disoccupazione-giovanileL’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro:  è il principio che identifica la natura costituzionale del nostro Stato . Vorrei che questo valore non fosse dimenticato: difendere e promuovere il lavoro è una prerogativa irrinunciabile! Nessuno può venire a meno nell’osservare l’elemento fondante della natura della nostra costituzione; sia un richiamo valido per tutti, ma soprattutto per la classe politica che deve trovare soluzioni adatte ad abbattere la disoccupazione crescente: senza lavoro non c’è dignità umana e non si garantisce la democrazia .

Il 14 novembre  2012 le piazze europee si sono riempite, affollate da un popolo unito da un denominatore comune : la crescita della disoccupazione e la crisi del mercato del lavoro. Un’ avvenimento di portata storica,  il primo sciopero europeo che ha coinvolto tutto il continente: anche questo è un segno dell’età globale.  Il problema del lavoro è un emergenza globale, non più riconducibile a micro entità territoriali, ma per l’evoluzione in corso va affrontato con dinamiche nuove . La vera rivoluzione della prossima stagione politica passa non tanto dai format mediatici, ma da proposte indirizzate a superare i nuovi interrogativi, timori e minacce per favorire scenari di sicurezza e diminuire le incertezze . Serve un programma serio e realizzabile nel breve periodo per risolvere questa situazione drammatica, e raggiungere gli obiettivi prefissati dall’Unione Europea impegnata nella lotta alla disoccupazione. Si prenda atto che in questo Paese esiste una “questione giovanile”. I dati Istat, Ocse, Eurostat, Ice, Unioncamere, evidenziano nuovi record in tema di disoccupazione giovanile, non possiamo procedere senza intervenire concretamente: il tempo delle riforme e controriforme del mercato del lavoro sino ad oggi non hanno portato molto lontano! Ad alimentare il quadro critico dei giovani anche l’aumento della dispersione scolastica, che aumenta la difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro: meno qualificazione e formazione corrisponde a una minore possibilità occupazionale.

Il 35 % di disoccupazione (il dato è relativo alla fine del 2012, oggi all’inizio del 2014 siamo già al 41 %) giovanile è più di un campanello di allarme, siamo oltre l’emergenza, si inauguri un patto per le generazioni del futuro attraverso  un ” New deal per i giovani”, con un’impronta di natura globale, considerato che la recessione in atto è stata determinata dall’avvento di un nuovo sistema: o si combatte e si realizza con strumenti appropriati e contemporanei alle nuove minacce, o la sfida difficilmente potrà essere superata . L’Europa  politica, l’Europa dei governi e dei legislatori risponda oggi con unità, le difficoltà sono le stesse e potranno essere affrontate con successo solo attraverso un’azione condivisa e sostenibile: la questione occupazionale va sostenuta per abbattere la segmentazione del mercato del lavoro e superare la precarizzazione. È indispensabile la condivisione tra i Paesi dell’Unione, per assumere responsabilità che in alcuni casi stanno determinando i primi risultati: la Danimarca è il Paese che ha investito di più in termini di politiche per il lavoro assegnandole nell’area occidentale il più basso tasso di disoccupazione.

Priorità assoluta investire dunque nel lavoro, non esiste la vera libertà senza sicurezza economica ed indipendenza. Il popolo affamato diceva Roosvelt “ e senza lavoro è la pasta di cui sono fate le dittature. La sfida contemporanea è evitare l’avanzare di nuove tendenze antidemocratiche , magari alimentate da disagi sociali, attenti a non  inaugurare forme di dittature globale: quando i nostri padri costituzionali hanno inserito il principio del lavoro nella Costituzione lo hanno fatto pensando anche a noi per rendere libera la democrazia.

(Lettera pubblicata il 22 novembre sulle pagine de Il secolo XIX. Considerando ancora validi i principi contenuti in queste righe ho deciso di riproporla. La disoccupazione giovanile aumenta di mese in mese, un dramma che deve essere affrontato con criteri d’urgenza. Per l’occupazione giovanile servono m
eno parole e più fatti.)

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