La strada imboccata dal Sindaco Doria e dal CdA di procedere al licenziamento di 48 operatori del Teatro Lirico Carlo Felice è molto pericolosa e ricca di incognite; oltre che profondamente esecrabile sul piano politico e della tutela del lavoro. Doria è stato eletto soprattutto per la sua attenzione ai problemi sociali e dell’occupazione: questa sua reazione è, dunque, fortemente contraddittoria.

licenziamentoSul piano strettamente giuridico invito il Sindaco a prestare la massima attenzione ad assumere iniziative che potrebbero avere effetti boomerang e che potrebbero essere clamorosamente smentite dalla giurisprudenza decretando di fatto il default del Teatro. Un danno d’immagine irreversibile per tutta la città di Genova.

Mi spiego meglio.

Ci sono una serie di sentenze dei diversi TAR, che riconoscono alle Fondazioni Lirico Sinfoniche il carattere sostanzialmente pubblico e, notoriamente è impossibile licenziare nel settore pubblico soprattutto per chi è stato assunto su base concorsuale e non a chiamata  diretta, pertanto l’iniziativa messa in campo dal CdA del Carlo felice risulta già dal primo acchito irrisoria e impercorribile. Questa soluzione, promossa non so da quale mente così fine, si rivela come l’ulteriore e inutile perdita di tempo.

Particolarmente significativa la recentissima sentenza del TAR del Lazio del 5 giugno 2013,  in risposta al ricorso presentato dalla Fondazione Teatro Comunale di Bologna, dove si legge Il Collegio rammenta a tale proposito che, solo laddove non sia esplicitamente indicata la natura pubblica dell’organismo, la dottrina e la giurisprudenza insegnano che deve farsi riferimento ai c.d. “indici rivelatori della pubblicità” attraverso un’analisi in concreto della struttura, delle modalità di funzionamento e di finanziamento, dei controlli, il cui esito può portare o meno ad una qualificazione pubblicistica dell’ente, con conseguente applicazione della normativa (pubblicistica) di riferimento. Così come è noto, peraltro, che, anche a fronte di una qualificazione privatistica di un ente, non si esclude che questo possa comunque essere assoggettato a singole previsioni di carattere pubblicistico, come spesso avviene per quelle di derivazione comunitaria. Ciò perché la legislazione comunitaria non conosce, invero, una classificazione “statica” degli enti pubblici bensì “dinamica” in ragione della funzione o degli obiettivi che l’Unione europea stessa intende perseguire.” E ancora … “Anche il Consiglio di Stato, con la richiamata sentenza n. 6014/2012, ha operato analoghe valutazioni che, seppure riferite agli enti previdenziali privatizzati, possono ritenersi valide anche con riferimento alla fattispecie in esame, laddove si afferma che l’applicabilità di misure di finanza pubblica anche ad enti privatizzati “non è, infatti, frutto di una valutazione arbitraria dell’Amministrazione, ma, al contrario, corrisponde alla qualificazione pubblica degli stessi e ai criteri stabiliti dalla legge in coerenza con i principi desumibili dall’art. 81 della Costituzione e con il principio di eguaglianza di cui all’art. 3 della Costituzione”.

Invito il Sindaco a leggerla con particolare attenzione, magari con tutto il CdA del Carlo Felice, che potrebbe rispondere di eventuali scelte sbagliate. Credo, infatti,  che i lavoratori interessati da procedimenti così drastici come il licenziamento non esiteranno a difendere i propri diritti nelle sedi più opportune e con buone possibilità di successo. Ma nel frattempo il Carlo Felice sarà morto per la ostinata  continuità di logiche inadeguate.

La domanda nasce spontanea: si può cambiare? C’è ancora tempo per scelte appropriate e innovative? Si può passare ad un Carlo Felice che produce e non chiede più sacrifici inutili ai suoi operatori? Ma soprattutto si può abbondanare questo processo eutanasico ? Quando c’è la volontà … si può fare tutto, affrontare anche le missioni impossibili.

E, in ultimo, si faccia attenzione in materia di diritto comunitario  e alle disposizioni europee, che in questo caso non si prestano a interpretazioni.

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