Amara consolazione? o soddisfazione ? nell’apprendere ieri pomeriggio la decisione della corte Costituzionale in merito alla riorganizzazione delle Province ? Potrei esordire con un “lo avevo previsto”. Il decreto “salva Italia” conteneva elementi di carattere anticostituzionale, per non parlare del successivo decreto dove veniva istituita la Città Metropolitana : un vero pasticciaccio. La Famosa Spending Review, sulla quale è bene sottolinearlo la Corte ancora non si è espressa! Avevo ragione, quindi, nel sostenere che quel decreto andava coretto, e che il Parlamento dovesse intervenire. Invece nulla !

Oggi il ministro  Quagliarello afferma che il Governo varerà una “riforma Costituzionale”, mentre il Paese rischia una paralisi istituzionale. Si doveva intervenire prima, mentre in Italia si aspetta sempre l’esito delle sentenze anche davanti all’evidenza.

Ripropongo, qui di seguito, la relazione che presentai al Comitato Cittadino UDC di Genova e approvata ad unanimità. Purtroppo inascoltata da chi doveva assumersi l’onore della responsabilità.

RELAZIONE

LA CITTA’ METROPOLITANA, QUALE MODELLO COSTRUIRE PER GENOVA

La crisi internazionale che coinvolge anche il nostro Paese sottolinea che non la si può affrontare con leggerezza o misure destinate ad essere inique. L’esigenza di intervenire con misure incisive e definitive anche nelitalia_1_200si riconosce al Governo Monti di aver iniziato coraggiosamente il percorso di riforma, anche se si intravvedono alcuni rischi che potrebbero comprometterne l’iter conclusivo.

Crediamo che il processo inaugurato dalla cosiddetta “Spending Revieu” debba andare in direzione di una maggiore semplificazione atta a non complicare la vita, pertanto l’assicurazione per garantire i servizi ai cittadini, alle famiglie e alle imprese, è per noi un dato irrinunciabile. Questa fase di revisione degli assetti istituzionali deve essere intesa come l’occasione per ridefinire la struttura periferica dello Stato affinché sia possibile riarticolare la gestione dei servizi locali e dei compiti istituzionali sulla base delle nuove aggregazioni. Deve essere l’occasione per compiere il primo passo verso la costruzione di un sistema istituzionale più efficace ed efficiente, insieme competitivo e trasparente.

“Non serve un riordino delle Province, una ridefinizione degli enti se alla fine del percorso avrà prevalso il detto “tutto deve cambiare perché tutto deve restare come prima”.

La soluzione adottata con decretazione d’urgenza nel provvedimento di revisione della spesa pubblica, sotto certi aspetti appare troppo affrettata e si offre diverse critiche per i molteplici argomenti didebolezza e di ambiguità.

Nell’ambito della stagione delle riforme tanto annunciate e mai terminate, si evidenzia, da molti anni, l’esigenza di creare un’innovativa forma di governo idonea per le grandi strutture urbane. Ovvero, per quelle aree, non necessariamente molto estese, ad alta ma anche a bassa densità, costituite, di regola, dal Comune capoluogo e da altri comuni in contiguità territoriale, da centri e periferie, da aree forti per economia e servizi e da aree deboli, dove risaltano relazioni economiche e culturali fortemente integrate e interessi complessi che superano i singoli confini comunali.Realtà dove è presente una domanda di fruizione comune di servizi che si configurano sempre più come un unico complesso, strettamente integrato.

Il fenomeno, che ha caratterizzato le grandi città del continente europeo e non solo, creato all’origine dall’avvento della società industriale, con il passare del tempo si è aggravato per gli effetti della globalizzazione e la presenza in questi territori di un numero sempre più crescente di non residenti “fruitori” giornalieri o per periodi limitati nell’anno dei servizi urbani (turisti, uomini d’affari, studenti, ecc).

Successivamente sono cresciute concentrazioni urbane, e, più in generale, le cosiddette “città diffuse o esplose” , quelle che si estendono nel territorio contiguo ai propri confini convenzionali e diventano luogo di intersezione, e, nello stesso tempo, di frammentazione, di diverse relazioni economiche, sociali e culturali.

