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Salviamo Carlo FeliceOggi, a distanza di quasi due anni, ripropongo un mio intervento che fu pubblicato sulle pagine de Il Secolo XIX sull’opportunità reale di salvare il Teatro dell’Opera Carlo Felice di Genova. Gli elementi qui contenuti li considero ancora attuali, ma lascio a voi dedite conclusioni.

“Comprendo la drammatica situazione  dei lavoratori del teatro Carlo Felice garantisco il mio impegno personale per trovare una soluzione definitiva e duratura alle prospettive occupazionali. Anche in tempi di crisi è importante tornare a investire nelle iniziative culturali attraverso misure in controtendenza  alle politiche di contrazione promosse dagli attuali governi e invito a questo proposito a guardare cosa succede sia in Francia sia in Germania.

Il Carlo Felice è un gioiello che appartiene al patrimonio della “nazione cultura” senza confini geopolitici-geografici, dove la musica è la lingua universale che unisce e non divide.  Siamo davanti a una sfida che non può esaurirsi nella semplice adozione di vecchi modelli. L’evoluzione profonda della società, caratterizzata dalla globalizzazione, ci obbliga a un atto di coraggio e di media lunga visione. Gli effetti della Great Recession si abbattono purtroppo anche sulla Cultura, attraverso una selvaggia politica di tagli, ritenuta troppo spesso come “un pozzo senza fondo” destinato a risucchiare risorse invece di produrne.

Se si continua con atteggiamenti di indifferenza nei confronti dell’altissimo valore della cultura e le drastiche riduzioni di finanziamenti si rischia di compromettere la futura attività, non solo sotto il profilo produttivo ma anche qualitativo.

Serve invece cambiare rotta inaugurando con coraggio nuove vie che sappiano delineare un nuovo processo culturale dove il Carlo Felice possa essere inserito nelle strategie tracciate dal piano Europa 2020.

Il Carlo Felice va incluso in una complessa offerta culturale, nell’ottica di un nuovo modello di crescita, dove la cultura è intesa anche come produzione e occasione di lavoro. Si è perso troppo tempo? Per me non è mai troppo tardi. Dobbiamo vincere questa scommessa superando gli sterili dibattiti circa il ruolo e la responsabilità del pubblico e del privato nell’investire nella Cultura. Serve oggi più che mai l’unione tra chi vuole fare, non si vince sostenendo la divisione dei ruoli tra pubblico e privato. Salvare e rilanciare il Carlo Felice è una responsabilità che appartiene a tutti: la sconfitta si può evitare tenendo lontano criteri o atteggiamenti che non sono utili a nessuno.

Sia per il pubblico che per il privato esiste una responsabilità congiunta nella salvaguardia del patrimonio culturale e insostituibile del Carlo Felice: ma è soprattutto una realtà viva che deve continuare a costituirsi ed evolvere ogni giorno, tanto più la nostra inventiva e intelligenza è all’altezza del passato da cui si alimenta.

Guardiamo al Carlo Felice non come ad un problema ma come ad un’opportunità senza esitazioni: liberiamoci delle vecchie incrostazioni mentali. Non si può più procedere affrontando periodicamente la realtà dell’Ente lirico esclusivamente come problematiche di bilancio, ma come perno di un’offerta culturale di cui la nostra città è in grado di poter realizzare. Il Carlo Felice è una delle tante risorse della nostra città, ma servono strategie che sappiano vincere la miopia culturale ed economica di una politica troppo arretrata  per dare una risposta da tempo attesa”

9 novembre 2012

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ANNUNCIO E DIETROFONT IN DUE GIORNI.

TOVO: ” NON CI HANNO AVVERTITI”

