creuzaOggi pomeriggio, approfittando del sole che illuminava questa primaverile giornata di marzo, mi sono concesso  una gradevole promenade tra le crêuze che salgono e scendono in sconfinati percorsi la nostra Genova.

Osservare Genova attraverso il labirinto segreto delle mulattiere si rivela ogni volta una sorpresa. La Superba è sempre pronta a stupire,  meravigliare e conquistare in un’improvvisa rivelazione. È piacevole abbandonarsi a questo gioco di inseguimenti, dove l’estatico profumo dei limoni ed il varco limitato dai cocci di vetro ti ricordano quanto siano belli i versi scolpiti da Eugenio Montale che hanno immortalato nell’umana memoria questa grande bellezza : un viottolo per il paradiso.

 Arrestandoti per poco, sospeso tra cielo e terra,  sembra di “scorgere” figure irreali, profumi nostalgici e aliti sussurranti …

« Ascoltami, i poeti laureati

si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall’azzurro:
più chiaro si ascolta il susurro
dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest’odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d’intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno più languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.

Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta
il tedio dell’inverno sulle case,
la luce si fa avara – amara l’anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo dei cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità. »

 

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