folliniIl 15 ottobre del 2005, potrebbe (apparire come un’eternità ma così non è) Marco Follini primo segretario nazionale dell’UDC rassegnava le dimissioni dalla guida del Partito. Fu una decisione sofferta ma determinata se non addirittura lungimirante. Follini non si considerava un uomo per tutte le stagioni, soprattutto per quella nuova che andava ad inaugurare il famoso “porcellum”. Marco Follini non condivise l’impostazione della riforma elettorale, non approvò la struttura di una legge azzoppata a un proporzionale senza preferenze e preferì in contrapposizione con il presidente della Camera, Pierferdinando Casini e altri ministri udicini (Giovanardi,Bacini) del governo Berlusconi, scegliere una strada meno comoda ma più libera.

Nell’autunno del 2005 la questione della legge elettorale, condusse i partiti della maggioranza di centro-destra a varare una riforma che Follini giudicò pessima:

“Presto faremo i conti – affermò in direzione nazionale -con la contraddittorietà di due leggi fondamentali: una legge elettorale che fa del premier la conseguenza dei partiti e l’istituzione di un premierato che ne vorrebbe fare il perno del sistema politico. .. Da uomo del centrodestra  ho chiesto un altro leader della coalizione ed un modo democratico per sceglierlo: tutto questo oggi non c’è. Ritengo giusto trarne le conseguenze. .. i prossimi anni costringeranno la politica a scendere dal pulpito delle promesse a buon mercato e magari delle promesse fallaci, a dismettere l’abito dell’imbonimento e a farsi carico di un passaggio difficile nella vita europea e italiana…I troppi sì detti dall’Udc negli anni di governo della Cdl determinano un oggettivo rischio di appannamento del nostro partito rispetto alle sue aspettative”.

Parole che, a distanza di anni, assumono un significato particolare. Follini provò a evidenziare gli errori e i difetti di quella riforma  elettorale, ma nessuno ebbe il coraggio di cogliere l’essenza del suo intervento. Cosa sì è verificato in seguito, questo già lo sappiamo.

Nove anni dopo nel tentativo di ripiegare alla mostruosità di quel sistema elettorale, il mio personale timore guarda con estrema preoccupazione a un possibile deterioramento della democrazia. La crisi politica, sociale ed economica che sta attraversando il nostro Paese è assai profonda e mancano proposte intelligenti ed esaustive. Il rigore del giorno verte sull’insulto o sul girotondo di turno.

Mi possono togliere tutto, ma non la libertà del mio pensiero e la fiducia a sperare in un sistema migliore di quello che si va profilando. Allora, nel lontano ma vicino 2005 Follini si assunse le sue responsabilità, non assoggettandosi a un sistema di regole che giudicò improprio alla garanzia della qualità democratica. Oggi non servono dimissioni, ma una presa di coscienza e di responsabilità.

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