La sera del 31 dicembre, la sera di San Silvestro, ascolterò come è mia abitudine il discorso del Presidente della Repubblica. Trovo stucchevole l’escalation di questi giorni che invita a boicottare questo tradizionale appuntamento, giocando in realtà allo sfascio delle Istituzioni. Sì perché chi alimenta in questi giorni il tenore polemico verso la Presidenza della Repubblica, agisce solo strumentalizzando la crisi senza proporre una soluzione generale e concreta. È più facile individuare un nemico e indirizzare su di lui tutte le colpe, governando così il popolo della protesta e della disperazione. La provocazione di Grillo è sterile quanto offensiva;  non posso accettare i suoi giudizi meschini e le accuse gratuite verso il presidente Giorgio Napolitano. La marcia di Grillo contro Napolitano è una dichiarazione di guerra alle Istituzioni e alla democrazia. Per questo motivo trovo ignobile tacere, in questo marasma dove tutti giocano alla accusa e alla distruzione. È altrettanto deprecabile l’atteggiamento di Silvio Berlusoni disposto a sacrificare gli interessi del Paese per salvare se stesso. Più che il ritorno di Forza Italia, si tratta invero di un assurdo estremismo dell’apologia personale.giorgio_napolitano_discorso_fine_anno_2010

La rielezione di Giorgio Napolitano è avvenuta dopo il risultato delle elezioni politiche: un risultato che ha consegnato all’Italia l’ingovernabilità e ha costretto al ricorso delle “larghe intese”. Và ricordato che il Parlamento non riuscì a trovare un accordo sull’elezione per il nuovo presidente della Repubblica e fu chiesto a Napolitano di accettare la sua rielezione, in un momento così difficile. Fu richiamato il grande senso di responsabilità, fu fatto appello perche Napolitano non rinunciasse a questo obbligo che gli veniva imposto da un Parlamento non sufficientemente in grado di proporre alternative sostenibili. Napolitano veniva osannato come il salvatore della patria (Re Giorgio). Movimento cinque stelle a parte. Si tirò in ballo nella primavera 2013  il presidente uscente come unico garante e collante di un Paese sull’orlo del declino; si tira in gioco oggi nuovamente il presidente per la continua incapacità di una classe politica  di andare oltre la cultura dell’odio e delll’urlo. Ma liberarsi di un ventennio che ha segnato profondamente gli usi e i costumi degli italiani non è cosa immediata e altrettanto facile. Risulta così molto più semplice rincorrere il malcontento diffuso, creando il mito distruttivo di un colpevole. Si ritorna così alla politica dell’inquisizione, condannando in nome dell’assurdità che sembra avere la meglio.  

Aumenta la disoccupazione giovanile, la questione del lavoro è un’urgenza nazionale e l’opposizione cosa propone? L’inpeachement. Dopo aver costretto Napolitano ad assumersi responsabilità per il salvaguardia della democrazia, ora lo si soggetta a un’invettiva inconsistente. Se il Parlamento latita ( e in questi anni il Parlamento è stato più assente che presente) perché evidentemente preferisce la piazza reale e virtuale, non si accusi il Presidente della Repubblica ma semmai si proponga un serio esame di coscienza.  L’inpeachement  dei berlusconiani e dei grillini nascono da ragioni diverse, ma entrambi minano l’architettura della democrazia. Berlusconi usa l’impeachement come strumento di ricatto: o la grazia o la testa di Napolitano; Grillo invece lo propone come ennesimo urlo, per richiamare l’attenzione dei delusi, dei disperati magari anche in funzione delle imminenti elezioni europee, dove il risultato che interessa non è l’interesse di un progetto politico ma la conquista di una percentuale maggiore rispetto agli altri.

La sera di San Silvestro non spegnerò il televisore, ne tanto meno ascolterò il teatralismo tragicomico dell’irresponsabilità, ma mi sintonizzerò per sentire il discorso di Giorgio Napolitano, che potrò condividere come no, ma che offrirà comunque lo spazio per un confronto basato non sulla natura polemica ma costruttiva che serve per rilanciare il nostro Paese.

La caccia alle streghe con la strage dei sospetti non serve alla salute della democrazia, ma rischia di essere l’elemento fecondo per l’avvento di una nuova dittatura.

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