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smartcityI tagli imposti dalla Legge di stabilità agli enti locali confermano difficoltà gestionali della Città metropolitana di Genova, che rischia di rimanere un’Istituzione vuota con il pericolo di privare i cittadini di alcuni servizi.

Il trasferimento del personale attualmente in forza all’ex Provincia di Genova alla Regione Liguria evidenzia un risparmio economico di un ente pubblico, ma in realtà si tratta di una partita di giro di cui mi è assolutamente difficile comprenderne il significato: la stessa cifra risparmiata verrà imputata a carico di un altro ente pubblico. Quindi non ci sarà un saldo positivo per l’intero sistema ma un trasferimento che rischia di generare confusione e disagi .

Sono molto preoccupato, invece, dalla qualità e dalla continuità  dei servizi che saranno erogati: si mette a repentaglio la sorte dei piccoli comuni e l’interesse collettivo della cittadinanza.

Riformare le Istituzioni del Paese non può ridursi esclusivamente alla razionalizzazione delle risorse economiche, ma deve accentuarsi su garanzie costituzionali che oggi rischiano di essere disattese.

Amministrare la Città metropolitana di Genova non vuol dire consegnare come fa lo studente diligente il compito richiesto, ma deve denunciare le anomalie e provvedere a risanare il quadro generale.

Penso alla formazione che dovrebbe essere trasferita alla Regione: su competenze così strategiche  del genere non si può giocare sul destino dei troppi disoccupati, ma occorrono interventi dettati non dalla politica dei tagli senza senso ma da azioni di responsabilità.

Finiamola una volta per tutte con il populismo che continua a divagare e  mietere “vittime”, soprattutto fra gli enti più piccoli e deboli

Città metroFoto“La stagione delle riforme è necessaria al rinnovamento dell’assetto istituzionale del nostro Paese: queste però dovrebbero seguire il buon senso e la responsabilità, qualità che non sempre emergono nel legislatore di turno. Passano i governi ma restano lacune che rischiano di far naufragare non solo un processo riformatore ma di far saltare l’intero ordinamento dello Stato. Sono in gioco la qualità della democrazia e la funzionalità delle istituzioni. Il rischio di creare una degenerazione istituzionale è sottovalutato nonché preoccupante.

L’abrogazione della Provincia di Genova e la nascita della città metropolitana si verificano non attraverso una revisione costituzionale ma con una legge di transitorietà (elemento riconosciuto paradossalmente peraltro dalla stessa legge all’articolo 5), violando il giudicato della sentenza n. 220 del 2013 della Corte costituzionale e non rispettando il normale processo come previsto  per le riforme costituzionali.

Comprendo che il Governo non avesse margini di scelta se non affidarsi a una legge pericolosamente degenerativa, per evitare nuove elezioni provinciali, che per effetto della sentenza avrebbero potuto tenersi lo scorso 25 maggio.

La legge è quindi il frutto di una corsa contro il tempo e ripresenta  gli errori già giudicati e condannati che non onora di certo il riformatore. La legge non quantifica il risparmio della spesa pubblica, se non quello misurabile per le indennità di carica pari a 104 milioni di euro circa, che corrisponde allo 0.0130 della spesa pubblica. ( un F35 costa dai 120 ai 130 milioni di euro).

La città metropolitana è prevista come ente di II° livello, pertanto non saranno i cittadini a scegliere i loro rappresentanti ma gli elettori “attivi” saranno solo i consiglieri comunali. Il sindaco della città metropolitana sarà il sindaco del capoluogo, legittimando di fatto una “discriminazione democratica” che consentirà ai cittadini di Genova città di eleggere il proprio sindaco indicando contemporaneamente il sindaco metropolitano, mentre  i cittadini dei rimanenti comuni (66) potranno eleggere il loro sindaco ma non quello metropolitano che invece  “subiranno” . Si creano così cittadini di serie A e cittadini di serie B.

Dubbia la rappresentatività democratica del Consiglio metropolitano che potrebbe non corrispondere alla geografia politica genovese( non esiste nessuna garanzia per le minoranze, opposizioni). La città metropolitana così istituita è troppo “genovacentrica”: il futuro del Consiglio metropolitano e del suo sindaco dipendono direttamente da quello della città di Genova: se il Sindaco di Genova rassegna le sue dimissioni cade automaticamente anche la città metropolitana;Il Sindaco e il Consiglio metropolitano non possono essere sfiduciati da parte della Conferenza dei sindaci che non può esprimere nessun giudizio politico e indicazione amministrativa.

Per le ragioni appena espresse la conferenza dei sindaci si rivela un organo inutile. Gli organi della Città Metropolitana sono tre: Sindaco, Consiglio metropolitano e Conferenza dei sindaci. Nessun organo è eletto attraverso il suffragio universale, questa condizione  viola gli obblighi internazionali previsti dalla Carta Europea delle Autonomie, la quale prevede che almeno uno degli organi collegiali siano espressi attraverso l’elezione diretta. La Città Metropolitana. potrebbe prevedere l’elezione del sindaco, attraverso il suffragio universale solo”scorporando” il comune capoluogo in altri comuni, possibilità non concretizzabile in quanto in conflitto con i dettami della Corte dei Conti che mira più alla fusione dei comuni che ai frazionamenti per limitare la spesa pubblica”.

