Sulle pagine di alcuni quotidiani oggi risalta la notizia di un oramai più che probabile divorzio tra Casini e Monti. Il mio primo commento è stato: FINALMENTE UNA SCELTA CIVICA.  Sì, perché l’alleanza elettorale costruita su principi egocentrici e non programmatici , che ha caratterizzato le ultime elezioni, ha evidenziato errori che hanno determinato pesanti conseguenze. L’UDC è stato il principale partito che ha promosso la scelta di sostenere la candidatura del senatore Monti, al quale riconosco le responsabilità assunte in un periodo veramente difficile, ma è stato anche il partito che ha pagato il prezzo più salato per questo tipo di  scelta. Una linea che Casini ha voluto sopra ogni cosa, non considerando gli humour della base, convinto probabilmente di giocare la carta “di ago della bilancia” in condizioni che si andavano profilando.spaccatura

L’UDC è stata leale in parlamento durante il governo Monti, ma non ha saputo riconoscere che quel periodo doveva chiudersi e che occorreva assumere allora un approccio innovativo: invece ha prevalso un interesse privato che ha , ed è inutile non ammetterlo, lacerato il nostro partito.

Non tutti i mali vengono per nuocere, diceva mia nonna. Certo la base ha subito un obbligazione romana, che ha di fatto soppresso ogni successo costruito con fatica sul territorio. L’UDC era un partito che durante la segreteria Cesa ha saputo poco alla volta radicarsi a livello locale; è, invece,  stato un arrogante ordine di scuderia a cancellare di colpo gli obbiettivi raggiunti. Come si sa, la responsabilità principale di questa scelta l’attribuisco a Casini, che dovrebbe ammettere l’errore e chiedere scusa. Ma Casini preferisce ignorare il malcontento sempre più diffuso e torna ogni tanto a dichiarazioni che appartengono a un repertorio usurato .

Ha ragione Lorenzo Cesa, quando oggi, dal Corriere della Sera, afferma di voler ripartire dall’UDC volendo dire che l’esperienza infelice con scelta civica non può continuare e che serve un atto di coraggio per intraprendere un nuovo percorso.

Sostengo la linea Cesa, perché in questo momento, con obiettività riconosce l’esigenza di inaugurare una linea di demarcazione . Ripartire dall’UDC vuole dire anche andare oltre, disegnare non astrattamente ma in maniera credibile la strategia per la costruzione di soggetto politico moderno e non più servo di nessuno.

Abbiamo più volte sostenuto che doveva terminare questo ventennio di seconda repubblica dove a prevalso nella politica l’arte dell’improvvisazione, ma alla fine non siamo stati in grado di sintetizzare  il passaggio dalla teoria alla pratica. La politica è una “cosa” seria, facciamo in modo che tornino ad occuparsene persone realmente votate a questo servizio.

Non possiamo consentire che la piazza nobile della democrazia sia popolata da urlatori da schiamazzo( vedi il continuo proliferare di liste civiche e pseudo grillismo), che rischiano asservendo populismi beceri il tracollo di questa “povera patria”.

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