Carlo Felice De FerrariLa strada intrapresa per salvare il Carlo Felice presenta degli obblighi legislativi che non possono e non devono essere evasi, ma onorati nel conseguimento degli obiettivi prefissati. Ogni tentativo di eludere evidenti responsabilità qualifica un grave indice di distrazione e d’incompetenza che mette a rischio il futuro del Teatro dell’Opera di Genova. Il sindaco Doria, in qualità di presidente dell’Ente e il CDA della Fondazione Teatro Carlo Felice nell’apprestamento del bilancio consuntivo 2013 devono agire con criteri di responsabilità,  pertanto non possono sottrarsi all’iter predisposto dalla legge Bray. Al fine di fare fronte allo stato di grave crisi e di pervenire al risanamento delle gestioni e al rilancio delle attività della fondazione lirico-sinfonica, la Legge  Bray ( 112/2013) richiede un piano di restauro che intervenga su tutte le voci di bilancio strutturalmente non compatibili con la inderogabile necessità di assicurare gli equilibri strutturali del bilancio stesso, sia sotto il profilo patrimoniale che economico-finanziario, entro i tre successivi esercizi finanziari.

Il contenuto inderogabile previsto dall’art. 11 alla lettera a) della Legge 112/2013 impone tassativamente “ la rinegoziazione e ristrutturazione del debito della fondazione che preveda uno stralcio del valore nominale complessivo del debito esistente al 31 dicembre 2012, comprensivo degli interessi maturati e degli eventuali interessi di mora, previa verifica che nei rapporti con gli istituti bancari gli stessi non abbiano applicato nel corso degli anni interessi anatocistici sugli affidamenti concessi alla fondazione stessa.”

Il non perseguimento di questi obiettivi allontana l’ipotesi di abbattere il grave disavanzo del Teatro non consentendo di raggiungere il pareggio del conto economico relativo all’esercizio 2013, e conseguentemente i benefici previsti dalla stessa Legge quantificabili in un ulteriore contributo di circa un milione di euro all’anno per il triennio 2014/2016.

È auspicabile una controtendenza che assicuri nell’approvazione del bilancio 2013 la verifica, sulla base della documentazione bancaria esistente, la sussistenza di interessi anatocistici (ovvero gli interessi pagati sugli interessi che possono raggiungere sino all’80% degli interessi pagati) e le eventuali modalità di recupero delle somme indebitamente prelevate dagli istituti bancari, come  perentoriamente previsto dalla Legge 112/2013. (art. 11, comma gbis “g-bis l’obbligo per la fondazione, nella persona del legale rappresentante, di verificare che nel corso degli anni non siano stati corrisposti interessi anatocistici agli istituti bancari che hanno concesso affidamenti.”)

La verifica degli interessi anatocistici non può essere superficiale al piano di risanamento della Fondazione, un’azione del genere comprometterebbe seriamente l’assetto economico finanziario, con ripercussioni che lascerebbero poche speranze per la sopravvivenza del Carlo Felice. Ciò determinerebbe un declino inevitabile, azzerando tutti gli sforzi che sono stati assunti sino ad oggi, anche se non sempre all’altezza della situazione.

Questi elementi di preoccupazione sono affiorati  all’interno del CDA (14 aprile 2014), il quale ha optato di conferire un mandato esplorativo a uno studio legale, proprio per verificare  la situazione attuale su interessi anatocistici. È doveroso, a questo punto, che le Istituzioni e la dirigenza politica di questa città chiedano con forza di essere  informati  sugli elementi emersi in questa indagine.

In questi giorni si procede alla nomina del nuovo CDA, mi chiedo se sia possibile che le Istituzioni coinvolte possano adempiere a tale responsabilità senza conoscere nel dettaglio la reale situazione economico finanziaria dell’Ente: non sia la nomina dei commissari della Fondazione Carlo felice un’ennesima questione di poltrone.

 

Annunci