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EPrintcco il primo video informativo, realizzato in maniera totalmente “casalinga”, grazie all’aiuto e supporto del mio amico Francesco Guerrazzi. Una serie, piccola, di video per raccontarvi e condividere le mie idee per un programma di Centrosinistra. Non sono spot elettorali, ma un modo per spiegare il mio contributo alla coalizione di Centrosinistra.

Aiutatemi a diffondere questo materiale infomativo, realizzato a costo zero. Avevo detto che non avrei spesso grandi sommme economiche per questa campagna elettorale e così sto facendo.

Quando mi sono candidato qualcuno ha osservato e mi ha chiesto “come farai a pagarti la campagna elettorale? sai costa… ci vogliono molti soldini… ” ero coscente di questa difficolta e non mi vergogno di dire che guadagando circa 1300 euro al mese, certamente io non dispongo di grandi risorse economiche. E allora ? cosa vuol dire ? Che avrei dovuto per questo motivo rinunciare? No! Non credo che la democrazia sia fondata sul censo e se pericolosamente sta scivolando verso questa deriva, occorre intervenire e dimostare che le idee provengono dal libero pensiero e non dal “dio denaro”.

Quindi non aspettatevi effetti speciali, ma semplici video informativi.

Guarda il video Massimiliano Tovo Il futuro è nostro

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PrintSabato 27 dicembre dalle 17.30 presso la Sala Convegni del Gal di Gattorna (Moconesi), il Circolo PD Fontanabuona ospita Il candidato alle primarie del centrosinistra Massimiliano Tovo.
L’incontro e’ aperto a iscritti, simpatizzanti e a chiunque sia interessato all’argomento.

Ho accettato con molto piacere questo invito da parte del Circolo PD Fontanabuona, sarò lietissimo di confrontarmi con i cittadini di Gattorna , Moconesi e della Fontanabuona per parlare del futuro della nostra Liguria partendo dalla valorizzazione dell’Entroterra e non solo.

Ringrazio in particolare il consigliere comunale Alessandro Traverso per avermi invitato.

 tovo(AGI) – Genova, 8 nov. – La candidatura di Sergio Cofferati, ex sindaco di Bologna, ex segretario della Cgil e attuale europarlamentare del Pd, alle primarie per le elezioni regionali in Liguria “e’ un fatto positivo perche’ costituisce un arricchimento. E’ una candidatura innovativa e interessante” ma “io rimango in campo perche’ queste primarie siano di coalizione: fuori dal Pd, solo l’unico che si e’ esposto”. Cosi’ Massimiliano Tovo, segretario genovese dell’Udc e candidato alle primarie del centrosinistra in Liguria, in vista delle elezioni regionali del 2015. 
“Quando io ho annunciato la mia candidatura – ha ricordato Tovo – chi era gia’ in campo non mi ha invitato al confronto e si e’ nascosto dietro un dito, affermando che mi sarei auto-candidato senza l’appoggio del mio partito, salvo poi essere smentito”. Secondo Tovo, l’ex segretario della Cgil “e’ stato l’unico ad auspicare che primarie siano davvero di coalizione, l’unico che si e’ rivolto alle altre forze politiche. Cofferati ha avuto il coraggio di richiamare non lo scontro in atto all’interno del Partito Democratico ma di correggere l’asse verso il vero obiettivo delle primarie che deve essere quello di compattare le forze politiche su un programma comune per lo sviluppo di questa regione e non – ha concluso – di contrapporre un nome ad un’altro”. 
 

Don SturzoIn merito alla riforma elettorale desidero condividere una riflessione per apportare una migliore definizione nell’attuale dibattito.

La scelta del rinvio a fine ottobre deve, a mio modesto avviso, essere accolta come un’ulteriore opportunità e un’occasione da non sprecare al fine di apportare modifiche all’attuale disegno di legge, cogliendo quelle necessità dettate dalle ragioni politiche ma non in conflitto con le disposizioni delle dottrine giuridiche.

