sentenzaSe esistono delle irregolarità in merito alla gestione o al processo di un risultato elettorale, è opportuno procedere nell’immediato per verificarne l’autenticità. Le elezioni consentono ai cittadini di scegliere chi e quale maggioranza dovrà governare una legislatura; è quindi importante che avvengano in merito alle leggi e ai principi stabiliti secondo il canone della democrazia.

Se si sono riscontrati illegittimità  gravi prima, durante o dopo l’esercizio del voto, tali da mettere in discussione l’esito di un’ elezione,  è doveroso  un indifferibile accertamento per assicurare che il diritto stesso del voto non sia stato inquinato e leso. Davanti a manifestazioni che inducono all’incertezza, come si è verificato per il risultato delle regionali del Piemonte nel 2010, occorreva un’indagine celere  ed efficiente, mentre la sentenza del TAR di ieri ha messo in risalto il contrario.

Qualcuno potrà gridare “giustizia è stata fatta” qualcun altro invece al “colpo di stato”, introducendo e cavalcando un esasperato tornello elettorale; ma l’interrogativo che la politica deve porsi ruota intorno alla garanzia della partecipazione democratica. Non si può prestare la funzione della sovranità popolare a una sentenza del TAR, nel senso che non è salutare alla democrazia l’attesa di 45 mesi per comprendere la veridicità di una competizione elettorale. Troppo lungo il periodo di aspettativa che ne svilisce l’autorevolezza del pronunciamento di fine indagine, minando la credibilità delle istituzioni.

La vicenda Piemonte occupa da ieri una delle più tristi pagine della storia democratica di questo Paese; occorre assicurare la certezza dei diritti come il voto, attraverso il quale il popolo sovrano esprime la sua volontà. Si dice che dagli errori bisogna trarre insegnamenti, auspico,quindi, che davanti ad una prossima e ipotetica esitazione di un risultato elettorale sia garantito  un immediato intervento della giustizia: la salvaguardia della democrazia non può sottostare alla indolenza

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