Questo mio intervento è stato pubblicato ieri (8 giugno 2014) come Punto di Vista sulle pagine de Il Secolo XIX

genova_lanterna(ANSA) – GENOVA, 3 GIU – “Sì alla città metropolitana, ma con
questa legge si rischia la degenerazione istituzionale. Vorrei
non essere il solo a denunciare questo pericolo”. Massimiliano
Tovo segretario cittadino dell’ Udc genovese è intervenuto in
merito all’avvento della Città metropolitana, in discussione
questo pomeriggio a Palazzo Tursi dove il sindaco relaziona
sulle scadenze previste dalla Legge Delrio.
“La stagione delle riforme è necessaria ma queste dovrebbero
seguire il buon senso e la responsabilità, qualità che non
sempre emergono nel legislatore di turno – afferma Tovo -. Sono
in gioco la qualità della democrazia e la funzionalità delle
istituzioni. L’abrogazione della Provincia e la nascita della
città metropolitana si verificano non attraverso una revisione
costituzionale ma con una legge di transitorietà (elemento
riconosciuto paradossalmente peraltro dalla stessa legge all’
articolo 5)”.
Tovo sostiene che la legge non quantifica il risparmio della
spesa se non quello misurabile per le indennità di carica pari a
104 milioni che corrisponde allo 0.0130 della spesa pubblica.
(un F35 costa dai 120 ai 130 milioni di euro). Inoltre, dice, la
città metropolitana è prevista come ente di II livello “e non
saranno pertanto i cittadini a scegliere i loro rappresentanti
ma gli elettori “attivi” saranno solo i consiglieri comunali”.
Ancora, “il sindaco della città metropolitana sarà il sindaco
del capoluogo, legittimando di fatto una “discriminazione
democratica” che consentirà ai cittadini di Genova città di
eleggere il proprio sindaco indicando contemporaneamente il
sindaco metropolitano, mentre i cittadini dei rimanenti comuni
(66) potranno eleggere il loro sindaco ma non quello
metropolitano che invece “subiranno”. “Si creano così cittadini
di serie A e cittadini di serie B”. (ANSA).

abolizione-province1Il trionfo dell’assurdità! Uno schiaffo alla democrazia. La politica delle riforme annunciate deflagra nel festival degli urli e del populismo imperante. A dimostrarlo è la sentenza del TAR Liguria, che ha dichiarato illegittimo il Commissariamento della Provincia di Genova, resosi indispensabile dopo la riforma delle Provincie e l’avvio alla città metropolitana. Un metodo quello inaugurato dal governo Monti, e proseguito dal suo successore, che difficilmente si può riconoscere come costituzionalmente accettabile. E ieri la sentenza del TAR Liguria ha di fatto riconosciuto il difetto anticostituzionale del procedimento “taglia- Province”. Le riforme, come l’abolizione della Provincia, devono essere portate avanti non attraverso soluzioni populiste figlie di un affanno mediatico, ma mediante un criterio di responsabilità, che è assolutamente mancato in questi anni. Ventun mesi per attendere un giudizio sulla legittimità del commissariamento della Provincia di Genova, sono troppi anche se certificano una verità che in molti non hanno voluto vedere.

Pensiamo agli atti amministrativi che sono stati decretati e alle difficoltà che in questi due anni ha dovuto provvedere il Commissario Fossati. (Disponendo tra l’altro minime risorse nella confusione delle deleghe assegnate) Pensiamo ai Comuni che sono rimasti orfani, nell’attesa della redistribuzione delle deleghe previsto nel passaggio da Provincia a città metropolitana, e alle problematicità amministrative che hanno dovuto affrontare.

La sentenza di ieri evidenzia un difetto di carattere sostanziale che non può non essere tenuto presente nel quadro programmatico delle prossime riforme. Il Governo Renzi dovrà considerare la gravità emersa grazie al giudizio del TAR Liguria, spero non attraverso futili decreti leggi ma mediante consapevolezza costituzionale.

Il ricorso accolto dal TAR ligure, apre la pista a livello nazionale su una riforma peccaminosamente anticostituzionale, su elementi che avevo già avuto modo di denunciare nella relazione Città Metropolitana: quale modello costruire per Genova.

Il tempo passa, la democrazia stuprata nel continuo mancato rispetto alla Costituzione , cede al richiamo di forze millantanti a nuove libertà che in realtà la conducono all’espropriazione del suo valore.

A pagarne direttamente le spese sono i cittadini che perdono giorno dopo giorno diritti e libertà, nell’avvento di un poter oligarchico che svilisce il significato civile di una comunità.

Auguriamoci che questo stato di crisi profonda che le istituzioni stanno vivendo possa sfociare in una ripresa della democrazia, allontanando l’instaurazione di modelli sempre meno partecipativi e sempre più totalitari.