ATP PASTContrordine passeggeri. Ha tutta l’aria di essere un vero e proprio pasticcio, la vicenda del nuovo orario cambiato all’ultimo momento e altrettanto velocemente ritirato sulla linea E dei pulman ATP che attraversano Sant’Olcese e Serra Riccò. Nei giorni scorsi infatti,(mercoledì e giovedì) agli utenti dei bus azzurri che viaggiano su quella tratta è stato distribuito direttamente sulle corriere un nuovo orario in vigore da oggi. Quindi con un margine piuttosto ristretto. Ma quella stessa comunicazione, già il giorno dopo, (venerdì pomeriggio) non era più valida. Quindi oggi ( e nei prossimi giorni) tutto resta come prima. Se qualcuno non ci avesse capito gran che, oltre a essere ampiamente giustificato,potrebbe provare a seguire il racconto dell’assessore ai Trasporti di sant’Olcese Massimiliano Tovo, che tenta di ricostruire la vicenda. “Da qualche tempo si parla di spostare il capolinea della linea E di ATP dai portici adiacenti a Nostra Signora della Neve al Giro del Vento sempre a Bolzaneto – spiega Tovo- Un trasloco ritenuto necessario dopo le proteste di alcuni abitanti. Ma questa decisione presenta due problemi fondamentali. Per prima cosa, in questo modo, si allungano il percorso e i tempi di percorrenza. E visto che i lavoratori di ATP non possono fare straordinario, a seguito della situazione di crisi dell’azienda, si rischia seriamente che alcune corse saltino. E poi noi , come Comune di Sant’Olcese ( ma anche l’amministrazione di Serra Riccò) abbiamo un accordo di programma con ATP e queste decisioni devono essere prese insieme. Invece il cambiamento è stato fatto in modo unilaterale. Dopo le nostre proteste l’azienda è tornata sui propri passi. Anche se il percorso si allunga vorremmo capire chi è che paga quei chilometri in più, visto che riguardano il Comune di Genova”.

Diego Curcio

Pubblicato sulle pagine de Il Corriere Mercantile, 20 Aprile 2014

atpAttenzione vi comunico che le modifiche annunciate da ATP per le linee del Gruppo E Bolzaneto- Piccarello – Sant’Olcese che avrebbero dovuto iniziare a partire dal 20 aprile 2014, NON ENTRERANNO IN VIGORE. Per tanto gli orari e il servizio rimarrà quello attualmente in vigore . Quindi attenzione non cambia né il capolinea né l’orario.

Considerata l’importanza dell’avviso vi invito a diffondere con il massimo interesse la presente comunicazione.

prezzoIl Consiglio Amministrativo di ATP impone un nuovo aumento per tutti i viaggiatori a partire dal 1 maggio.

Non condivido nel modo più assoluto queste nuove determinazioni che appartengono a politiche aziendali che hanno già dimostrato la loro totale inefficacia. Non si salva così l’azienda! Mi ero già espresso contrario, durante gli ultimi incontri con il prefetto di Genova, a un’ipotesi di un nuovo aumento del 10% sul prezzo del biglietto ATP. Stamattina sfogliando le pagine dei giornali scopro che a partire dal 1 maggio ATP emetterà una nuova bigliettazione con un aumento previsto del 20%, doppio quindi alle proposte che si profilavano nelle ultime riunioni.

Questa scelta aziendale la reputo inaccettabile in un momento storicamente difficile sia sotto il profilo sociale che economico. I nostri cittadini sono già sottoposti agli effetti di una crisi che sta segnando drammaticamente gli usi e costumi quotidiani, non necessitano di nuove difficoltà. Una scelta, quella di ATP,  che penalizza nuovamente in modo particolare i cittadini che vivono nell’entroterra: è questo il benvenuto che segna l’avvento della città metropolitana?

Questo aumento che porterà il biglietto vicino al costo di 2 euro ( per l’esattezza passerà dagli attuali 1.50 a 1,80), per non parlare degli abbonamenti che toccheranno quota fino a  50 euro è una soluzione indecente e irricevibile. I precedenti piani aziendali che hanno portato a una maggiorazione dei titoli di viaggi corrispettivamente a una razionalizzazione del servizio ha causato tra il 2010 e 2012 la perdita di 2 milioni di passeggeri. Se si procede con la scelta ancora una volta di incidere sul prezzo del biglietto, sono convinto che le somme attese dalla vendita dei biglietti sarà smentita dalle cifre reali che indicheranno nuovi cali dell’utenza.

Nei giorni scorsi ho fatto una proposta per salvare il trasporto pubblico locale,la ripropongo invitandovi a rispondere al sondaggio. (Un Holding per salvare il TPL: fusione tra AMT-ATP e Genova Parcheggi)

Salvare il trasporto pubblico locale è una priorità assoluta ma rincorrendo scelte che hanno già dimostrato il loro fallimento, si rischia di fare un buco nell’acqua. #Sapevatelo gente…

 

Leggi anche ATP: nuovo aumento del biglietto? Proposta socialmente indecente e irricevibile

 

ATPfotoSe la legge sull’agenzia unica regionale non dovesse sbloccarsi è facile prevedere conseguenze tragiche per tutto il settore del trasporto pubblico locale. Il momento è davvero drammatico e il caso Genova assume una connotazione sula quale occorre intervenire assumendo criteri lungimiranti e non più dettati dall’urgenza.

