La situazione del Carlo Felice, la vicenda del Teatro Modena, gli ulteriori tagli che colpiranno la già drammatica realtà della Cultura a Genova, alimentano da settimane scenari di pessimismo e di incertezze.

Questa triste fotografia che emerge da Genova, è ancora più tragica se si pensa che questa città nel 2004 è stata Capitale europea della Cultura. Se siamo arrivati a questo punto, è evidente che le occasioni rappresentate in quell’anno così particolare non sono state sfruttate pienamente, e che sono mancate politiche lungimiranti che avrebbero dovuto consentire una ripresa.

Non fermiamoci a istruire solo processi, non stoppiamoci alla sola azione del mugugno, occorre guardare avanti ora più che mai: “osare” deve diventare il nuovo motivo di riscatto per creare a Genova ciò che sino ad oggi non si è fatto, “osare” per abbattere ogni schema logico, vecchio e usurato.

Le difficoltà economiche che stanno mettendo a dura prova tutto il ricco patrimonio culturale genovese non devono assolutamente piegare la città ma, attingendo dalla forza che Genova sa dimostrare nei momenti più difficili, bisogna superarle. Per conseguire questo obiettivo serve una nuova concezione, un sistema che sappia cogliere un diverso modello di sviluppo culturale. Occorre contrastare le correnti negative che riducono la cultura, nell’immaginativo collettivo ad  un pozzo senza fondo dove si perdono le risorse pubbliche; bisogna   inaugurare un processo che sappia fare della creatività artistica uno dei suoi aspetti di attrazione  culturale e turistica.

Rinnovo la mia solidarietà ai lavoratori dell’Ente Lirico genovese, come rinnovo il mio impegno per salvare dalla mannaia dei tagli tutti i teatri presenti sul nostro territorio.

Ho un’idea in mente e sono pronto a presentarla nei prossimi giorni. Ma un passo alla volta.

Desidero fare un appello perché siano convocati gli Stati Generali della Cultura. È il momento di aprire un confronto libero, costruttivo che sappia coinvolgere gli Enti pubblici, i teatri, i musei, biblioteche, le associazioni, operatori per delineare insieme un progetto innovativo e condiviso .

Siamo in una fase cruciale, la promozione degli Stati Generali della Cultura può rappresentare un’occasione unica per cogliere il contributo di tutti, perché abbiamo bisogno di nuovi stimoli, di nuove opportunità e di vagliare strumenti moderni. Siamo chiamati ad assumere metodologie più originali soprattutto in tema di investimenti nelle politiche culturali, intesi non come ancora di salvezza, ma come motivo di nuovo sviluppo: solo attraverso un serio e urgente dibattito senza preclusioni si potrà comprendere quali siano gli ostacoli per inaugurare un nuovo sistemastati-generali-della-cultura-500x426

Si, quindi, agli Stati Generali  della Cultura per definire un programma ambizioso, un investimento sulla città, che sia in grado di trasformare le difficoltà di oggi in un’occasione di sviluppo per il domani: il patrimonio culturale non manca, cogliamo allora questa sfida, valorizziamo la cultura e rendiamola un polo di attrazione .

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