You are currently browsing the tag archive for the ‘UDC’ tag.

Massimiliano Tovo(ANSA) – GENOVA, 7 OTT – Il capogruppo regionale dell’Udc,

Marco Limoncini, appoggia la candidatura di Massimiliano Tovo

alle primarie del centrosinistra per scegliere il candidato alle

regionali del 2015. Lo ha annunciato lo stesso Limoncini a

margine del Consiglio regionale. Nelle scorse settimane, la

direzione regionale dell’Udc aveva invece preso le distanze

dalla candidatura di Tovo. Una parte del partito infatti

preferisce prendere tempo in attesa degli sviluppi delle

alleanze a livello nazionale.

“C’è un movimento di base all’interno dell’Udc che sostiene

invece la candidatura di Massimiliano Tovo alle primarie del

centrosinistra – ha spiegato Marco Limoncini -. Ci sono tanti

amministratori, consiglieri comunali e simpatizzanti in molti

medi e piccoli comuni che ritengono infatti tutt’ora valida

l’alleanza stretta con il centrosinistra. Nonostante la crisi

pensiamo che la maggioranza abbia funzionato bene e fatto buone

cose”.

L’ex sindaco di Cicagna parteciperà alla raccolta di firme a

sostegno della candidatura di Tovo: “lo farò in prima persona –

ha affermato Limoncini – così come sono pronti a farlo decine di

simpatizzanti dell’Udc. Vogliamo partecipare alle primarie e

vogliamo contribuire a scrivere il programma del

centrosinistra”. (ANSA).

Vi segnalo questa notizia appena pubblicata dall’ANSA

Annunci

folliniIl 15 ottobre del 2005, potrebbe (apparire come un’eternità ma così non è) Marco Follini primo segretario nazionale dell’UDC rassegnava le dimissioni dalla guida del Partito. Fu una decisione sofferta ma determinata se non addirittura lungimirante. Follini non si considerava un uomo per tutte le stagioni, soprattutto per quella nuova che andava ad inaugurare il famoso “porcellum”. Marco Follini non condivise l’impostazione della riforma elettorale, non approvò la struttura di una legge azzoppata a un proporzionale senza preferenze e preferì in contrapposizione con il presidente della Camera, Pierferdinando Casini e altri ministri udicini (Giovanardi,Bacini) del governo Berlusconi, scegliere una strada meno comoda ma più libera.

Nell’autunno del 2005 la questione della legge elettorale, condusse i partiti della maggioranza di centro-destra a varare una riforma che Follini giudicò pessima:

“Presto faremo i conti – affermò in direzione nazionale -con la contraddittorietà di due leggi fondamentali: una legge elettorale che fa del premier la conseguenza dei partiti e l’istituzione di un premierato che ne vorrebbe fare il perno del sistema politico. .. Da uomo del centrodestra  ho chiesto un altro leader della coalizione ed un modo democratico per sceglierlo: tutto questo oggi non c’è. Ritengo giusto trarne le conseguenze. .. i prossimi anni costringeranno la politica a scendere dal pulpito delle promesse a buon mercato e magari delle promesse fallaci, a dismettere l’abito dell’imbonimento e a farsi carico di un passaggio difficile nella vita europea e italiana…I troppi sì detti dall’Udc negli anni di governo della Cdl determinano un oggettivo rischio di appannamento del nostro partito rispetto alle sue aspettative”.

Parole che, a distanza di anni, assumono un significato particolare. Follini provò a evidenziare gli errori e i difetti di quella riforma  elettorale, ma nessuno ebbe il coraggio di cogliere l’essenza del suo intervento. Cosa sì è verificato in seguito, questo già lo sappiamo.

Nove anni dopo nel tentativo di ripiegare alla mostruosità di quel sistema elettorale, il mio personale timore guarda con estrema preoccupazione a un possibile deterioramento della democrazia. La crisi politica, sociale ed economica che sta attraversando il nostro Paese è assai profonda e mancano proposte intelligenti ed esaustive. Il rigore del giorno verte sull’insulto o sul girotondo di turno.

