Di fronte a questo disarmante scenario, di  fatto, ATP fallisce per il prevalere di Ponzio Pilato: a livello nazionale vince la politica che si lava le mani. Non credo che i padri costituenti quando disegnarono il profilo della nostra Repubblica, potessero immaginare lo svilimento dell’attuale parlamento.

È difficile poter esprimere, mantenendo la calma, un commento su quanto si sta verificando, davvero mancano le parole, perché sembra di assistere all’allestimento di un copione scritto in precedenza, senza poter intervenire se non come soggetti passivi.

La Provincia, ente oramai privo di sostanziali poteri d’intervento, innalza la bandiera bianca e tratta per l’arresa. La Regione non può intervenire non disponendo di ulteriori risorse economiche e sembra  cedere a un sentimento che i Comuni dell’entroterra non gradiscono, e proclamano uno stato di allarme nonché di giustificata preoccupazione. Siamo davanti a una situazione senza precedenti: il territorio, gli Enti locali dal Governo Centrale. Parossistico e vero.

La Provincia che vanta un credito di 30 milioni di euro verso lo Stato, sarà costretta per garantire il minimo servizio a vendere le quote di maggioranza di ATP, ad un privato, che in queste circostanze non credo potrà migliorare la condizione.

In questo quadro drammatico  la Provincia con, sembra, l’assenso dei Comunibandiera-bianca azionisti del Tigullio sarà costretta a vendere, ma considerate le condizioni direi più che vendere a svendere. Ed è questa una delle ragioni che aumenta il regime delle preoccupazioni. Quali garanzie avranno i territori dell’entroterra che usufruiscono del servizio ATP? Cosa significa il minimo garantito? Perché essere costretti a vendere prima di approvare la riforma del Trasporto Pubblico Locale? Giusto coinvolgere i privati nella gestione del TPL, ma coinvolgere non significa cedere totalmente a una volontà gestionale che ubbidirà solamente alle leggi del profitto come d’altronde è giusto secondo le regole di mercato.

Non accuso il Commissario straordinario Fossati che da solo ha dovuto fronteggiare una situazione davvero difficile, anzi gli riconosco il merito di aver sostenuto una missione impossibile. Come non accuso l’assessore regionale ai trasporti Enrico Vesco, che in questi anni ha cercato di colmare le crescenti lacune romane, sino a quando ha potuto.

Questo però non vuol dire giustificare chi in questo momento doveva e dovrebbe assumersi le proprie responsabilità. Mi riferisco ai parlamentari di ogni fede e provenienza politica: il dissesto del trasporto pubblico locale è una questione nazionale. Sono profondamente amareggiato nel constatare ancora una volta il totale deserto!

A questo punto non mi resta che inoltrare un appello ai parlamentari di buon senso, perché si eviti il collasso del TPL e siano presentate nei luoghi deputati  all’emergenza le proposte per un immediato intervento.

Al Governo che annuncia la fine della crisi, dico davvero difficile crederci davanti a una non assunzione di responsabilità e di mutismo che lascia noi amministratori, quelli più vicino ai cittadini, oltre ogni grado di mortificazione. Questo però non vuol dire che ci arrenderemo.

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