20141024-091255.jpgOccorre arrestare questa deflagrante occupazione della politica, allontanare i corrotti, gli impostori dalla gestione della cosa pubblica, partendo dall’osservanza dei dettami costituzionali . Per questo sono convinto che sia necessario istituire il Reato contro la Fedeltà alla Repubblica: la stessa Carta costituzionale richiama tutti i cittadini a essere fedeli alla Repubblica e a osservarne le leggi, il mancato adempimento deve trovare idonee sanzioni disciplinari e giuridiche.

Chi, abusando del proprio ruolo, ha sottratto risorse pubbliche per interessi personali deve essere perseguito non per il reato contro il patrimonio ma per il Reato contro la Fedeltà alla Repubblica . Sia ribadita l’effettività all’articolo 54 (Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge) principio cardine della nostra Costituzione in grado di frenare il degrado definitivo e ristabilire una condotta etico – morale alla vita pubblica. È la stessa Costituzione a definire che le responsabilità pubbliche debbano essere condotte con disciplina e onore, quando questa osservanza viene meno siamo davanti ad un grave atto d’infedeltà verso lo Stato, e come tale và perseguito.

L’istituto del reato contro la fedeltà alla Repubblica dovrebbe prevedere per i condannati in via definitiva la cancellazione del vitalizio, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e la confisca di tutti beni ottenuti illegalmente. Auspico che il Governo e il Parlamento possano prendere in considerazione questa proposta, altrimenti mi affiderò ad un’iniziativa di legge popolare.

La politica non deve incoraggiare truffatori, corrotti ma tenerli ben lontani dalla gestione del Bene Comune.

La difficile stagione politica che stiamo vivendo, soprattutto sotto il profilo etico morale, merita una svolta che sia in grado di superare gli errori e superficialità che chiusero il periodo di “tangentopoli”. La corruzione, il degrado e il malcostume che hanno caratterizzato l’avvento della Seconda repubblica, dimostrano che servono misure nuove e più efficaci.

A distanza di vent’anni abbiamo scoperto che le cronache legate a tangentopoli non solo non erano state consegnate alla storia, ma che si sono riproposte e spesso con gli stessi attori.

È evidente che gli strumenti adottati per evitare nuove tangentopoli non hanno né scoraggiato né funzionato. Questo vuol dire che il sistema non è stato in grado non solo di punire i colpevoli ma che nulla o poco è stato fatto per prevenire nuovi episodi.

Spese pazze, lo scandalo Mose o expo2015 purtroppo avvalorano queste affermazioni; è arrivato il momento di dire: poniamo fine a questa “deregulation morale”, lontano chiaramente da echi populistici o apparenti slogan.

L’appropriazione indebita di denaro pubblico, le truffe con fondi pubblici, le frodi fiscali e la corruzione sono reati gravissimi e come tali devono trovare punizioni esemplari, soprattutto se a compierli sono cittadini che ricoprono ruoli pubblici. Se non estirpiamo questa piaga sociale non ci sarà riforma che possa assicurare la ripresa del nostro Paese.

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