Centrale latteLa proposta di Massimiliano Tovo

E se vi dicessero che la crescenza della focaccia di Recco, un’eccellenza ligure in tutto il mondo, viene prodotta nei caseifici di Bergamo, Novara, e perfino Treviso. Ma nessun stabilimento ligure? E che quindi dopo essere stata prodotta a Bergamo, Novara e Treviso viene riportata in Liguria per essere poi infornata insieme alla focaccia? Anomalie tutte italiane. Con tanto di aumento di costi per il trasporto quindi alla vendita. Ma non finisce qui, perche se fino al 2012 vigeva l’obbligo per chi produceva crescenza di utilizzare soltanto latte della Liguria, ora questo obbligo non esiste più. Quindi , la focaccia al formaggio che gustate in ogni momento, ha un ripieno che è stato prodotto in tutte le altre regioni italiane, tranne che in Liguria. E allora i cosidetti marchi Dop e simili che fine fanno? Ma il punto della questione ora non sono le certificazioni Dop/Igp, quanto la possibilità di sfruttare l’ex centrale del latte di Genova chiusa da più di un anno oramai, perché considerata strategicamente non utile, per produrre qui la crescenza e di nuovo il latte.

“E’ notizia di qualche settimana fa l’interessamento di un imprenditore a rilevare la vecchia centrale del latte di Genova – spiega Massimiliano Tovo, segretario cittadino dell’UDC_. Già prima della chiusura, avevo proposto di mantenere viva l’attività dell’azienda aumentando la produzione e facendo anche la crescenza. Se la Parmalat non è più interessata al latte ligure, allora diamo una differenzazione della centrale del latte e produciamo la crescenza”.

In questo modo, continua Tovo, si salterebbero tutti i passaggi che ora impongono di trasferire la crescenza dai caseifici dove viene prodotta alla Liguria. “ oggi si può comprare una crescenza che è stata fatta ad aSti o a Torino. Solo a Rossiglione, questo tipo di formaggio viene prodotto con latte ligure”. Secondo Tovo. Le istituzioni locali Regione e Comune dovrebbero farsi promotrici di un tavolo concreto a cui far sedere gli imprenditori interessati a produrre un’eccellenza, tanto più a chilometro zero. E mentre i dipendenti dell’excentrale hanno visto fermarsi le trattative delle aziende capitanate da Confindustria per trovare un’intesa con Parmalat per l’acquisizione delle aree di Fegino, con l’avvicinarsi del termine di scadenza della cassa integrazione a settembre, senza alcuna garanzia per altri ammortizzatori sociali, i produttori di latte di latte liguri invece sembrano non aver ancora sentito il contraccolpo della chiusura perché il loro latte – spiega Tovo- viene ancora acquistato da Parmalat”.

Giulia Guerri

Pubblicato sulle pagine de Il giornale della Liguria, 22 aprile 2014

 

 

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