Don SturzoIn merito alla riforma elettorale desidero condividere una riflessione per apportare una migliore definizione nell’attuale dibattito.

La scelta del rinvio a fine ottobre deve, a mio modesto avviso, essere accolta come un’ulteriore opportunità e un’occasione da non sprecare al fine di apportare modifiche all’attuale disegno di legge, cogliendo quelle necessità dettate dalle ragioni politiche ma non in conflitto con le disposizioni delle dottrine giuridiche.

Non possiamo cedere a timori individuali e a tendenze irresponsabili per di più lontane dai valori democratici in cui ci riconosciamo.

Sono convinto che si possa lavorare insieme per determinare un processo della riforma elettorale che sappia garantire la governabilità come la rappresentatività, capisaldi della democrazia che devono essere tenuti in considerazione senza ricorrere a pretestuose strumentalizzazioni non idonee al conseguimento di nuova legge elettorale:obbiettivo irrinunciabile per la selezione della classe politica della nostra Regione.

Cogliamo, dunque, questo spazio come il tempo prezioso per una riflessione costruttiva mirata ad eliminare i difetti palesemente non conformi alla Costituzione, e a produrre gli accorgimenti migliorativi nell’interesse generale.

Sicuramente dovrà essere previsto uno strumento adeguato per la determinazione di una maggioranza legittima che potrà essere individuato con l’istituzione di una soglia accettabile o l’istituto del doppio turno.

Chi come me appartiene alla tradizione popolare non può dimenticare il richiamo di uno dei padri nobili della politica italiana, Don Luigi Sturzo e il sacrificio che pagò personalmente non condividendo la Legge Acerbo. Don Sturzo nel 1923 comprese il pericolo rappresentato dalla nuova legge elettorale, che istituiva il premio di maggioranza dei due terzi del parlamento a chi avesse raggiunto il 25 % dei voti: denunciò in tempi non sospetti la deriva antidemocratica ma rimase una voce incompresa e isolata. Il gruppo parlamentare del Partito Popolare scelse la strategia dinamica confermando l’assenso alla Legge Acerbo, Don Sturzo in seguito si dimise da segretario del Partito Popolare che aveva lui stesso fondato. Fu quello uno strappo profondo che non determinò gli effetti desiderati come il successivo “ritiro sull’Avventino” in merito all’omicidio Matteotti. La storia purtroppo diede ragione a Don Luigi Sturzo, la nuova legge elettorale consentì successivamente di introdurre innovazioni traumatiche e lesive che inaugurarono l’esperienza del totalitarismo. Senza esagerare in un parallelismo degli eventi storici ma esclusivamente per trarre ispirazione, noi non possiamo prescindere da responsabilità che sono congenite al nostro dna politico.

La crisi politica, sociale ed economica che attanaglia il nostro Paese, dalla quale la nostra regione non è esente, necessita di un processo largamente condiviso e legittimo nel pieno rispetto delle regole democratiche. La nuova legge elettorale regionale deve nascere lontano da timori, toni intimidatori o interessi individuali.

Auspico, quindi, che alla ripresa dei lavori del Consiglio regionale si adottino misure migliorative all’attuale proposta di legge trovando ispirazione e riferimento allo spirito del 48’ che ha consentito al nostro Paese di rinascere e diventare una moderna democrazia.

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