RevelliLa vita nel suo lento, lungo divenire a volte è arsa, altre feconda; tra gli aspetti che amo cogliere sicuramente, trovano realtà privilegiata i miei rapporti con la letteratura, come del resto ho già avuto modo di dire. Amo leggere, adoro isolarmi nelle pagine dei libri che posseggo e custodisco gelosamente. Tra le sorprese che questa vita mi riserva, l’incontro diretto con gli autori dei libri che leggo e certamente tra quelle che preferisco.

Certo se poi tra questi  autori ti capita di avere un tuo  collega l’onore è talmente elevato che raccontarne l’emozione non è assolutamente cosa facile, soprattutto se non si tratta di letteratura da strapazzo o commerciale.

In questo articolo oggi vi voglio parlare di un romanzo di Giacomo Revelli, un giovane autore che oltre ad essere un mio collega è anche un amico che stimo. Uno scrittore con uno stile fine, diretto e introspettivo che comunica la realtà oltre la percezione dell’evoluzione.

Con   Nel tempo dei lupi Giacomo Revelli propone apparentemente una storia semplice, dove i personaggi assumono un ruolo chiave in un viaggio tra il confine della contemporaneità moderna, e la riconquista di un atavica verità ancorata a un universo silvestre, bucolico e pastorale.

Attraverso Guido, protagonista di questa storia che mette a nudo la contrarietà delle conquiste tecnologiche, Revelli evidenzia passando dall’esperienza singola la condizione  cosmica dell’umanità. L’autore denuncia le conquiste e i traguardi segnati dalla potenzialità della tecnologia, ma parallelamente palesa lo stato di privazione al quale è sottoposta la società, in una dinamica che virtualmente aumenta il potere della conoscenza ma diminuisce il suo rapporto con l’ancestrale.

Un romanzo di conversione, di analisi che ha inizio con un processo nato per caso. Guido, dipendente della Datamegabyte di Torino, deve montare un’antenna per cellulari in un luogo in provincia di Imperia, sui monti al confine tra Italia e Francia: un confine non solo geografico ma soprattutto metaforico, che condurrà il lettore verso la consapevolezza di una dimensione più umana.

Fra trecento metri, superare la rotatoria. Poi, tenete la destra.  Revelli si affida alla voce metallica di un satellitare per aprire il suo terzo romanzo. Potrebbe apparire casuale, un modo come un altro per iniziare una storia, ma proseguendo nella lettura vi renderete conto che non è così: l’autore non ha lasciato nulla alle coincidenze, tutto ha un suo naturale motivo che prende forma e rivela la complessa architettura dell’opera. Perché per Giacomo Revelli occorre proseguire oltre all’apparenza, acquisendo  la rivelazione custodita nelle semplici cose, come negli incontri con un paesaggio, i suoi odori, i suoi profumi , i suoi animali o le persone. Tutto l’universo conserva la fonte della verità, una lingua che si esprime in diverse forme, e l’avvento ipertecnologico rischia di perforare il cordone ombelicale di questo rapporto tal volta offuscato.

Guido cerca di raggiungere la località di Realdo, vicino a Triora, dove dovrà montare questa antenna, ma la mappa del  satellitare non conosce l’esattezza del posto e va in tilt.  Guido deve arrivare a Baregh del Bolla,  ma nessuno sa dire con precisione dove si trovi il luogo, e neppure gli abitanti possono essere d’aiuto. L’ipertecnologia sta portando a mappare l’intero globo terrestre, riduce le distanze geografiche, ci consente di parlare al cellulare con chi vogliamo, ma questo risultato innesca il rischio di proiettare l’uomo sempre più verso una dimensione alienante, dove senza l’essenza delle primordiali conoscenze sembra scivolare in un tempo perduto. E l’uomo affidandosi totalmente alla rivoluzione tecnologica sembra smarrire il suo sesto senso, le sue conoscenze del territorio che lo circonda. Una contrarietà che emerge, senza natura polemica ma straordinariamente riflessiva. Una denuncia esistenziale, ideata da Revelli con un escamotage davvero coinvolgente. Se l’uomo non conosce più  il suo habitat,le sue proprietà, il territorio circostante, dove può arrivare ?

L’unico a poter condurre Guido a Baregh del Bolla è Giusè Burrasca, un pastore che ha scelto di vivere oltre i confini della modernità, custodendo il segreto di una cultura che ci appartiene e che poco alla volta verrà riconquistata. Giusè Burrasca, un misantropo, un Virgilio dantesco che guiderà il nostro protagonista in un viaggio non solo geografico ma metaforico sul significato esistenziale, attraverso un definito processo iniziatico che passa dalla consapevolezza dell’infanzia per arrivare alla definizione di un nuovo uomo.

L’abilità unica e originale di Revelli và colta nel tratto psicologico della società che trae dai pochi personaggi presenti nella storia, ma che incarnano una visione universale.

L’incontro con la lupa sembra arrestare il tempo per Guido, mentre in realtà continua a scorrere, e in un vortice elicoidale mette in risalto le schiavitù deformanti della società contemporanea per la liberta individuale.

Davvero una storia irresistibile !

Quel  quando potete tornate indietro che conclude il romanzo,  voce tecnologica del navigatore, suona come un invito a riappropriarci della nostra esistenza. La lupa diventa simbolo di una natura che richiama l’uomo alla sua identità panteista.

Giacomo Revelli consegna con Nel tempo dei lupi  pagine intense, odorate di primitive intuizioni che guidano al recupero della nostra identità. Un autore che si  rivela  un pastore della letteratura, un cacciatore dell’essenziale.

Autore: Giacomo Revelli

Titolo: Nel Tempo dei Lupi. Una storia al confine

Edizioni: Pentagora Delfino & Enrile Editori snc, euro 12

 

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