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Palazzo Reale GenovaLa Cultura e il Turismo rappresentano un motore reale di crescita e di sviluppo per il futuro economico della nostra Regione: offrono un’opportunità unica in termini di nuova occupazione dove la specializzazione e l’innovazione dei settori garantiscono un surplus di applicazioni.

La Regione Liguria si deve fare interprete attivo di una nuova politica in ambito culturale-turistico cogliendo le opportunità offerte dallo scenario nazionale (Legge Bray 2013, Legge Franceschini 2014) e dal nuovo ambito europeo e internazionale . L’apatia che ha colmato il settore culturale deve cedere il posto a una nuova audace primavera.

Si promuovano strumenti estremamente innovativi che consentano l’inaugurazione dell’industria della cultura.

Le istituzioni devono ispirare una nuova stagione imprenditoriale sostenendo il coinvolgendo nel processo di trasformazione il pubblico, le imprese, le associazioni di settore,le organizzazioni non-profit, attivando una filiera produttiva della cultura. Una forte integrazione tra le attività del settore culturale e quelle dei settori connessi (turismo in primo luogo ma non solo) costituisce il cardine della strategia e valorizza una rete non più in contrapposizione (teatri, musei, gallerie,beni culturali) ma unita nel perseguire un obbiettivo di crescita fondato sulla produzione della cultura. Maggiori saranno le interconnessioni, maggiori saranno gli impatti economici che sarà possibile generare.

Senza timore occorre prendere spunto dalle grandi sfide che in altre realtà internazionali (Glasgow, Bilbao, Linz, Montreal,Liverpool, Manchester, Saint Louis, Rive Gauche Parigi)  hanno rappresentato un motivo di successo con risultati inimmaginabili  sia in termini di crescita economica sia in termini di valorizzazione del territorio.

Quindi partendo dalla sperimentazione del Grater London Council degli anni 70, Genova deve elaborare la sua prima, vera strategia per sostenere lo sviluppo culturale, ovvero deve realizzare un distretto culturale creativo per  rendere più efficiente ed efficace il processo di industrializzazione della cultura.

Si tratta di inaugurare una nuova metodologia che consenta a Genova di essere pioniere in un settore in via d’affermazione e in continua evoluzione .

Se negli ultimi anni si è parlato molto di distretto culturale evoluto,ricordando che in Italia su questo aspetto siamo ancora molto indietro, Genova può e deve unire le particolarità previste dalle logiche di questo progetto alle dinamiche offerte dall’informatica, dalla tecnologia e dal digitale. Lo streaming, l’avvento dello smart e “l’appizzazione” che si possono applicare costituiscono una nuova potenzialità economica tutta da esplorare e sostenere.

Il Carlo Felice rappresenta un naturale asset pregiato, secondo le leggi dei distretti culturali,sul quale si può costruire un distretto ad hoc, sostenendo la complementarietà strategica tra filiere culturali differenti e settori produttivi diversi, dalle infrastrutture teatrali, ai servizi di accoglienza, dalle strutture ricettive al  commercio, artigianato.

Il Teatro lirico genovese rappresenta il perno sul quale costruire un piano operativo di distretto culturale creativo in grado di assicurare le attività connesse di una rete produttiva con le altre realtà teatrali, i musei, le gallerie, le fondazioni, l‘editoria e non solo. La nascita di un distretto culturale consente, soprattutto, di creare nuove fonti occupazionali tra produzione diretta e indotto. A Manchester sono stati creati circa 22 mila posti di lavoro, 10mila nel settore culturale e 12mila in quello turistico.

In questo modo possiamo, inoltre,  rifunzionalizzare e rivitalizzare il centro storico intervenendo soprattutto sulle aree urbane degradate e in crisi contrastando  i fenomeni negativi come la microcriminalità.

Se un’area urbana torna a produrre il suo tessuto sociale non può che riceverne benefici.

 

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“Facciamo una App del Carlo Felice: arie d’opera dalla vastissima audioteca del teatro, scaricabili su iPhone a qualche centesimo di euro. Non è solo una questione economica , ma di promozione culturale mondiale”: la proposta è di Massimiliano Tovo, segretario cittadino dell’Udc (e candidando alla presidenza della regione). Studia il Carlo Felice e la potenzialità culturali e turistiche di Genova da un po’ e soprattutto ha visitato l’audioteca del teatro, un patrimonio enorme, inaccessibile al pubblico.