Non possiamo cedere a timori individuali e a tendenze irresponsabili per di più lontane dai valori democratici in cui ci riconosciamo.

Sono convinto che si possa lavorare insieme per determinare un processo della riforma elettorale che sappia garantire la governabilità come la rappresentatività, capisaldi della democrazia che devono essere tenuti in considerazione senza ricorrere a pretestuose strumentalizzazioni non idonee al conseguimento di nuova legge elettorale:obbiettivo irrinunciabile per la selezione della classe politica della nostra Regione.

Cogliamo, dunque, questo spazio come il tempo prezioso per una riflessione costruttiva mirata ad eliminare i difetti palesemente non conformi alla Costituzione, e a produrre gli accorgimenti migliorativi nell’interesse generale.

Sicuramente dovrà essere previsto uno strumento adeguato per la determinazione di una maggioranza legittima che potrà essere individuato con l’istituzione di una soglia accettabile o l’istituto del doppio turno.

Chi come me appartiene alla tradizione popolare non può dimenticare il richiamo di uno dei padri nobili della politica italiana, Don Luigi Sturzo e il sacrificio che pagò personalmente non condividendo la Legge Acerbo. Don Sturzo nel 1923 comprese il pericolo rappresentato dalla nuova legge elettorale, che istituiva il premio di maggioranza dei due terzi del parlamento a chi avesse raggiunto il 25 % dei voti: denunciò in tempi non sospetti la deriva antidemocratica ma rimase una voce incompresa e isolata. Il gruppo parlamentare del Partito Popolare scelse la strategia dinamica confermando l’assenso alla Legge Acerbo, Don Sturzo in seguito si dimise da segretario del Partito Popolare che aveva lui stesso fondato. Fu quello uno strappo profondo che non determinò gli effetti desiderati come il successivo “ritiro sull’Avventino” in merito all’omicidio Matteotti. La storia purtroppo diede ragione a Don Luigi Sturzo, la nuova legge elettorale consentì successivamente di introdurre innovazioni traumatiche e lesive che inaugurarono l’esperienza del totalitarismo. Senza esagerare in un parallelismo degli eventi storici ma esclusivamente per trarre ispirazione, noi non possiamo prescindere da responsabilità che sono congenite al nostro dna politico.

La crisi politica, sociale ed economica che attanaglia il nostro Paese, dalla quale la nostra regione non è esente, necessita di un processo largamente condiviso e legittimo nel pieno rispetto delle regole democratiche. La nuova legge elettorale regionale deve nascere lontano da timori, toni intimidatori o interessi individuali.

Auspico, quindi, che alla ripresa dei lavori del Consiglio regionale si adottino misure migliorative all’attuale proposta di legge trovando ispirazione e riferimento allo spirito del 48’ che ha consentito al nostro Paese di rinascere e diventare una moderna democrazia.

GrondaAssurdo pensare che la nostra Regione possa essere esclusa da un processo importante come quello legato alle infrastrutture! Mi auguro possa trattarsi solamente di una distrazione o di un’errata interpretazione. Troppo tempo si è perso perseguendo la marcia dei rinvii, attitudine a un certo modo di gestire la politica nel nostro territorio. Ma non è ammissibile l’atteggiamento che potrebbe adottare il Governo . Mi piace usare un forte condizionale sperando che presto possa arrivare una smentita e una conferma per una strategia di crescita anche per la nostra regione.

Se così non fosse, credo che più di preoccuparsi di primarie entrambi i poli farebbero meglio ad evitare un inchino estremamente pericoloso: la nostra Liguria non può diventare la Concordia d’Italia.

