ATPfotoAmt-Atp, bilancio in profondo rosso . Fra le partecipate quelle dei trasporti hanno i debiti più alti.

Il profondo rosso delle municipalizzate. Fra le aziende controllate dagli enti locali ( Comune, Regione e Provincia o quel che rimane dell’ente di Palazzo Spinola) le performance economiche peggiori sono ad appannaggio del settore trasporti. Amt e Atp infatti pur offrendo un servizio fondamentale e imprescindibile per la cittadinanza (visto che garantiscono il diritto alla mobilità) restano, per tutta una serie di cause (la cattiva gestione e la riduzione dei finanziamenti ministeriali in primis) le due aziende simbolo della voragine che oggi sono diventate molte municipalizzate. Non passa anno, infatti, che sia Amt sia Atp non finiscano nell’occhio del ciclone e non abbiano bilanci in passivo. Ma se un tempo gli enti pubblici ripianavano, ogni volta, le perdite, adesso, fra spending review, patto di stabilità e riduzione delle risorse è sempre più difficile far fronte agli ammanchi. Amt, inserita in un percorso di recupero del debito, grazie ai sacrifici dei lavoratori e a una contribuzione extra del Comune, vanta un buco di circa sette milioni di euro. Mentre Atp, che al momento è in regime di concordato bianco (un percorso giuridico fatto insieme al tribunale che congela i debiti con i creditori e taglia gli stipendi ai lavoratori) ha un passivo di circa cinque milioni. Pochi “spiccioli”, se comparato ad altri colassi come l’Atac di Roma. Ma buchi di bilancio comunque capaci di portare sull’orlo del fallimento le due aziende.
Ma se una parte importante del problema è la riduzione dei fondi nazionali al sistema del trasporto pubblico, con tagli consistenti e annuali a un comparto strategico. Non bisogna dimenticare che anche le cattive gestioni delle aziende, gli investimenti sbagliati e gli sprechi hanno fatto la loro parte in questo vero e proprio disastro. Anni e anni di scelte discutibili (se non proprio folli) acquisti incauti, che poi sono stati sistematicamente pagati dagli utenti, con aumenti dei titoli di viaggio e tagli alle corse, e dai dipendenti, con riduzioni di stipendio, utilizzo di ammortizzatori sociali, riduzione del personale e intervento sulle turnazioni di lavoro.
Per Amt, fra le operazioni che non hanno certo aiutato l’azienda a stare in equilibrio di bilancio, si potrebbero citare, solo per fare degli esempi recenti, la scissione da Ami e la sua parziale privatizzazione, con l’arrivo della francese Transdev, che poi ha lasciato l’azienda, portandosi via (legalmente e come da contratto) parecchi milioni di euro. Alla fine è toccato al Comune tirare fuori i soldi necessari a non far fallire l’azienda. Ma anche i lavoratori hanno fatto la loro parte. E oggi gli autisti dopo tanti sacrifici, si trovano di fronte a un nuovo spettro del fallimento e una serie di multe da pagare per lo sciopero selvaggio di novembre (nato dal mancato rispetto degli accordi da parte di Palazzo Tursi).
Per Atp, invece, in questi ultimi anni non sono mancati gli sprechi e le consulenze da migliaia di euro. Per il primo caso si possono citare la fornitura di bus acquistata dalla Valle D’Aosta e rimasta in rimessa perché inutilizzabile. Sul fronte delle consulenze, invece, il nostro giornale ha dato conto di spese legali esterne piuttosto alte anche nella fase immediatamente precedente al concordato bianco, quando l’azienda di trasporti provinciali viveva già una situazione drammatica. Adesso con lo spettro del congelamento dell’Agenzia unica di trasporto regionale sia Amt sia Atp rischiano grosso. E Massimiliano Tovo (nella foto), assessore ai Trasporti di Sant’Olcese propone di fonderle, nel caso la legge regionale fosse inapplicabile. «Visto che presto nascerà la città metropolitana – precisa Tovo – sarebbe assurdo che a Genova il trasporto fosse gestito da due aziende pubbliche». 

Corriere Mercantile, domenica 3o marzo 2014

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