Occorre sfatare le credenze popolari, infondate e offensive che vedono le risorse pubbliche indirizzate alla cultura come fondi persi. Occorre dire a chi crede che professionisti come i lavoratori del Carlo Felice siano il problema dell’Ente Lirico, che probabilmente non hanno compreso la vera natura del problema. Occorre dire a queste persone di abbandonare pregiudizi, perché è inammissibile colpire chi con propri sacrifici ha già dato il proprio contributo. Servirebbe ascoltare e aprire al buon senso, perché solo con la partecipazione e condivisione si trova la ragionevolezza delle soluzioni. Quando leggo, quando apprendo commenti del genere, “basta con i privilegi a gente che non lavora ..”, riferito al personale del Carlo Felice, posso credere che ciò derivi dalla non conoscenza del settore, perché contrariamente  questa gente chiede di lavorare non di essere ridotta in produzione per “solidarietà”. Le imposizioni derivate da un CdA poco responsabile, riducono il complesso motivazionale e la qualità produttiva.

Desidero attraverso questa riflessione, rimarcare che investire risorse pubbliche SONY DSCnella Cultura significa creare e sostenere un nuovo motore economico. Oggi più che mai serve inaugurare un nuovo processo sinergico in grado di coinvolgere pubblico e privato.

E voglio dimostrare nello stesso tempo che non è vero che investire nella Cultura genera perdite economiche: anzi il contrario.

Serve fare chiarezza e smantellare luoghi troppo comuni.

Come avrete capito, leggendo i miei interventi, credo e sostengo la Cultura e sono soddisfatto di essermi schierato affinché sul Carlo Felice ci sia un cambio gestionale significativo.

Perché gli investimenti in Cultura possono essere molto remunerativi, e a sostenere questa tesi un importante studio francese che ha valutato l’impatto socio-economico dell’Opéra di Lione sul territorio: la ricerca, condotta dalla Nova Consulting, ha consegnato un risultato sorprendente: per un euro di sovvenzione pubblica (il teatro riceve fondi da comune, stato, regione) l’Opera di Lione genera circa tre euro di ricaduta diretta sul territorio, oltre all’impatto globale sulla città. Così, per 29 milioni di euro di finanziamenti, le ricadute economiche superano gli 80 milioni.

Nello specifico, per ogni euro di finanziamento pubblico, il Teatro genera 0.80 euro di impatto economico attraverso i consumi degli spettatori: ad esempio bar, ristoranti, alberghi, negozi taxi.

Mentre altri due euro vengono ricavati mediante le attività stesse del Teatro, sia con gli stipendi ai dipendenti, sia con gli appalti ai subfornitori locali per settori quali sicurezza, manutenzione, materiali per le scenografie e i costumi, trasporti, e altro.

Un investimento pubblico coraggioso che ha prodotto i suoi benefici, conferendo all’Opéra di Lione una realtà economica di notevole importanza per tutta la città. Un bilancio annuale di oltre 38 milioni di euro di cui 29 provenienti da stanziamenti pubblici: il 60% dalla città di Lione, il 20% dallo Stato, il 10% dalla regione Rhone-Alpes e il restante 10% dal dipartimento del Rodano.

Un investimento non solo di natura economica ma improntato anche sulla qualità e ricerca di mercato, che ha condotto l’Ente Lirico sinfonico di Lione ad essere un polo di attrazione turistica e di innovazione. I riflessi economici derivanti da questo importante processo sono evidenti: è sufficiente guardare alla capacità di attirare l’insediamento delle grandi imprese e il radicamento sul territorio; i risultati reali sulla coesione sociale e sulla stessa identità locale, ovvero il cosiddetto soft power. Accanto alle derivazioni dirette e alle connessioni con l’indotto della città si evidenzia sempre di più come le attività culturali siano un elemento importante, catalizzatore per una crescita economica in grado di guidare un nuovo sisatema.

L’Opèra di Lione, quindi, dimostra che per ogni euro di sovvenzione pubblica, si ottiene una ricaduta positiva di circa tre euro, con effetti anche sull’indotto. Pertanto sarebbe opportuno guardare al Carlo Felice come una risorsa su cui scommettere e investire, partendo dal presupposto che proseguendo con la politica dei tagli, degli inutili sacrifici per far quadrare i bilanci in perdita si ottiene l’effetto inverso. E sul Opèra di Genova non c’è bisogno di studi particolari per mettere in evidenza una consequenziale politica di errori, alla quale con molto coraggio bisogna dire basta, a chi vuol perseguire su una linea che conduce a un binario morto.

 

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