IdrogeologicoEsiste un’emergenza nazionale che può essere identificata come una questione idrogeologica, e che deve essere affrontata con misure opportune. Non è possibile, ma oramai sta diventando la regola, che davanti alla previsione di nuove piogge scatti l’allerta meteo, creando disagio e timori giustificati. Questo perché manca, oggi più che mai, la politica della prevenzione per affrontare il dissesto idrogeologico che sta caratterizzando il nostro Paese. In gioco c’è il futuro del nostro territorio, della sua economia, ma soprattutto il futuro e la tutela di vite umane.

In Italia come del resto sul nostro territorio regionale le denunce appartengono quasi sempre alla cultura del giorno dopo. Si grida tanto alle tragedie che potevano e dovevano essere evitate ma forse non si agisce costantemente e tempestivamente per superare questa drammaticità, che purtroppo evidenzia lo stato fragile del nostro territorio. Le piogge deboli che si stanno abbattendo in questi giorni stanno mettendo ancora una volta  in ginocchio e in seria difficoltà un territorio già colpito duramente. Troppe le parole che non trovano poi concretezza; necessitano, invece, interventi e politiche ambientali non fatte di parole e buoni propositi ma di effettività.

È chiaro che nella gestione, soprattutto per quanto concernono le problematicità  della nostra Regione Liguria, sia indispensabile il ruolo del Governo: non si può abbandonare il territorio e le istituzioni locali a gestire l’urgenza senza adeguate e competenti misure di intervento. Serve una programmazione nazionale che individui nuovi stanziamenti chiedendo di dirottare una parte dei fondi comunitari 2014-2020 a questo obiettivo prioritario per la sicurezza dei cittadini. L’impegno per trovare nuove risorse economiche e strumenti per fronteggiare la gravità del dissesto idrogeologico è un atto di civiltà al quale nessuna forza politica può sottrarsi.

La sicurezza idrogeologica deve essere assunta come una delle priorità della prossima agenda di Governo, prevedendo un concreto e attuabile Piano per la Riduzione Del Rischio Idrogeologico:  evitare la possibilità di nuove catastrofi naturali è una responsabilità non più rinviabile.

RevelliLa vita nel suo lento, lungo divenire a volte è arsa, altre feconda; tra gli aspetti che amo cogliere sicuramente, trovano realtà privilegiata i miei rapporti con la letteratura, come del resto ho già avuto modo di dire. Amo leggere, adoro isolarmi nelle pagine dei libri che posseggo e custodisco gelosamente. Tra le sorprese che questa vita mi riserva, l’incontro diretto con gli autori dei libri che leggo e certamente tra quelle che preferisco.

Certo se poi tra questi  autori ti capita di avere un tuo  collega l’onore è talmente elevato che raccontarne l’emozione non è assolutamente cosa facile, soprattutto se non si tratta di letteratura da strapazzo o commerciale.

In questo articolo oggi vi voglio parlare di un romanzo di Giacomo Revelli, un giovane autore che oltre ad essere un mio collega è anche un amico che stimo. Uno scrittore con uno stile fine, diretto e introspettivo che comunica la realtà oltre la percezione dell’evoluzione.

Con   Nel tempo dei lupi Giacomo Revelli propone apparentemente una storia semplice, dove i personaggi assumono un ruolo chiave in un viaggio tra il confine della contemporaneità moderna, e la riconquista di un atavica verità ancorata a un universo silvestre, bucolico e pastorale.

Attraverso Guido, protagonista di questa storia che mette a nudo la contrarietà delle conquiste tecnologiche, Revelli evidenzia passando dall’esperienza singola la condizione  cosmica dell’umanità. L’autore denuncia le conquiste e i traguardi segnati dalla potenzialità della tecnologia, ma parallelamente palesa lo stato di privazione al quale è sottoposta la società, in una dinamica che virtualmente aumenta il potere della conoscenza ma diminuisce il suo rapporto con l’ancestrale.

