Nell’autunno del 1734 il kantor di San Tommaso a Lipsia, Johann Sebastian Bach immerso nel suo vortice sperimentale e in vicinanza delle prossime festività natalizie, decide di intraprendere una strada ardua e sino ad allora mai provata. Nasce e prende corpo così l’idea di comporre un oratorio per il Santo Natale, un progetto grandioso e difficile da realizzare, ma che risponde alle esigenza bachiana tutta protesa alla ricerca di nuove vie espressive. L’oratorio al quale pensa il maestro di Lipsia è una sorta di melodramma dove per il carattere sacro in esso contenuto vengono meno gli elementi visivi- rappresentativi, proibiti, in effetti nell’ambito liturgico e in Chiesa.bach

La volontà creativa di Bach è tutta rivota nelle introduzioni musicali, cori, recitativi, accompagnati, e numeri solitici alla produzione di una vera e propria rappresentazione musicale di un evento sacro, come è del resto la storia della nascita di Gesù. In realtà Bach non era proprio a digiuno con questo tipo di forma, tanto è vero che aveva già concepito tra il 1724 e il 1731 le tre grandi Passioni, anche se con l’Oratorium Tempore Nativitatis Christi raggiunge la vetta di una stagione creativa e ambiziosa realizzando un’opera che non è esagerato definirla unica nella sua intera produzione. L’Oratorio può essere anche inteso come l’apice conclusivo di quella straordinaria produzione di circa 300 cantate sacre, composte fin dall’inizio del suo servizio a Lipsia.

Bach concepisce il suo oratorio in sei partes, componendo di fatto sei cantate per celebare le sei solennità del Tempo di Natale: il Natale, Santo Stefano, San Giovanni Evangelista, la festa della circoncisione di Gesù, la domenica dopo il capodanno e l’Epifania. Un magistrale ciclo natalizio che si svolge a puntate nell’arco di 13 giorni del 1734.

L’Oratorio di Bach è un vero esempio, complesso in se stesso che prevede un’architettura in sei cantate autonome e nello stesso tempo organiche di un’unica opera. Si manifesta così estrosamente la geniale inventiva nonché espressiva del kantor di Lipsia proteso nella realizzazione di un’opera omogenea e attenta, che prende ispirazione dai vangeli di Luca e Matteo dai quali trae quattro episodi relativi al Natale, ricavandone in seguito le sei scene cronologicamente conseguenti. Le scene così estratte vengono a costituire il nucleo tematico di ogni pars, integrato dai testi madrigalistici, e da testi poetici originali oltre ai corali della tradizione luterana.

0ccorre però ricordare che quest’opera ha provocato non poche polemiche nonché questioni di imbarazzo estetico legato al largo impiego parodistico, dovuto forse al poco tempo che Bach ebbe disposizione per un lavoro di tali dimensioni. Per questo motivo e ingiustamente l’Oratorio di Natale è stato a lungo considerata un’opera di secondo piano, ma per fortuna le opinioni di oggi si sono rovesciate, e l’Oratorio di Natale ripulito da falsi pregiudizi e letto invece nella sua autentica ispirazione è considerata “un’opera di vertice, un capolavoro assoluto”.

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