Carlo Felice De FerrariUn piano industriale deve contenere premesse e presupposti che siano in grado di assicurare il raggiungimento degli obbiettivi .

Il Carlo Felice necessita di un intervento concreto, un piano industriale serio. Servono tattiche e strategie per appianare il debito e rilanciare l’Ente lirico. Ad oggi, per quanto mi risulta, non intravvedo segnali di novità, ma ipotesi che non reggono, se confrontate con la realtà e l’evoluzione in atto. Non si può essere morbidi su una questione così delicata, dove si è perso troppo tempo senza mai promuovere una valida proposta. I contratti di solidarietà attuati negli anni passati hanno collassato la produzione e gli effetti negativi si avvertono ancora oggi.

Dobbiamo cambiare visione. Il Carlo Felice deve diventare un’opportunità di lavoro e non di licenziamento. Basta con i piani di risanamento che si edificano puntando esclusivamente sul ridimensionamento del personale: appartengono al passato.

La gestione del teatro dell’opera di Genova, è stata affrontata  in questi ultimi anni, assumendo scelte che hanno dimostrato la loro totale inefficacia e anche l’attuale piano industriale, di cui apprendo notizie, non presenta nessuna proposta di programmazione artistica, per il prossimo triennio. Come è possibile ipotizzare una politica di costi e di ricavi senza avere l’idea di quale sarà l’offerta artistica dell’Ente Lirico per il prossimo triennio? E’ impossibile approvare un piano industriale senza avere una previsione. Quanti spettacoli di balletto, di opera e di sinfonica si intendono realizzare? Quale è la scelta dei titoli delle opere da rappresentare? Questo piano di risanamento fa il conto senza l’oste!

Il problema reale va sì colto nella risoluzione dei costi ma la scommessa vera è riconducibile a una programmazione che sia in grado di esaltare la professionalità dell‘Ente Lirico: occorre definire prima di tutto la strategia operativa di programmazione e di proposta artistica scegliendo la definizione da perseguire tra teatro di produzione, repertorio o misto. Occorre aprire a un’offerta turistica e quindi una differenzazione di mercato come sta attuando il Teatro La Fenice di Venezia, ma questi elementi presuppongono piani di intervento economico finanziario che non sono presenti nell’attuale piano industriale..

Condivido l’idea di attuare un sistema di co-produzione, ma in questo piano si dovrebbe già definire gli orizzonti a cui rivolgersi. Di tutto ciò non appare nulla. Ecco perché non può essere credibile.

Il Carlo Felice ha bisogno di reperire nuove risorse che non possono solo prevenire da fondi pubblici; bisogna escogitare nuovi sistemi che consentano il controllo dei costi e l’incremento dei ricavi. Bisogna puntare su una maggiore produzione, più alzate di sipario: il teatro regio di Torino addirittura ha prodotto 368 manifestazioni in un anno. Nuove risorse economiche possono essere assicurate dalla vendita dei biglietti e abbonamenti, ma occorre promuovere il Carlo Felice attraverso una programmazione di tournée , e prevedendo il recupero di manifestazioni di rilievo internazionale come il premio Paganini e il festival del Balletto di Nervi. Occorre aprire all’innovazione sostenendo incisioni discografiche magari sfruttando il digitale e abbassando i costi di realizzazione. Infine: non si può scoprire che Il Carlo Felice non incassa nemmeno un centesimo dallo streaming, che pure registra ogni volta eccezionali record di contatti: su questo canale bisogna proporre pubblicità a e altre iniziative che abbiano un ritorno economico. Bisogna .aprire ai privati , ma su questo occorre anche una nuova legislazione nazionale perché la Bray da sola non è sufficiente.  

 

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