Massimiliano TovoL’esperienza delle primarie deve essere colta come l’occasione di confronto non solo tra i candidati, ma tra le forze che daranno vita alla coalizione. Non servono promesse o spot “esteticamente” ben confezionati per convincere gli elettori ma una nuovo processo culturale che sappia puntare sulla partecipazione e condivisione delle linee programmatiche.
E’ l’ora di fermare la rincorsa alla demagogia, agli attacchi, agli annunci che hanno perso credibilità e alimentano il preoccupante astensionismo.
Abbiamo bisogno di una strategia che consenta alla nostra regione di uscire dalla crisi e di inaugurare un’economia intelligente, sostenibile e inclusiva per stimolare crescita ed occupazione in un moderno sistema di coesione sociale e territoriale.
Alla Liguria servono nuove infrastrutture: dalla Gronda al Terzo valico, dal tunnel della Fontanabuona al raddoppio della linea Andora-Ventimiglia, senza dimenticare nuovi significativi obiettivi per l’aeroporto di Genova soprattutto in un contesto di promozione turistica; opere che avrebbero dovuto essere già realizzate da tempo e che invece tornano fisse a ogni appuntamento elettorale, segnando il fallimento di una classe dirigente che non ha saputo governare le sfide degli ultimi anni.
La competitività del “sistema Liguria” non può prescindere dalla valorizzazione e ottimizzazione dei propri scali marittimi. La Liguria deve sfruttare in maggior misura i vantaggi derivanti dalla sua posizione e conformazione geografica che la rendono una naturale piattaforma logistica per tutto il centro-sud europeo. Il rilancio dell’economia portuale deve basarsi sul riconoscimento dell’autonomia finanziaria, ogni altra soluzione rischia di essere un palliativo nonché un’ulteriore perdita di tempo.
Rilanciare l’economia e promuovere occupazione vuol dire oggi anche valorizzare l’entroterra, realtà unica nel suo essere, flagellata dal dissesto idrogeologico che necessita non solo di finanziamenti ma di politiche inedite che consentano un nuovo dinamismo; per questo, nello scenario riformatore delle province, la Regione deve assumere un ruolo essenziale per garantire la qualità dei servizi e uno sviluppo innovativo.
La Cultura e il Turismo rappresentano un motore reale di crescita e di sviluppo per il futuro economico della nostra Regione: offrono un’opportunità unica in termini di nuova occupazione dove la specializzazione e l’innovazione dei settori garantiscono un surplus di applicazioni.
La Regione Liguria si deve fare interprete attivo di una nuova politica in ambito culturale-turistico cogliendo le opportunità offerte dallo scenario nazionale (Legge Bray 2013, Legge Franceschini 2014) e dal nuovo ambito europeo e internazionale . L’apatia che ha colmato il settore culturale deve cedere il posto a una nuova audace primavera.
Si promuovano strumenti estremamente innovativi che consentano l’inaugurazione dell’industria della cultura.
Occorre credere sulle potenzialità turistiche offerte dal nostro territorio, sfruttando la ricchezza del patrimonio storico-artistico-ambientale sostenendo progetti innovativi, traendo spunti dall’opportunità offerte da Europa 2020. Si crei a Genova il primo distretto culturale creativo, in grado di produrre, investendo sul binomio cultura-digitale.
Personalmente non ho scritto un programma elettorale e non ho intenzione di farlo; il mio contributo alla coalizione di Centrosinistra consiste nel presentare delle “idee per un programma costituzionale” da condividere e non da imporre attraverso la legge del più forte.
La Liguria può uscire dal suo isolamento politico-economico-geografico se saprà partire dal rispetto della Costituzione, dove principi e valori come il lavoro, i diritti civili, l’istruzione, la cultura, la famiglia e la salute devono essere i cardini di un programma concreto e non di un libro riempi scaffale.

LETTERA IN RISPOSTA A ENRICO MUSSO

Intervento pubblicato su IL SECOLO XIX , 10 dicembre 2014

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