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Servono politiche incoraggianti per contrastare l’emorragia di iscrizioni e avviare una strategia sostenibile per contrastare la parabola discendente dell’Università di Genova

– Puntiamo su Università, innovazione e lavoro

albergo poveri skyphotoE’tipico della nostra città, della nostra regione spendere soldi per progetti che poi vengono accantonati o abbandonati in qualche dimenticatoio. Dopo dieci anni di annunci arriva un’amara verità, l’ennesima fotografia di un fallimento. È proprio questa caratteristica che ha affossato il rilancio di questa regione. Si sono spese troppe risorse economiche per progettualità mai concretizzate, è l’ora di dire con fermezza basta!

Il Campus Universitario, previsto all’ex Albergo dei poveri, era e, per me rimane, un progetto ambizioso che deve essere sostenuto e perseguito. Sono contrario a ipotesi che tendano a rinunciare a una crescita per l’Università di Genova. Occorre rendere l’Università un polo attrattivo per i giovani, non solo liguri ma avere il coraggio di aprire a nuove frontiere per conquistare studenti provenienti anche da altre nazionalità contrastando il calo significativo di iscrizioni.

A chi sostiene che i I tempi siano difficili e il momento non lo consenta “è invece il momento di osare, non più solo a parole ma con i fatti, si è perso già troppo tempo: mi ribello a chi continua pensare a questa regione come una “Concordia” alla deriva, a chi non vuole costruire opportunità per i giovani. Il rilancio, lo sviluppo del nostro territorio passa anche dall’eccellenza dell’Università e non sono disponibile a rinunciare a questo obiettivo. Vietato rassegnarsi !

Sono convinto che istituzioni e privati debbano impegnarsi per sostenere il campus universitario, non è il momento del mugugno ma l’ora degli sforzi comuni per dire ai giovani che esiste per loro un futuro.

L’Università di Genova non può essere abbandonata a se stessa: si concentrino le energie per reperire risorse e finanziamenti al fine di avviare il campus senza per questo motivo rinunciare alle priorità sottolineate dal rettore. Serve un cambiamento di rotta, che consideri l’Università di Genova come infrastruttura per rilanciare istruzione, economia, formazione e lavoro. Chiudiamo l’era della tela di Penelope, la Liguria non ha più bisogno di ripensamenti ma di guardare a un futuro che qualcuno non vuole scrivere.

Massimiliano TovoL’esperienza delle primarie deve essere colta come l’occasione di confronto non solo tra i candidati, ma tra le forze che daranno vita alla coalizione. Non servono promesse o spot “esteticamente” ben confezionati per convincere gli elettori ma una nuovo processo culturale che sappia puntare sulla partecipazione e condivisione delle linee programmatiche.
E’ l’ora di fermare la rincorsa alla demagogia, agli attacchi, agli annunci che hanno perso credibilità e alimentano il preoccupante astensionismo.
Abbiamo bisogno di una strategia che consenta alla nostra regione di uscire dalla crisi e di inaugurare un’economia intelligente, sostenibile e inclusiva per stimolare crescita ed occupazione in un moderno sistema di coesione sociale e territoriale.
Alla Liguria servono nuove infrastrutture: dalla Gronda al Terzo valico, dal tunnel della Fontanabuona al raddoppio della linea Andora-Ventimiglia, senza dimenticare nuovi significativi obiettivi per l’aeroporto di Genova soprattutto in un contesto di promozione turistica; opere che avrebbero dovuto essere già realizzate da tempo e che invece tornano fisse a ogni appuntamento elettorale, segnando il fallimento di una classe dirigente che non ha saputo governare le sfide degli ultimi anni.
La competitività del “sistema Liguria” non può prescindere dalla valorizzazione e ottimizzazione dei propri scali marittimi. La Liguria deve sfruttare in maggior misura i vantaggi derivanti dalla sua posizione e conformazione geografica che la rendono una naturale piattaforma logistica per tutto il centro-sud europeo. Il rilancio dell’economia portuale deve basarsi sul riconoscimento dell’autonomia finanziaria, ogni altra soluzione rischia di essere un palliativo nonché un’ulteriore perdita di tempo.
Rilanciare l’economia e promuovere occupazione vuol dire oggi anche valorizzare l’entroterra, realtà unica nel suo essere, flagellata dal dissesto idrogeologico che necessita non solo di finanziamenti ma di politiche inedite che consentano un nuovo dinamismo; per questo, nello scenario riformatore delle province, la Regione deve assumere un ruolo essenziale per garantire la qualità dei servizi e uno sviluppo innovativo.
La Cultura e il Turismo rappresentano un motore reale di crescita e di sviluppo per il futuro economico della nostra Regione: offrono un’opportunità unica in termini di nuova occupazione dove la specializzazione e l’innovazione dei settori garantiscono un surplus di applicazioni.
La Regione Liguria si deve fare interprete attivo di una nuova politica in ambito culturale-turistico cogliendo le opportunità offerte dallo scenario nazionale (Legge Bray 2013, Legge Franceschini 2014) e dal nuovo ambito europeo e internazionale . L’apatia che ha colmato il settore culturale deve cedere il posto a una nuova audace primavera.
Si promuovano strumenti estremamente innovativi che consentano l’inaugurazione dell’industria della cultura.
Occorre credere sulle potenzialità turistiche offerte dal nostro territorio, sfruttando la ricchezza del patrimonio storico-artistico-ambientale sostenendo progetti innovativi, traendo spunti dall’opportunità offerte da Europa 2020. Si crei a Genova il primo distretto culturale creativo, in grado di produrre, investendo sul binomio cultura-digitale.
Personalmente non ho scritto un programma elettorale e non ho intenzione di farlo; il mio contributo alla coalizione di Centrosinistra consiste nel presentare delle “idee per un programma costituzionale” da condividere e non da imporre attraverso la legge del più forte.
La Liguria può uscire dal suo isolamento politico-economico-geografico se saprà partire dal rispetto della Costituzione, dove principi e valori come il lavoro, i diritti civili, l’istruzione, la cultura, la famiglia e la salute devono essere i cardini di un programma concreto e non di un libro riempi scaffale.

LETTERA IN RISPOSTA A ENRICO MUSSO

Intervento pubblicato su IL SECOLO XIX , 10 dicembre 2014