AMT e ATP sono due aziende pubbliche entrambi in situazione di affanno. Lo stop sul bacino unico regionale evidenzia maggiormente lo stato di criticità; le istituzioni genovesi sono obbligate a ragionare sull’elaborazione di una nuova soluzione che consenta di salvare il trasporto pubblico locale.

Non è più il tempo di attendere e di perseguire. La politica del rinvio ha già troppo destabilizzato il quadro genovese.

Ritengo che per Genova sia arrivato il momento delle scelte soprattutto, se orientate a prendere atto delle trasformazioni. Tra pochi mesi, a seguito del decreto Delrio, Genova cesserà di essere Provincia per diventare città metropolitana. Nell’arco di questa riforma si devono osservare obblighi ma soprattutto si devono studiare strategie innovative per cogliere opportunità e sviluppo. È assurdo alla luce di questi eventi (la nascita della città metropolitana e le difficoltà sull’agenzia unica regionale per il TPL) ragionare ancora su due società pubbliche per il trasporto; Genova diventerà città metropolitana e dovremo pensare non più in termini di confini provinciali ma di un territorio metropolitano eliminando le distinzioni tra urbano e suburbano. È irrazionale continuare a sostenere la necessità di due aziende per il Tpl su un unico territorio metropolitano: dopo aver applicato un piano industriale per salvare le due aziende, si dovrà operare per una fusione tra AMT e ATP. Se siamo un’unica realtà metropolitana è inutile gestire su due aziende le già inadeguate risorse economiche, occorre trovare il coraggio di procedere.

Naturalmente serve un piano industriale serio per salvare le due aziende e solo dopo occorre prevedere la nascita di un nuovo soggetto d’impresa attraverso la fusione di AMT e ATP, magari creando un Holding per il trasporto pubblico locale con attività connesse includendo Genova Parcheggi.

 Questa fusione consentirebbe di sfruttare economie di scala e di scopo, congiunte a talune attività comuni e di attuare politiche di contenimento della spesa pubblica attraverso una riduzione dei costi ed un incremento dei benefici, tra i quali sinteticamente rilevo:

 1)    Ottimizzare la turnazione del personale con il miglioramento del servizio su tutto il territorio metropolitano non essendoci più la distinzione zona urbana o extra.

2)    Nuova gestione dell’orario evitando la sovrapposizione dei servizi ( vedi partenza contemporanea di corriere di ATP e trenino di Casella) e garantendo copertura e presenza sul territorio.

3)    Un solo titolo di viaggio che vuol dire un solo biglietto un solo abbonamento per tutti gli utenti, con un piano tariffario adeguato, senza cittadini di serie A e serie B. Oggi i residenti nei comuni della Provincia, come Campomorone, Serra Riccò, Sant’Olcese, Mignanego, per raggiungere il posto di lavoro o di studio devono sostenere il costo di due abbonamenti, con un’azienda pubblica unica si eviterebbe questa penalizzazione.

4)    Una manutenzione delle vetture unica senza costi aggiuntivi.

5)    Aree parcheggio bus e corriere uniche senza nuovi esborsi

6)    Un solo consiglio di amministrazione , un solo amministratore unico

7)    Garantire il posto di lavoro ai dipendenti

 In Norvegia esempi di fusione tra aziende pubbliche che gestiscono il trasporto ha prodotto ottimi risultati di gestione ed efficienza. Guardando in casa nazionale, anche la regione Abruzzo sta studiando una realtà del genere mentre a Padova questa direzione è stata appena assunta.

Se vinciamo questa scommessa il miglioramento della qualità del servizio incentiverà l’utenza.

ATPfotoAmt-Atp, bilancio in profondo rosso . Fra le partecipate quelle dei trasporti hanno i debiti più alti.