Un romanzo di conversione, di analisi che ha inizio con un processo nato per caso. Guido, dipendente della Datamegabyte di Torino, deve montare un’antenna per cellulari in un luogo in provincia di Imperia, sui monti al confine tra Italia e Francia: un confine non solo geografico ma soprattutto metaforico, che condurrà il lettore verso la consapevolezza di una dimensione più umana.

Fra trecento metri, superare la rotatoria. Poi, tenete la destra.  Revelli si affida alla voce metallica di un satellitare per aprire il suo terzo romanzo. Potrebbe apparire casuale, un modo come un altro per iniziare una storia, ma proseguendo nella lettura vi renderete conto che non è così: l’autore non ha lasciato nulla alle coincidenze, tutto ha un suo naturale motivo che prende forma e rivela la complessa architettura dell’opera. Perché per Giacomo Revelli occorre proseguire oltre all’apparenza, acquisendo  la rivelazione custodita nelle semplici cose, come negli incontri con un paesaggio, i suoi odori, i suoi profumi , i suoi animali o le persone. Tutto l’universo conserva la fonte della verità, una lingua che si esprime in diverse forme, e l’avvento ipertecnologico rischia di perforare il cordone ombelicale di questo rapporto tal volta offuscato.

Guido cerca di raggiungere la località di Realdo, vicino a Triora, dove dovrà montare questa antenna, ma la mappa del  satellitare non conosce l’esattezza del posto e va in tilt.  Guido deve arrivare a Baregh del Bolla,  ma nessuno sa dire con precisione dove si trovi il luogo, e neppure gli abitanti possono essere d’aiuto. L’ipertecnologia sta portando a mappare l’intero globo terrestre, riduce le distanze geografiche, ci consente di parlare al cellulare con chi vogliamo, ma questo risultato innesca il rischio di proiettare l’uomo sempre più verso una dimensione alienante, dove senza l’essenza delle primordiali conoscenze sembra scivolare in un tempo perduto. E l’uomo affidandosi totalmente alla rivoluzione tecnologica sembra smarrire il suo sesto senso, le sue conoscenze del territorio che lo circonda. Una contrarietà che emerge, senza natura polemica ma straordinariamente riflessiva. Una denuncia esistenziale, ideata da Revelli con un escamotage davvero coinvolgente. Se l’uomo non conosce più  il suo habitat,le sue proprietà, il territorio circostante, dove può arrivare ?

L’unico a poter condurre Guido a Baregh del Bolla è Giusè Burrasca, un pastore che ha scelto di vivere oltre i confini della modernità, custodendo il segreto di una cultura che ci appartiene e che poco alla volta verrà riconquistata. Giusè Burrasca, un misantropo, un Virgilio dantesco che guiderà il nostro protagonista in un viaggio non solo geografico ma metaforico sul significato esistenziale, attraverso un definito processo iniziatico che passa dalla consapevolezza dell’infanzia per arrivare alla definizione di un nuovo uomo.

L’abilità unica e originale di Revelli và colta nel tratto psicologico della società che trae dai pochi personaggi presenti nella storia, ma che incarnano una visione universale.

L’incontro con la lupa sembra arrestare il tempo per Guido, mentre in realtà continua a scorrere, e in un vortice elicoidale mette in risalto le schiavitù deformanti della società contemporanea per la liberta individuale.

Davvero una storia irresistibile !

Quel  quando potete tornate indietro che conclude il romanzo,  voce tecnologica del navigatore, suona come un invito a riappropriarci della nostra esistenza. La lupa diventa simbolo di una natura che richiama l’uomo alla sua identità panteista.

Giacomo Revelli consegna con Nel tempo dei lupi  pagine intense, odorate di primitive intuizioni che guidano al recupero della nostra identità. Un autore che si  rivela  un pastore della letteratura, un cacciatore dell’essenziale.

Autore: Giacomo Revelli

Titolo: Nel Tempo dei Lupi. Una storia al confine

Edizioni: Pentagora Delfino & Enrile Editori snc, euro 12