a Filse dell’immobile di via Assarotti di proprietà della Provincia, dove ha sede attualmente il Provveditorato agli studi. Senza dimenticare gli ulteriori finanziamenti derivanti dall’aumento del 10% per i Comuni interni, tra i quali anche  Sant’Olcese sempre in prima linea  per salvare l’azienda di trasporto pubblico locale. Un aumento che prevede una maggiorazione della quota di compartecipazione all’accordo di programma, portando il contributo annuo oltre i 40.000 euro. Un impegno formale indirizzato a garantire il servizio di trasporto pubblico per i nostri cittadin.

Ora si guarda al piano di risanamento concordato che dovrà essere presentato entro il 7 aprile al Tribunale e  solo allora si potrà comprendere il futuro di ATP.

Apprezzo ancora una volta l’impegno della Regione Liguria e di tutte le parti coinvolte nel processo per la ristrutturazione aziendale, non concordo però  l’ulteriore aumento del biglietto, che inciderà sui cittadini e sulla disaffezione al servizio. Sono convinto che un buon piano industriale debba mirare anche all’incentivazione del servizio ATP; le politiche tariffarie adottate negli anni precedenti hanno dimostrato il contrario, anche perché all’aumento è sempre corrisposto un peggioramento della qualità del servizio erogato.

Con ieri si è tirato un respiro di sollievo, ma la strada è ancora lunga.