Il profondo rosso delle municipalizzate. Fra le aziende controllate dagli enti locali ( Comune, Regione e Provincia o quel che rimane dell’ente di Palazzo Spinola) le performance economiche peggiori sono ad appannaggio del settore trasporti. Amt e Atp infatti pur offrendo un servizio fondamentale e imprescindibile per la cittadinanza (visto che garantiscono il diritto alla mobilità) restano, per tutta una serie di cause (la cattiva gestione e la riduzione dei finanziamenti ministeriali in primis) le due aziende simbolo della voragine che oggi sono diventate molte municipalizzate. Non passa anno, infatti, che sia Amt sia Atp non finiscano nell’occhio del ciclone e non abbiano bilanci in passivo. Ma se un tempo gli enti pubblici ripianavano, ogni volta, le perdite, adesso, fra spending review, patto di stabilità e riduzione delle risorse è sempre più difficile far fronte agli ammanchi. Amt, inserita in un percorso di recupero del debito, grazie ai sacrifici dei lavoratori e a una contribuzione extra del Comune, vanta un buco di circa sette milioni di euro. Mentre Atp, che al momento è in regime di concordato bianco (un percorso giuridico fatto insieme al tribunale che congela i debiti con i creditori e taglia gli stipendi ai lavoratori) ha un passivo di circa cinque milioni. Pochi “spiccioli”, se comparato ad altri colassi come l’Atac di Roma. Ma buchi di bilancio comunque capaci di portare sull’orlo del fallimento le due aziende.
Ma se una parte importante del problema è la riduzione dei fondi nazionali al sistema del trasporto pubblico, con tagli consistenti e annuali a un comparto strategico. Non bisogna dimenticare che anche le cattive gestioni delle aziende, gli investimenti sbagliati e gli sprechi hanno fatto la loro parte in questo vero e proprio disastro. Anni e anni di scelte discutibili (se non proprio folli) acquisti incauti, che poi sono stati sistematicamente pagati dagli utenti, con aumenti dei titoli di viaggio e tagli alle corse, e dai dipendenti, con riduzioni di stipendio, utilizzo di ammortizzatori sociali, riduzione del personale e intervento sulle turnazioni di lavoro.
Per Amt, fra le operazioni che non hanno certo aiutato l’azienda a stare in equilibrio di bilancio, si potrebbero citare, solo per fare degli esempi recenti, la scissione da Ami e la sua parziale privatizzazione, con l’arrivo della francese Transdev, che poi ha lasciato l’azienda, portandosi via (legalmente e come da contratto) parecchi milioni di euro. Alla fine è toccato al Comune tirare fuori i soldi necessari a non far fallire l’azienda. Ma anche i lavoratori hanno fatto la loro parte. E oggi gli autisti dopo tanti sacrifici, si trovano di fronte a un nuovo spettro del fallimento e una serie di multe da pagare per lo sciopero selvaggio di novembre (nato dal mancato rispetto degli accordi da parte di Palazzo Tursi).
Per Atp, invece, in questi ultimi anni non sono mancati gli sprechi e le consulenze da migliaia di euro. Per il primo caso si possono citare la fornitura di bus acquistata dalla Valle D’Aosta e rimasta in rimessa perché inutilizzabile. Sul fronte delle consulenze, invece, il nostro giornale ha dato conto di spese legali esterne piuttosto alte anche nella fase immediatamente precedente al concordato bianco, quando l’azienda di trasporti provinciali viveva già una situazione drammatica. Adesso con lo spettro del congelamento dell’Agenzia unica di trasporto regionale sia Amt sia Atp rischiano grosso. E Massimiliano Tovo (nella foto), assessore ai Trasporti di Sant’Olcese propone di fonderle, nel caso la legge regionale fosse inapplicabile. «Visto che presto nascerà la città metropolitana – precisa Tovo – sarebbe assurdo che a Genova il trasporto fosse gestito da due aziende pubbliche». 

Corriere Mercantile, domenica 3o marzo 2014

ATPfotoÈ stato raggiunto ieri in Regione l’accordo con i cinque comuni azionisti di ATP per stanziare 600.000 euro necessari ad evitare il fallimento dell’azienda di TPL. Un’intesa che garantisce il carattere pubblico dell’azienda e pone un altro tassello volto a salvarla.

I 600.000 euro che i Comuni costieri di Chiavari, Lavagna, Rapallo, Sestri Levante, Santa Margherita si sono impegnati a versare si aggiungono ai 300.000 derivanti dal progetto delle aree interne che prevede la valorizzazione delle valli del genovesato , ai 4,5 milioni di euro in arrivo dalla Provincia di Genova e garantiti, per circa 3 milioni  dalla vendita a Filse dell’immobile di via Assarotti di proprietà della Provincia, dove ha sede attualmente il Provveditorato agli studi. Senza dimenticare gli ulteriori finanziamenti derivanti dall’aumento del 10% per i Comuni interni, tra i quali anche  Sant’Olcese sempre in prima linea  per salvare l’azienda di trasporto pubblico locale. Un aumento che prevede una maggiorazione della quota di compartecipazione all’accordo di programma, portando il contributo annuo oltre i 40.000 euro. Un impegno formale indirizzato a garantire il servizio di trasporto pubblico per i nostri cittadin.