“Al Carlo Felice sono conservate tutte le registrazioni di tutte le opere e tutti i concerti realizzati dalla sua rinascita –dice Tovo – allora perché non fare sistema, in questa città, e chiedere a un’azienda hi-tech o alla stessa Iit di mettere a punto un’App, un’applicazione Carlo Felice, grazie alla quale, su iTunes, in tutto il mondo, anche per pochi centesimi , si possano scaricare brani d’opera che sono risuonati su questo palcoscenico? Sarebbe un introito per il teatro e soprattutto una promozione formidabile”. Non si tratta di “tradire” l’opera italiana, secondo Tovo: “ma di solleticare il pubblico con incisioni storiche, tanto da portarlo qui”.

Immagina il Carlo Felice come il centro di un “distretto culturale creativo”, Tovo, messo in rete, ma centro indiscusso con tutte le altre realtà culturali della città, dai musei alle stesse vie del Centro storico. “Genova deve diventare come Manchester – spiega – negli anni ’90 ha creato, con il proprio distretto culturale, 22.000 posti di lavoro”

Michela Bompani

La Repubblica, Genova , 27 settembre 2014

Salviamo Carlo FeliceOggi, a distanza di quasi due anni, ripropongo un mio intervento che fu pubblicato sulle pagine de Il Secolo XIX sull’opportunità reale di salvare il Teatro dell’Opera Carlo Felice di Genova. Gli elementi qui contenuti li considero ancora attuali, ma lascio a voi dedite conclusioni.

“Comprendo la drammatica situazione  dei lavoratori del teatro Carlo Felice garantisco il mio impegno personale per trovare una soluzione definitiva e duratura alle prospettive occupazionali. Anche in tempi di crisi è importante tornare a investire nelle iniziative culturali attraverso misure in controtendenza  alle politiche di contrazione promosse dagli attuali governi e invito a questo proposito a guardare cosa succede sia in Francia sia in Germania.

Il Carlo Felice è un gioiello che appartiene al patrimonio della “nazione cultura” senza confini geopolitici-geografici, dove la musica è la lingua universale che unisce e non divide.  Siamo davanti a una sfida che non può esaurirsi nella semplice adozione di vecchi modelli. L’evoluzione profonda della società, caratterizzata dalla globalizzazione, ci obbliga a un atto di coraggio e di media lunga visione. Gli effetti della Great Recession si abbattono purtroppo anche sulla Cultura, attraverso una selvaggia politica di tagli, ritenuta troppo spesso come “un pozzo senza fondo” destinato a risucchiare risorse invece di produrne.

Se si continua con atteggiamenti di indifferenza nei confronti dell’altissimo valore della cultura e le drastiche riduzioni di finanziamenti si rischia di compromettere la futura attività, non solo sotto il profilo produttivo ma anche qualitativo.

Serve invece cambiare rotta inaugurando con coraggio nuove vie che sappiano delineare un nuovo processo culturale dove il Carlo Felice possa essere inserito nelle strategie tracciate dal piano Europa 2020.

Il Carlo Felice va incluso in una complessa offerta culturale, nell’ottica di un nuovo modello di crescita, dove la cultura è intesa anche come produzione e occasione di lavoro. Si è perso troppo tempo? Per me non è mai troppo tardi. Dobbiamo vincere questa scommessa superando gli sterili dibattiti circa il ruolo e la responsabilità del pubblico e del privato nell’investire nella Cultura. Serve oggi più che mai l’unione tra chi vuole fare, non si vince sostenendo la divisione dei ruoli tra pubblico e privato. Salvare e rilanciare il Carlo Felice è una responsabilità che appartiene a tutti: la sconfitta si può evitare tenendo lontano criteri o atteggiamenti che non sono utili a nessuno.

Sia per il pubblico che per il privato esiste una responsabilità congiunta nella salvaguardia del patrimonio culturale e insostituibile del Carlo Felice: ma è soprattutto una realtà viva che deve continuare a costituirsi ed evolvere ogni giorno, tanto più la nostra inventiva e intelligenza è all’altezza del passato da cui si alimenta.

Guardiamo al Carlo Felice non come ad un problema ma come ad un’opportunità senza esitazioni: liberiamoci delle vecchie incrostazioni mentali. Non si può più procedere affrontando periodicamente la realtà dell’Ente lirico esclusivamente come problematiche di bilancio, ma come perno di un’offerta culturale di cui la nostra città è in grado di poter realizzare. Il Carlo Felice è una delle tante risorse della nostra città, ma servono strategie che sappiano vincere la miopia culturale ed economica di una politica troppo arretrata  per dare una risposta da tempo attesa”

9 novembre 2012