Mi possono togliere tutto, ma non la libertà del mio pensiero e la fiducia a sperare in un sistema migliore di quello che si va profilando. Allora, nel lontano ma vicino 2005 Follini si assunse le sue responsabilità, non assoggettandosi a un sistema di regole che giudicò improprio alla garanzia della qualità democratica. Oggi non servono dimissioni, ma una presa di coscienza e di responsabilità.

casiniEra il 13 gennaio di un anno fa, quando Pierferdinando Casini, leader dell’UDC, ospite alla trasmissione “In mezz’ora” da Lucia Annunziata, affermava di essere l’ossessione di Silvio Berlusconi, con parole inequivocabili : “Sono la sua ossessione. Mi vuole uccidere, non ci riesce.Politicamente ho denunciato a tutti gli italiani che era un buffone. E che andare su quel predellino sarebbe stato semplicemente una rovina per il Paese” Ma ancora prima nel 2008 Casini rompeva l’esperienza politica nel centrodestra, e con grande coraggio denunciava un’anomalia tutta italiana. Nasceva così il manifesto per il Partito della Nazione, i cui contenuti miravano al superamento del berlusconismo, proponendo agli italiani l’uscita da un ventennio che aveva ridotto l’Italia al colasso . Lo stesso Casini non meno di un anno fa attribuiva al cavaliere le principali responsabilità per il default italiano.

Ieri mattina , sorprendendo, ma neppure troppo, Casini a poco meno di venti giorni dal congresso nazionale dell’UDC, afferma di volere ritornare nel Centro Destra, perché oramai il terzo polo è rappresentato da Grillo e il movimento di Cinque stelle. Ricevo questa sua dichiarazione come un ammissione di fallimento per un progetto che aveva lanciato ma troppe volte sacrificato a esigenze non sempre comprensibili. Sì, non possiamo nasconderci dietro un dito, e non possiamo certo condannare violentemente questa realtà, ma sarebbe un grave reato di irresponsabilità se non condividessi, ora questo mio pensiero: quando un uomo politico, di elevate responsabilità, fallisce nella conduzione del suo progetto politico, dovrebbe trarne le dirette conseguenze. I generali quando sono sconfitti in battaglia conoscono il loro momento del congedo.

Personalmente, ancora, oggi “sono un italiano non in vendita” e l’orgoglio della primavera del 2008 mi guida ancora nell’azione politica. Non posso cambiare il giudizio storico del disastro politico causato da Berlusconi. Non ci sono scusanti per tornare a un ovile dal quale siamo usciti, senza commettere nessuna blasfemia alla democrazia; anzi è da quell’atto che trae origine  la nostra resistenza.

Era il lontano 1996 quando Casini ruppe con Mastella che emigrava verso la fondazione di un nuovo soggetto politico. Casini allora segretario nazionale del CCD, convocò il movimento giovanile del partito, di cui ero una giovane recluta, e rivolgendosi a noi ci disse che non voleva degli “yes men”, e ricorrendo alla famosa favola de “I vestiti nuovi dell’imperatore” espresse il desiderio di vedere in noi l’innocenza di quel bambino, che ebbe il coraggio di dire all’imperatore che era nudo. Questo  per dirci che avrebbe voluto sempre conoscere il nostro punto di vista, e che non dovevamo nasconderci dietro la nostra ombra.  Sicuramente non posseggo l’innocenza di quel bambino, né tanto meno voglio essere così presuntuoso, ma credo che sia giusto far notare a Casini che oggi sta commettendo un grave errore.

Cliccando qui potete vedere l’affermazione di Casini a “In mezzora” , 13 gennaio 2013

e per la serie non dimentichiamoci guardate anche questo breve video di Berlusconi: “Se Monti, Fini e Casini restano fuori dal Parlamento mi ubriaco!”