Per me vale la regola:  del due non più uno.

Credo sia giusto fare un po’ di chiarezza e, rendere pubblico un’idea  emersa  molto tempo fa e che, dopo una lunga riflessione, mi ha portato a una scelta che considero definitiva.

Nella prossima primavera i nostri cittadini di Sant’Olcese saranno chiamati rinnovare il Consiglio Comunale, per scegliere il nuovo Sindaco e l’amministrazione che dovrà guidare la prossima legislatura.

Questo appuntamento, importante per la salute della democrazia, mi porta a dire oggi con estrema serenità di causa, che  i prossimi mesi saranno impegnativi più che mai, perché cercherò di concludere nel miglior modo possibile il mio mandato di assessore. Mi adopererò per lasciare una buona eredità, per lasciare a questo territorio qualcosa di utile anche dopo il mio operato: guardare al futuro nella speranza che ciò che tu hai iniziato possa e potrà continuare, raccogliendo benefici, è motivo di ispirazione perpetua. foto-tovo3.jpgUn politico non può fermarsi a dinamiche individualiste, ritenendo che il suo esercizio debba procedere esclusivamente ad un ruolo che lo veda sempre come protagonista; ma deve essere lungimirante confidando che il frutto di certe iniziative o provvedimenti potranno essere raccolti e proseguiti dal suo successore. Altre forme di pensiero, in merito, non mi appartengono. In questi anni, non so se ci sono riuscito, ho cercato di lavorare nell’interesse superiore del territorio, ho tentato di essere l’assessore di Sant’Olcese e non solo l’espressione di una maggioranza: con questa determinazione mi preoccupo anche che alcuni lavori possano continuare, crescere anche dopo di me.

L’enucleazione di questo intendimento è dovuta alla consapevolezza che  questo incarico segna una scadenza importante: l’ esaurimento del mandato istituzionale. Con le elezioni del 2014 termina, per me, l’esperienza amministrativa. Non mi presenterò, infatti, al nuovo appuntamento elettorale.

Ringrazio tutti coloro che in questi anni mi hanno sostenuto, e che mi invitavano ad assumere posizioni più impegnative rispetto a quella esercitata. Ringrazio le forze politiche come le persone che negli ultimi mesi hanno cercato di convincermi a tornare indietro su questa decisione, offrendomi anche la candidatura a sindaco, un’attestazione di fiducia e stima che ho gradito. Grazie per averci pensato e grazie per avermelo proposto, ma è giusto che io mi fermi qui. Essere sindaco è una responsabilità e un onore che avrei voluto assumere, non posso nascondere che la tentazione fosse forte, ma quando si ricoprono incarichi politici di partito, occorre meditare e saper discernere nel processo delle scelte. Il 2 dicembre del 2011 sono stato eletto segretario cittadino dell’UDC a Genova, un incarico che mi ha chiamato a una grande responsabilità, e che tutt’oggi svolgo. In questi anni ho voluto dare un’impostazione e una linea politica, che guardassero alle esigenze della città, sostenendo proposte e principi. Tra i principi che ho voluto adottare nella conduzione politica del partito cittadino un posto particolare è stato assunto dall’introduzione del limite di mandato elettorale. Sono convinto che dopo due, massimo tre, mandati elettorali consecutivi, nell’ambito di un’istituzione, occorra porre un limite per consentire il cambio generazionale tanto predicato ma difficilmente raggiunto. Nell’estate del 2011 avevo lanciato un appello ai vertici nazionali dell’UDC, per una riforma della legge elettorale attraverso l’istituto della legge popolare, chiedendo che fosse previsto il limite di mandato parlamentare, con la formula “due più uno” per casi eccezionali. Appello che cadde nel vuoto.

Ora tocca a me osservare questo principio. Sono alla fine del mio secondo mandato, uno all’opposizione e uno in maggioranza. Potrei scegliere la facoltà del terzo mandato, ovvero l’eccezionalità, e tentare la terza candidatura. Preferisco, invece, prestar fede al principio del limite che ho voluto come caposaldo della mia segreteria politica. Che esempio darei se non fossi io ad osservarlo? Dopo averlo più volte richiamato, anche mediaticamente? Qualcuno mi ha detto che questa imposizione vale solo per le grandi Istituzioni: “Sant’Olcese è un piccolo Comune, candidati perché il limite di mandato qui non vale”. Rispondo che non è possibile: se alle regole iniziamo a porre le eccezioni, si finisce per svilire la sacralità delle leggi. Se la stagione delle riforme tarda ad arrivare, non avviene per le grandi Istituzioni di questo Paese, è necessario comunque partire da qualche parte: la storia propone esempi che provengono dalle piccole azioni, o come diceva Manzoni la storia è fatta anche dagli umili, dai piccoli, dagli ultimi e, allora partiamo dal basso per dare un segnale.

Assicuro che il mio impegno non cesserà, ma continuerà con la stessa passione che mi ha animato in questi anni.

Per quanto riguarda il mio futuro, ora posso solo affermare che non mi sottrarrò a meditazioni profonde, senza escludere nessuna possibilità, anche l’eventuale ritiro dalla politica per dedicarmi agli studi letterari. Ma confesso che mi piacerebbe lavorare per costruire una politica che oggi non vedo e offrire un contributo per la realizzazione di  un “centro politico” più moderno, aperto ad affrontare le sfide dell’evoluzione, e non inteso sempre come un prodotto elettorale e in contrapposizione a qualcuno. C’è bisogno oggi di una formazione politica vera che sappia interpretare le esigenze della società, c’è la necessità di incentivare la partecipazione per abbattere la crescente sfiducia, sintomo di una democrazia malata.

Per ora mi fermo a questa comunicazione, ringraziando tutti. Grazie Sant’Olcese per avermi dato tanto e insegnato molto: quest’esperienza mi ha fatto crescere, maturare e avvicinare alla comprensione dei problemi reali.

Porterò con me i segni distintivi di questo insegnamento, nel mio futuro qualsiasi esso sia.

 

 

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