atpLe difficoltà per il piano di restauro aziendale di ATP non mancano,anzi sembrano aumentare gli ostacoli. I Comuni serviti dall’azienda provinciale di trasporto pubblico, impegnati da anni per fronteggiare la crisi che sta colpendo il settore, sono tra l’incudine e il martello, con la richiesta di nuovi sacrifici e proposte di ricette già sperimentate per azioni che lasciano con il sorriso amaro e poche certezze.

È estremamente difficile dire se il piano aziendale che ATP sta studiando consentirà di salvarsi e assicurare un futuro migliore evitando il definitivo fallimento. Il clima è tutt’altro che rassicurante, è le preoccupazioni tendono a salire con note anche di rassegnazione.

L’incontro che abbiamo avuto ieri in Provincia, convocato dal Prefetto di Genova, non ha lasciato margini di speranza; i contenuti della relazione che il Prefetto di Genova ha presentato nel corso della sua esposizione, hanno sottolineato tutte le criticità che da tempo conosciamo, con scadenze importanti che dovranno essere osservate altrimenti non sarà più possibile salvare ATP.

Il prossimo 8 febbraio scade il termine per presentare il piano industriale come richiesto dal tribunale che sta monitorando il fallimento.

Le linee guida, sintetiche e approssimative del piano aziendale per il biennio 2014/2015 che mirano a una ricapitalizzazione del debito, si sviluppano essenzialmente su due direttrici: aumentare i ricavi e diminuire i costi. Per i ricavi si prevede un aumento dei biglietti, degli abbonamenti, delle sanzioni amministrative e una dura lotta all’evasione; mentre sul piano dei costi coinvolge i contratti di locazione, manutenzione e nota dolente i lavoratori.

Sinceramente, come ho avuto modo di affermare nel corso della riunione, questo intendimento, che nel modo e metodo che ci è stato presentato appare solo come una bozza priva di numeri sostanzialmente valutabili, presenta una ricetta che conosciamo, e un film già visto le cui soluzioni derivabili mi lasciano molte riserve e perplessità.

Sì perché l’unica novità rispetto ai precedenti piani industriali riguarda la diminuzione dello stipendio dei dipendenti; gli altri elementi hanno dimostrato la totale inefficacia , e sotto certi aspetti hanno alimentato ulteriormente lo stato di crisi. In questi anni la qualità del servizio erogato da ATP si  è verticalmente ridotta: parallelamente all’aumento tariffario del titolo del  viaggio (biglietto o abbonamento) è stato corrisposta una razionalizzazione che ha indotto un numero significativo di utenti ad abbondanare la azienda ricorrendo ad altre tipologie di trasporto che spesso e volentieri corrispondono con un mezzo privato. Guardando i dati visibili sul sito web di ATP si riscontra che nel 2010 l’azienda aveva servito circa 10 milioni di viaggiatori, nel 2012 due anni dopo, inseguito alle politiche gestionali dei nuovi piani industriali, il crollo del bacino degli utenti segnava la perdita di due milioni di viaggiatori. Numeri che parlano da soli, non comprendo l’ostinazione con la quale si sta procedendo.

I Comuni, come Sant’Olcese, si assumeranno la loro responsabilità per salvare ATP, anche se ed è doveroso sottolinearlo non è loro competenza correggere i gravi errori amministrativamente commessi: l’aumento del 10% in più nella quota di compartecipazione all’accordo di programma richiederà nuovi sacrifici, affrontando tra l’altro i vincoli del patto di stabilità, ma mi chiedo se il gioco varrà la candela. In parole povere non vogliamo buttare altri soldi dalla finestra, per un’azienda, che considerate le attuali condizioni, difficilmente si salverà. O cambia l’attenzione a livello nazionale o attenuanti non esistono.

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