Questo fenomeno per la complessità e varietà delle problematiche sottese, non e gestibile, con efficienza ed efficacia, con le strutture amministrative locali tradizionali (comuni e province), e perquesto motivo deve essere affrontato con altri modelli di governo; anche perché i comuni capoluogo di queste realtà urbane si trovano sempre più in affanno nel governare le problematiche dell’area, che interessano oltre i loro confini municipali, quali i trasporti, la qualità dell’ambiente, l’organizzazione e gestione dei rifiuti, la viabilità, ecc.

I progetti di istituzione delle città metropolitane nel corso degli ultimi 20 anni sono stati diversi ma sino ad oggi disattesi (fatta eccezione per la riforma del titolo V della Costituzione del 2001, dove l’ente”città metropolitana” ha ottenuto, il pieno riconoscimento costituzionale artt. 114, 117,118 e 119 Cost.): dal primo più datato della legge n. 142 del 1990 (artt.17- 21), all’altro del testo unico degli enti locali n. 267 del 2000 (artt. 22 – 27), per passare alla Legge Loggia del 2003, a quella più recente sul federalismo fiscale L. n. 42 del 2009 (art. 23).

La questione è rimasta irrisolta per differenti ragioni: per un verso, la difficoltà di applicare il modello di governo unico e non differenziato della sovracomunalità, e per l’altro, l’esistenza di forti veti istituzionali incrociati, che hanno paralizzato l’azione delle regioni e delle autonomie locali.

La questione delle città metropolitane, dopo disparate e disorganiche modifiche, ha trovato, quindi, il suo rilancio in un provvedimento di decretazione d’urgenza, estraneo alla materia del riordino istituzionale e dedicato alla revisione della spesa pubblica per centrare gli obiettivi di finanza pubblica imposti dagli obblighi europei. Mentre sarebbe stato auspicabile che la regolamentazione definitiva di questo nuovo ente fosse contenuta nella nuova Carta delle Autonomie, giacente da tempo in Parlamento (ddl S. n. 2259), ossia in un progetto organico di ridefinizione del sistema delle autonomie locali.

Nel sottolineare l’importanza di un nuovo assetto istituzionale, in grado di accogliere le nuove sfide introdotte dall’era globalela città metropolitana quale nuovo ente dovrà essere la sintesi di quanto sinora affermato. L’articolo 18, della Legge 135/2012, che va modificando alcune realtà provinciali, presenta a nostro avviso caratteri di difetto costituzionale. La disposizione risulta non propriamente chiara, a tratti confusa e di complessa applicazione con il rischio di ulteriori aumenti di costi specie, in quelle realtà in cui sarà attuato il previsto frazionamento del capoluogo in più comuni.

È opportuno evidenziare, per diverse ragioni, la prevedibile vulnerabilità sotto il profilo di un eventuale scrutinio di costituzionalità, per almeno tre aspetti fondamentali:

1) La scelta dello strumento della decretazione d’urgenza, in mancanza evidente dei presupposti della straordinaria necessità ed urgenza richiesti dall’art. 77 della Costituzione;

2) Lo scioglimento anticipato degli organi eletti a suffragio universale e diretto, prima della loro naturale scadenza, in violazione degli articoli 1, 5 e 114 della Costituzione;

3) La configurazione della città metropolitana come ente di secondo grado, in contrasto con gli articoli 5 e 11della Costituzione.

Sottolineiamo tra l’altro nelle anomalie contenute in questa disposizione, il riferimento alla metodologia elettiva, la dove si adotterebbe il modello di secondo grado introdotto dal decreto “Salva Italia”. Infatti su questo è da riferire un ricorso presso la Corte Costituzionale sulla legittimità costituzionale dell’articolo 23 che introduce il modello elettivo di secondo livello. Se la Corte Costituzionale dovesse riconoscere la non legittimità, quali sarebbero gli effetti? Soprattutto davanti a questo quesito perché proporre, e quasi imporre questo modello per l’elezione per la città metropolitana ?. Noi crediamo nei modelli partecipati e democratici, dove le diverse espressioni territoriali sono garantiti e rappresentati: questa scelta non troverebbe garanzie per le minoranze, ecco perché siamo estremamente convinti che l’unico metodo elettivo adottabile, per la città metropolitana, sia il suffragio universalel’elezione diretta, di difficile realizzazione attenendosi all’attuale disposizione, se non spacchettando il capoluogo , come alcune altre realtà politiche hanno di fatto pensato. Ma questa scelta comporterebbe a un ulteriore aumento di costi, e altre problematiche, ed è il motivo che se pur coraggiosa nella sua enunciazione, considerando gli eventi odierni, non possiamo, in questa fase, condividerne la sostanza.

