ATPfotoSi poteva evitare e, alla fine, ha prevalso la logica dell’irresponsabilità, dell’inerzia, mentre come Cassandra qualche amministratore avvisava dell’inesorabile destino, che stava per abbattersi su ATP: l’azienda di trasporto pubblico locale che fornisce un servizio essenziale a ben 67 comuni della provincia di Genova.

Le strategie hanno ceduto lo spazio all’apatia, alla politica del rinvio e  dell’inadeguatezza; dopo quasi quattro anni di invettive, di preoccupazioni espresse in più sedi la cronaca di “una morte annunciata”, purtroppo, non è più il soggetto di un film ma una cruda realtà con la quale tutti siamo chiamati a confrontarci.

In questa fase così delicata ha dominato sulla gestione dell’azienda l’incertezza delle regole, delle risorse e della programmazione organizzativa.

La situazione attuale è la conseguenza diretta di un controverso e contradditorio processo, connotato da molteplici tentativi indirizzati all’efficienza dell’azienda che hanno invece finito per accentuare, anziché risolvere, le criticità strutturali. I frequenti interventi e i piani industriali hanno inciso marginalmente non producendo gli obiettivi annunciati.

Si poteva evitare e invece siamo arrivati al punto del non ritorno. Anche se le speranze all’orizzonte sono deboli e poco credibili, in questo momento deve prevalere il buon senso: occorre  indirizzare ogni possibile sforzo e adottare ogni strumento per evitare il totale fallimento di ATP: tradotto in parole povere, vuol dire  limitare la natura di disagi sociali ed economici, non lasciando i cittadini a piedi. Salvare il posto di lavoro dei dipendenti ATP e il servizio per gli utenti è, e rimane  la priorità assoluta; ma dopo occorrerà procedere con un attento esame nonché un’indagine mirata a comprendere le cause che hanno determinato il collasso di questa azienda.

Auspico, quindi, sotto il senso della responsabilità e della serietà, che in Regione Liguria, nell’ambito del Consiglio regionale si possa inaugurare un’iniziativa volta all’istituzione di una Commissione d’inchiesta per valutare con obiettività le ragioni che hanno determinato il fallimento dell’azienda. È vero che la riduzione dei trasferimenti economici del governo, l’aumento del prezzo del carburante e delle assicurazioni sono tra gli elementi che sicuramente hanno causato questa tragica situazione ma è altrettanto responsabile comprendere se si poteva scongiurare questo tragico scenario e se esistono responsabilità non assunte sino in fondo.

Una commissione di’inchiesta per  valutare la ragione e natura  di piani industriali che hanno imposto pesanti sacrifici a utenti(aumento costo del biglietto e riduzione del servizio), a  istituzioni(aumento del 300% quota di compartecipazione) e ai dipendenti(peggiori condizioni lavorative) che non hanno prodotto gli effetti annunciati, ma hanno semmai confermato la tendenza di chi aveva sollevato, in tempi ancora non sospetti, dubbi sull’efficacia di certi interventi.

Serve fare chiarezza ! Sopratutto per dissolvere voci e ombre, come l’acquisto di dotazioni GPS  mai utilizzate, o l’affitto della autorimessa di Bolzaneto che, tra l’altro, mi risulta in scadenza, o consulenze e altre spese sostenute che forse non erano così urgenti e funzionali alla normale gestione amministrativa. Alcune voci di corridoio, che potrebbero essere anche tendenziose, vanno esaminate per scardinare ogni possibile dubbio. Troppa inerzia ha prevalso in questi anni: un’azienda pubblica ha fallito, non ci si può arrestare davanti a qualche indizio per decretare una sentenza che così prodotta sarebbe non obiettiva .

Una commissione di inchiesta è doverosa:un’azienda finanziata interamente con soldi pubblici, di fatto, ha fallito, è imperativo dare delle risposte e accertare eventuali responsabilità, che sono ovviamente da riferirsi a precedenti gestioni.

(Pubblicato sulle pagine de Il SECOLO XIX, di Domenica 13 ottobre 2013)

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