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Non so perché ma stamattina mentre mi allenavo in palestra (prima di andare in ufficio, abitudine quotidiana e assodata), sono affiorati ricordi legati ai primi giorni universitari, in particolar modo alcune parole che furono dette dal Professor Franco Croce Bermonti. A onor del vero, quelle parole pronunciate da un grande cattedratico che ha formato più generazioni, non mi hanno mai abbandonato e sono diverse le circostanze in cui le ricordo. Oggi le voglio condividere pubblicamente in questo spazio virtuale. Un episodio vissuto più di vent’anni fa. Era la prima lezione universitaria di letteratura italiana; si teneva nell’aula magna di Via Balbi presso la facoltà di lettere. L’aula era gremita e non tutte le matricole riuscirono a entrare. franco_croce2Croce entrò in aula con sicurezza e non nascondo che la sua figura, anche grazie alle leggende che lo precedevano, trasmetteva soggezione. Salì sulla pedana, scrutò da cima a fondo le presenze, sorrise e iniziò a concedersi al microfono. Furono due ore di introduzione sul programma dell’anno accademico, ma non posso dimenticare quando il professor Croce si rivolse a noi giovani studenti chiedendoci ” perché avete scelto  di iscrivervi alla Facoltà di Lettere?”; poi disse in tono autorevole ” vi avviso non è remunerativa, offre pochi sbocchi professionali ve lo dico perché siete ancora in tempo per cambiare facoltà. All’inizio di ogni anno siete un esercito ma in fondo al percorso arrivano in pochi, e quei pochi sappiano sin d’ora che a differenza di altre facoltà, lettere non offre molte realtà lavorative, quindi fate attenzione a non scegliere la strada per la disoccupazione”. ” Se avete scelto lettere per avere un lavoro dopo la laurea avete sbagliato percorso. Se avete scelto lettere per avere un titolo di studio in tasca, andate subito a lavorare, questo non vi servirà a nulla. ” Insomma, tra le prime timide risate iniziava a diffondersi un sentimento di scoraggiamento. Ma quanta forza trasmise quando a un certo punto, dopo aver presentato un quadro non incoraggiante, disse “Mi rivolgo ai pochi eletti che un giorno saranno professori nei licei, nelle scuole di ogni ordine e grado, se questa è la vostra meta avete scelto giusto, con la consapevolezza che le cattedre non sono milioni. Ma dico a voi! A voi che vi laureerete in lettere, sappiate che avrete una missione esistenziale per tutta la vita. A voi che diventerete dottori in lettere. Voi sarete un giorno SACERDOTI DEL SACRO TEMPIO DELLA LETTERATURA. Non potrete mai dimenticare questa vostra ordinazione. Questo crisma è una responsabilità. Ecco, se vi sentite pronti a entrare in questo sacro tempio, le porte per voi siano aperte altrimenti uscite ora che potete.”  Quelle parole  segnarono la mia iniziazione ancestrale al grande mistero della letteratura. Rimasi toccato da quell’intervento che prese forma come un’opera scultorea che oggi il museo  della mia memoria custodisce intimamente.

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atpGuardando al piano industriale che ATP sta elaborando per evitare il fallimento nel 2014, non posso non   manifestare dubbi  sulla possibile entrata di un socio privato, soprattutto su come viene gestita questa partita. Non si può mirare ad un piano industriale unicamente studiato per svendere una parte dell’azienda. L’obiettivo primario è salvare il trasporto pubblico locale, tutelando gli interessi dei lavoratori e dei cittadini.  Stop, quindi,  alle tentazioni di offrire ATP a realtà private facendo credere che questa sia l’unica alternativa possibile.

L’urgenza del piano industriale 2014 per ATP  deve avere come obiettivo unico quello di salvare l’azienda, poi si potrà anche considerare l’ipotesi di cessione o di compartecipazione. Ma prima ancora di vendere ATP, si proceda, invece, alla fusione tra AMT e ATP in un’azienda unica del genovesato per il trasporto locale. Non ha alcun senso vendere prima ai privati e dopo procedere alla fusione. Non è un’operazione credibile. Sarebbe un ennesimo pasticciaccio all’italiana.

 Ripercorrendo la tormentata vicenda di ATP Tovo aggiungo anche che  i piani industriali presentati in questi anni, si sono rivelati inappropriati consegnando l’azienda a un continuo tenore tachicardico. La situazione è grave, va affrontata attraverso una presa di coscienza abbandonando schemi che sino ad oggi non hanno consentito nessun miglioramento.

Questa chiaramente è l’opinione di un assessore ai trasporti di un piccolo Comune, che cerca nei metodi consentiti e, per le competenze riconosciute, di adoperarsi al meglio per tutelare il suo territorio. Non dico di possedere il lume della verità, ma cerco solo modestamente di fare il mio lavoro.