Qui potete leggere il mio intervento pubblicato oggi sulle pagine de IL SECOLO XIX. Una lettera aperta al Sindaco di Genova Marco Doria, in merito al Consiglio Comunale monotematico sul Carlo Felice. Un invito a ragionare insieme, con il Sindaco, l’assessore alla cultura ma, indirizzato anche alle forze politiche perché non siano le barriere partitiche ad evitare una nuova presa di coscienza che consenta l’avvento di una fase innovativa che Genova, la nostra città merita. Ringrazio con queste parole il Consiglio Comunale che con Martedì 3 dicembre coglie l’invito che feci nel mese di luglio. Non è mai troppo tardi.

Signor Sindaco,

la recessione economica internazionale sta determinando una profonda evoluzione della società. L’economia in affanno segna record negativi e l’orizzonte di un futuro migliore, sembra cedere a un giustificato sentimento di sfiducia. Arrendersi ora sarebbe un atto di omissione alla responsabilità che la classe politica e dirigente di questa città deve evitare assolutamente. Occorre avviare un processo inverso capace di trovare e investire in nuove risorse. Il depauperamento socioeconomico che ha colpito alcuni settori tradizionali può e deve essere superato con adeguati strumenti. Sono convinto che una città come Genova possa trovare le ragioni in cui credere guardando alle sue potenzialità:un rilievo particolare deve essere riconosciuto alla Cultura che deve diventare parte integrante delle strategie di sviluppo intelligente, sostenibile e inclusivo.

Il Consiglio Comunale monotematico sul Carlo Felice e sulla realtà culturale della città di Genova, deve essere accolto come un’opportunità e non come una passerella per i partiti dove sfoggiare le tendenze egocentriche.  E’ doveroso promuovere una strategia di ampio respiro, un vero cambiamento del modello di sviluppo che restituisca una prospettiva e il senso del cammino.teatro-carlo-felice

Investire in Cultura significa affrontare le emergenze dell’attuale fase politico-sociale e proiettarsi verso il domani. Ritengo prioritario riconsegnare alla Cultura una nuova centralità nelle strategie di sviluppo di questa città. Per raggiungere questo obiettivo occorre abbattere gli steccati che hanno impedito un costruttivo dibattito sulla cultura:retorica, indifferenza e deresponsabilizzazione. Per assicurare questo processo è fondamentale una coscienza individuale e collettiva che consenta la democrazia delle opportunità per costruire un’idea- Genova, della quale creare un consenso e orientare il futuro. Non bisogna avere paura di aprire alla positività dell’evoluzione, favorendo l’avvento della democratizzazione della cultura.

Genova deve avere il coraggio di superare “le colonne d’Ercole”,  per puntare a un suo brand e il Carlo Felice rappresenta il perno centrale sul quale costruire un marchio di qualità, una definizione riconoscibile in tutto il mondo. Il ricco patrimonio culturale, storico e artistico di questa nostra città deve essere coinvolto in una filiera creativa per passare da zavorra a realtà produttiva. Un progetto ambizioso ma non impossibile che si può conseguire, grazie a una rivoluzione copernicana, della quale non solo questa città ha bisogno ma tutto il nostro Paese.

Signor Sindaco, dia a Genova il ruolo pilota per tracciare un cammino innovativo in grado di trasformare un sistema in perdita in una fonte di reddito e di occupazione. I sogni si possono realizzare quando il confine tra ragione e l’obiettivo da raggiungere è reso sottile grazie alla costante  forza di volontà. Non sarà facile, ma Lei ha una  responsabilità istituzionale per dare lo start-up a questo cambiamento che non deve essere circoscritto solo alla città di Genova, ma deve assumere il carattere di rivelazione cosmica. Il problema della gestione culturale è italiano: perché non credere che Genova possa aprire la breccia verso nuovi fattori dinamici ?

La cultura può dare un formidabile contributo alla ripresa e, investire in cultura vuol dire potenziare e ottimizzare un settore già esistente, incoraggiando  uno sviluppo virtuoso di produzione, di indotto economico sul territorio,  innovazione, occupazione e inclusione sociale .

Dunque partiamo dalle basi della cultura, ripensiamola come una fonte possibile di investimento per il futuro di Genova, dopo la crisi.

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