Il progetto così predisposto è destinato ad un probabile insuccesso e, se attuato, rischia di consegnare alla collettività solo una nuova provincia, rinominata “città metropolitana”lo stesso ente provinciale rafforzato nelle funzioni di area vasta, ma fortemente indebolito nella sua rappresentatività democratica della collettività amministrata a causa dell’elezione indiretta dei suoi organi di governo. E noi questo modello non possiamo condividerlo ne tanto meno sostenerlo.

Occorre puntare sulle funzioni della futura città metropolitana, non possiamo fermarci a fermarci alla configurazione della Provincia, la sfida vera è andare oltre, gli esempi in materia non mancano, spetta al legislatore cogliere questa opportunità.

Per esempio si potrebbe provvedere un intervento sulla non ben definita funzione fondamentale relativa alla “promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale, arricchendola di contenuti in rapporto di competenze con Stato e Regioni.

Basti pensare, ad esempio, al tema delle vertenze per esuberi lavorativi delle grandi aziende, degli incentivi alle imprese, del sostegno ad infrastrutture e telematica, all’operato di promozione delle Camere di commercio.

La città metropolitana per essere realmente utile e diversa dagli altri enti locali dovrà assumere specifiche competenze, sottratte a Stato e regioni o, in alcuni casi, in concorso con esse, finalizzate allo sviluppo economico. “I grandi appalti per i nodi autostradali, gli aeroporti; le vertenze sulle crisi aziendali delle grandi aziende (che impiegano generalmente lavoratori dell’hinterland); le iniziative di promozione dell’economia e delle aziende anche all’estero (caso Expo, ad esempio). Sono queste, per fermarsi a qualche esempio, le funzioni che dovrebbero caratterizzare la città metropolitana di Genova per rendere davvero utili per il territorio.”

Siamo sinceri, avremmo preferito un iter più razionale, che partisse prima dalle funzioni della città metropolitana per poi giungere alla definizione territoriale con la totale abolizione delle Province.

Così non è stato, ma con grande senso di responsabilità che ci contraddistingue nel panorama politico locale e nazionale, accettiamo la sfida non con la cultura del no, ma con la consapevolezza che è ora di rimboccarsi le maniche: ce lo chiede la storia, ce lo chiedono le giovani generazioni.

Nell’espressione di questa relazione non abbiamo fatto mancare le nostre osservazioni, anche critiche ma pertinenti al conseguimento di un obiettivo che non possiamo più permetterci di rimandare ulteriormente.

Abbiamo delineato alcuni elementi che a nostro avviso potrebbero compromettere il risultato finale, ed esprimiamo parere favorevole nel riconoscere la città metropolitana quale nuovo Ente locale. Il nostro contributo è diretto a eliminare ogni possibile rischio di default del processo istituivo, e mira alla realizzazione di una città metropolitana funzionante ed efficace, per questo motivo invitiamo a non perdere tempo a non trasformare questa opportunità in ennesimo buco nell’acqua. Crediamo per questo motivo che il margine di tempo, con scadenze che ci sembrano troppo rigide, dovrebbe essere rivisto consentendo un apporto di migliore qualità nella definizione di questo nuovo sistema locale.

La città metropolitana può e deve essere lo strumento per dare vita a un Ente nuovo, moderno, trasparente ed efficace per affrontare le nuove dimensioni che la società globalizzata presenta.

Grazie a tutti per il grande senso di partecipazione e collaborazione offerta nell’analisi di questa tematica, punto cardine per la Genova del futuro, la Genova del domani.

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