casiniEra il 13 gennaio di un anno fa, quando Pierferdinando Casini, leader dell’UDC, ospite alla trasmissione “In mezz’ora” da Lucia Annunziata, affermava di essere l’ossessione di Silvio Berlusconi, con parole inequivocabili : “Sono la sua ossessione. Mi vuole uccidere, non ci riesce.Politicamente ho denunciato a tutti gli italiani che era un buffone. E che andare su quel predellino sarebbe stato semplicemente una rovina per il Paese” Ma ancora prima nel 2008 Casini rompeva l’esperienza politica nel centrodestra, e con grande coraggio denunciava un’anomalia tutta italiana. Nasceva così il manifesto per il Partito della Nazione, i cui contenuti miravano al superamento del berlusconismo, proponendo agli italiani l’uscita da un ventennio che aveva ridotto l’Italia al colasso . Lo stesso Casini non meno di un anno fa attribuiva al cavaliere le principali responsabilità per il default italiano.

Ieri mattina , sorprendendo, ma neppure troppo, Casini a poco meno di venti giorni dal congresso nazionale dell’UDC, afferma di volere ritornare nel Centro Destra, perché oramai il terzo polo è rappresentato da Grillo e il movimento di Cinque stelle. Ricevo questa sua dichiarazione come un ammissione di fallimento per un progetto che aveva lanciato ma troppe volte sacrificato a esigenze non sempre comprensibili. Sì, non possiamo nasconderci dietro un dito, e non possiamo certo condannare violentemente questa realtà, ma sarebbe un grave reato di irresponsabilità se non condividessi, ora questo mio pensiero: quando un uomo politico, di elevate responsabilità, fallisce nella conduzione del suo progetto politico, dovrebbe trarne le dirette conseguenze. I generali quando sono sconfitti in battaglia conoscono il loro momento del congedo.

Personalmente, ancora, oggi “sono un italiano non in vendita” e l’orgoglio della primavera del 2008 mi guida ancora nell’azione politica. Non posso cambiare il giudizio storico del disastro politico causato da Berlusconi. Non ci sono scusanti per tornare a un ovile dal quale siamo usciti, senza commettere nessuna blasfemia alla democrazia; anzi è da quell’atto che trae origine  la nostra resistenza.

Era il lontano 1996 quando Casini ruppe con Mastella che emigrava verso la fondazione di un nuovo soggetto politico. Casini allora segretario nazionale del CCD, convocò il movimento giovanile del partito, di cui ero una giovane recluta, e rivolgendosi a noi ci disse che non voleva degli “yes men”, e ricorrendo alla famosa favola de “I vestiti nuovi dell’imperatore” espresse il desiderio di vedere in noi l’innocenza di quel bambino, che ebbe il coraggio di dire all’imperatore che era nudo. Questo  per dirci che avrebbe voluto sempre conoscere il nostro punto di vista, e che non dovevamo nasconderci dietro la nostra ombra.  Sicuramente non posseggo l’innocenza di quel bambino, né tanto meno voglio essere così presuntuoso, ma credo che sia giusto far notare a Casini che oggi sta commettendo un grave errore.

Cliccando qui potete vedere l’affermazione di Casini a “In mezzora” , 13 gennaio 2013

e per la serie non dimentichiamoci guardate anche questo breve video di Berlusconi: “Se Monti, Fini e Casini restano fuori dal Parlamento mi ubriaco!”

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