Ora si guarda al piano di risanamento concordato che dovrà essere presentato entro il 7 aprile al Tribunale e  solo allora si potrà comprendere il futuro di ATP.

Apprezzo ancora una volta l’impegno della Regione Liguria e di tutte le parti coinvolte nel processo per la ristrutturazione aziendale, non concordo però  l’ulteriore aumento del biglietto, che inciderà sui cittadini e sulla disaffezione al servizio. Sono convinto che un buon piano industriale debba mirare anche all’incentivazione del servizio ATP; le politiche tariffarie adottate negli anni precedenti hanno dimostrato il contrario, anche perché all’aumento è sempre corrisposto un peggioramento della qualità del servizio erogato.

Con ieri si è tirato un respiro di sollievo, ma la strada è ancora lunga.

atpCon una lettera inviata al Commissario straordinario della Provincia di Genova, Giuseppe Piero Fossati, il Comune di Sant’Olcese come le altre amministrazioni hanno manifestato l’intenzione formale di partecipare all’Accordo di Programma per ATP, come era stato concordato nell’incontro promosso dal Prefetto di Genova.

Un impegno, che abbiamo voluto assumerci in favore di ATP, dei suoi lavoratori e soprattutto degli utenti che rischiano di vedersi privati del servizio di trasporto pubblico locale, se il piano industriale non dovesse superare l’esame del tribunale del fallimento. Desidero precisare, senza creare illusioni e aspettative più del dovuto, che la lettera firmata dal sottoscritto e dal Sindaco di Sant’Olcese, Angelo Cassissa, è un documento che manifesta un carattere intenzionale in misura e in ragione alle proprie disponibilità di cassa, che dovranno essere assunte nell’atto ufficiale  dell’Accordo di Programma e recepito dal Consiglio Comunale. Non è nell’esercizio dei nostri poteri siglare oggi un protocollo senza conoscere l’entità del bilancio 2014, come del resto assumere provvedimenti che spetteranno probabilmente alla prossima Giunta, considerata l’imminente scadenza del mandato elettorale; ma non abbiamo voluto sottrarci alla nostra responsabilità per intervenire, nei modi consentiti anche dalla legge, al fine di salvare ATP. In questa difficile situazione non vogliamo escludere ogni possibile soluzione, anche se, devo essere sincero possono apparire talvolta inique.

 

 

Testo della lettera inviata

 In riscontro alla vostra nota  protocollo 3788/14 inviata in data 14/01 con oggetto accordo di programma TPL, ricevuta a seguito dell’incontro del 11 dicembre 2013 e quello del 13 gennaio 2014 tenutesi presso la Prefettura di Genova, si conferma come già manifestato in occasione di suddetti   confronti, l’intenzione formale di  questa amministrazione di aderire al piano in favore di ATP , in misura e in ragione alle proprie disponibilità.

Il Sindaco  Angelo Cassissa,    Assessore  ai Trasporti Massimiliano Tovo                                                                                    

atpLe difficoltà per il piano di restauro aziendale di ATP non mancano,anzi sembrano aumentare gli ostacoli. I Comuni serviti dall’azienda provinciale di trasporto pubblico, impegnati da anni per fronteggiare la crisi che sta colpendo il settore, sono tra l’incudine e il martello, con la richiesta di nuovi sacrifici e proposte di ricette già sperimentate per azioni che lasciano con il sorriso amaro e poche certezze.

È estremamente difficile dire se il piano aziendale che ATP sta studiando consentirà di salvarsi e assicurare un futuro migliore evitando il definitivo fallimento. Il clima è tutt’altro che rassicurante, è le preoccupazioni tendono a salire con note anche di rassegnazione.

L’incontro che abbiamo avuto ieri in Provincia, convocato dal Prefetto di Genova, non ha lasciato margini di speranza; i contenuti della relazione che il Prefetto di Genova ha presentato nel corso della sua esposizione, hanno sottolineato tutte le criticità che da tempo conosciamo, con scadenze importanti che dovranno essere osservate altrimenti non sarà più possibile salvare ATP.

