VALORE-CULTURALa Legge Franceschini è la “breccia di Porta Pia”che irrompe in uno schema rigido ed estremamente burocratizzato, abbatte le barriere e le vecchie contrapposizioni ideologiche e introduce un nuovo rapporto pubblico-privato nella gestione del patrimonio culturale.

I contributi dei privati tra sponsorizzazioni, erogazioni liberali e fondazioni bancarie nel quinquennio 2008-2013 sono crollati del 40%: sono andati perduti oltre 350 milioni di euro che si aggiungono al poderoso taglio pubblico. Guardando in casa nostra per essere pragmatici i contributi privati al Carlo Felice sono passati dai 2,5 milioni di euro del biennio 2010-2011 all’attuale 1,2 di euro. È chiaro che serva un sistema fiscale che incentivi una compartecipazione e ponga un freno a possibili nuove fughe di risorse economiche.

In un quadro di riforme inderogabili, la legge Franceschini coglie l’attimo fuggente iniziando un apporto rivoluzionario che consente il coinvolgimento dei privati attraverso nuove formule. Se la crisi economica ha costretto ulteriormente a pesanti tagli in materia di politiche culturali, lo Stato non deve rinunciare né alla valorizzazione né alla tutela del suo patrimonio culturale, ma deve trovare nuove soluzioni.

 L’Art Bonus, per esempio, introduce il credito d’imposta ovvero una leva fiscale del 65% per il 2014 e 2015 e del 50% per il 2016, per chi vorrà investire con propri capitali per la conservazione del patrimonio pubblico e il sostegno delle attività artistiche: finalmente un sistema che incentiva e non punisce le cosiddette sponsorizzazioni.

La legge contiene diverse novità dettate da una situazione d’emergenza, che sicuramente non risolvono l’intera problematicità del settore ma rappresentano un primo e importante passo.

La Cultura è un bene che appartiene all’umanità non allo Stato, alla Regione, alla Chiesa o a un privato ed è quindi logica la partecipazione di tutti e il contributo di ognuno.

In questo periodo di crisi economica-sociale cogliamo questa occasione per aprire a una nuova fase di innovazione e avanguardia, non esclusivamente per essere una vetrina di bellezze del passato, ma per tornare a produrre Cultura.

Dopo un esasperato periodo di inadeguatezza della classe politica, l’approvazione della legge Franceschini, preceduta dalla Bray, apre quindi a nuovi scenari che rivoluzionano in modo significativo la tutela e la valorizzazione della Cultura, segnando il tanto atteso iter innovativo del settore.

Il percorso è lungo e certamente insidioso, in quanto la nuova legge ha accolto soltanto le misure urgenti sulle quali occorreva un immediato intervento, ma pone le basi per successive azioni improcrastinabili volte a intendere la Cultura non più come pura voce di costo ma come investimento utile alla società. D’altronde , considerato il nostro immenso patrimonio artistico, non si può ridurre ad una singola legge la riforma totale del sistema, ma servono strumenti innovativi che consentano il rinnovamento legislativo, e la legge Franceschini ne è un esempio.

Le procedure amministrative, l’accentramento burocratico dei meccanismi di controllo sui gestori e produttori,l’incertezza sull’ammontare dei contributi e sulla scadenza della loro effettiva erogazione, fino ad oggi hanno paralizzato il settore della cultura, occorre per questo definire una policy chiara per garantire la semplificazione di norme e regolamenti.

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