no porcellumLa sentenza della Corte Costituzionale, che di fatto, ha decretato l’illegittimità  dell’attuale sistema elettorale per Camera e Senato, ha acceso per l’ ennesima volta il dibattito, che alla luce di questa espressione appare più che mai obbligato.

Una connessione di elementi controversi non solo sotto il profilo politico, ma anche in sede giuridico – costituzionale, ha prodotto un sistema elettorale che esclude l’essenza del voto individuale, consegnando un parlamento che non può più essere considerato un’assemblea di eletti ma di nominati. Emerge una forma sostanzialmente difettosa sotto il profilo prevalentemente giuridico – costituzionale perché limita il ruolo attivo dell’elettore sovrano.

Il voto individuale è in realtà circoscritto e la singola libertà di scelta è arginata,riducendo la capacità decisionale dell’elettore ad un puro artifizio delle “liste bloccate”. Sotto questo regime all’elettore non rimane che votare per una lista la cui graduatoria è stata stabilita dai dirigenti dei partiti di riferimento. Ancora più perverso l’opportunismo delle rappresentato dalle “candidature multiple”, che autorizza di candidarsi in più collegi vincolando l’eventuale elezione a una successiva opzione, limitando ulteriormente la scelta del corpo elettorale. È la cosiddetta spersonalizzazione della rappresentanza, che come ha osservato Laura Trucco, “deriva quando la stessa violazione del divieto di mandato imperativo, a causa della perdita di autonomia dei deputati ad esclusivo vantaggio dei partiti politici”.

Emergono, in questa lettura, altre anomalie  che ne difettano l’ordinamento della legislazione elettorale. Aspetti di criticità acuta sono indotti dal premio di maggioranza, in un sistema elettorale che presenta un’inclinazione fondamentalmente proporzionale.

Il dispositivo premiale vigente, com’è strutturato, rischia di dare esito ad effetti distorti e distanti dall’espressione del voto, deformando addirittura la configurazione complessiva. Con l’eventuale possibilità che una maggioranza esigua determinata dal risultato delle elezioni, ottenga il riconoscimento in una maggioranza parlamentare, pur non essendo al rigore degli effetti reali, maggioranza. Un complesso metamorfico che trasforma una maggioranza apparente in maggioranza assoluta, anche quando questa soluzione è assai distante. L’attribuzione di 340 seggi su 630 a una coalizione che, pur non avendo ottenuto un risultato maggiore significativo  rispetto agli altri competitor, consente in un assurdità tuttavia concretizzabile un riconoscimento, mediante una vera e propria manipolazione della volontà elettorale. La conclusione diretta comporta l’attribuzione del premio di maggioranza alla migliore minoranza.

Per tornare in termini pratici, le ultime elezioni nazionali hanno evidenziato un carattere di natura problematica, ipotizzato più volte, ovvero l’inadeguatezza strutturale e non contingente del meccanismo previsto dall’attuale premio di maggioranza.

La riforma elettorale deve partire dal grado di consapevolezza di questi aspetti di dubbia costituzionalità, che hanno lacerato l’intero impianto elettorale, indicando un obiettivo che consenta il radicamento sociale del sistema elettorale conforme alla democrazia costituzionale.

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