Il prossimo 8 febbraio scade il termine per presentare il piano industriale come richiesto dal tribunale che sta monitorando il fallimento.

Le linee guida, sintetiche e approssimative del piano aziendale per il biennio 2014/2015 che mirano a una ricapitalizzazione del debito, si sviluppano essenzialmente su due direttrici: aumentare i ricavi e diminuire i costi. Per i ricavi si prevede un aumento dei biglietti, degli abbonamenti, delle sanzioni amministrative e una dura lotta all’evasione; mentre sul piano dei costi coinvolge i contratti di locazione, manutenzione e nota dolente i lavoratori.

Sinceramente, come ho avuto modo di affermare nel corso della riunione, questo intendimento, che nel modo e metodo che ci è stato presentato appare solo come una bozza priva di numeri sostanzialmente valutabili, presenta una ricetta che conosciamo, e un film già visto le cui soluzioni derivabili mi lasciano molte riserve e perplessità.

Sì perché l’unica novità rispetto ai precedenti piani industriali riguarda la diminuzione dello stipendio dei dipendenti; gli altri elementi hanno dimostrato la totale inefficacia , e sotto certi aspetti hanno alimentato ulteriormente lo stato di crisi. In questi anni la qualità del servizio erogato da ATP si  è verticalmente ridotta: parallelamente all’aumento tariffario del titolo del  viaggio (biglietto o abbonamento) è stato corrisposta una razionalizzazione che ha indotto un numero significativo di utenti ad abbondanare la azienda ricorrendo ad altre tipologie di trasporto che spesso e volentieri corrispondono con un mezzo privato. Guardando i dati visibili sul sito web di ATP si riscontra che nel 2010 l’azienda aveva servito circa 10 milioni di viaggiatori, nel 2012 due anni dopo, inseguito alle politiche gestionali dei nuovi piani industriali, il crollo del bacino degli utenti segnava la perdita di due milioni di viaggiatori. Numeri che parlano da soli, non comprendo l’ostinazione con la quale si sta procedendo.

I Comuni, come Sant’Olcese, si assumeranno la loro responsabilità per salvare ATP, anche se ed è doveroso sottolinearlo non è loro competenza correggere i gravi errori amministrativamente commessi: l’aumento del 10% in più nella quota di compartecipazione all’accordo di programma richiederà nuovi sacrifici, affrontando tra l’altro i vincoli del patto di stabilità, ma mi chiedo se il gioco varrà la candela. In parole povere non vogliamo buttare altri soldi dalla finestra, per un’azienda, che considerate le attuali condizioni, difficilmente si salverà. O cambia l’attenzione a livello nazionale o attenuanti non esistono.

ATPfotoAnno nuovo, politica vecchia. Incettabile, in un momento economicamente critico, proporre un ennesimo aumento del biglietto per le corriere di ATP.  Sentirsi dire che aumentare il costo del biglietto è una scelta inevitabile per salvare ATP, è paradossale quanto allarmante. Definirla come la sorpresa di Natale o il carbone della befana, chiamatelo pure come credete, ma è una scelta che va respinta al mittente al quale chiediamo un cambio di marcia effettivo, invece di seguire ricette che prescrivono cure sbagliate e inefficaci se non nocive.

Le dichiarazioni che emergono in questi giorni dimostrano l’assunzione a politiche vecchie, usurate che hanno dimostrato il loro totale fallimento, e hanno prodotto la sterilità  assoluta se non addirittura risultati opposti agli annunci e assicurazioni che ci erano stati presentati e garantiti Sostenere  l’adozione di questa tipologia industriale non è  razionalmente accettabile.

Le politiche tariffarie imposte in questi ultimi due anni hanno favorito la disaffezione degli utenti, che sono scesi da 10 milioni di viaggiatori del 2010 agli 8 milioni del 2012. Inaccettabile, quindi, il nuovo aumento del biglietto per gli utenti ATP, magari solo per incrementare i bilanci di previsione, che irresponsabilmente invece di salvare l’azienda ne determinerebbero il sicuro fallimento. Non si può fare il conto senza l’oste, e occorre denunciare il rischio elevatissimo di spegnere ogni esile speranza volto a salvare ATP.

Il nuovo piano industriale che attendiamo di conoscere verte quindi sui tagli agli autisti, l’aumento del prezzo del biglietto, l’aumento della quota di compartecipazione dei Comuni, e magari una nuova razionalizzazione delle corse? Film già visti, dei quali purtroppo conosciamo già il triste finale.