La crisi che sta interessando la gestione del patrimonio culturale italiano, in particolar modo quello genovese come evidenziato nelle ultime settimane anche da Il Secolo XIX, ci pone all’interno di un complesso e sottovalutato dibattito, dove la cultura necessità di innovazione normativa e organizzativa. E’ inevitabile, oggi più che mai, non perdere tempo e inaugurare una rivoluzione sostanziale, non per una pronuncia di resa basata su politiche di contrattura e razionalizzazione economica ma contrariamente per definire nuove strategie: migliorare la qualità e la maggiore efficienza dell’utilizzo dei fattori produttivi appaiono tra le condizioni necessarie per garantire l’avvento di una nuova stagione per la cultura.

È ancora opinione diffusa che la cultura non rappresenti nel contesto economico sociale una leva di crescita, ma sia culturapiuttosto un pozzo senza fondo dove le risorse si sperdono. Questi luoghi comuni devono essere responsabilmente superati, occorre guardare alla cultura come realtà di sviluppo economico, di vantaggio e di progresso per la nostra città: le opportunità connesse alla valorizzazione di questo ricco patrimonio, nella consapevolezza di un nuovo modello di crescita, sono enormi. Valorizzare la “Cultura”(teatri, musei, cinema, eventi luoghi storici, istruzione, ricerca scientifica, ecc.) obbliga ad assumere scelte diversificate e coraggiose fuori dai vecchi schemi; senza avere paura, si può procedere promuovendo una politica innovativa e di controtendenza nazionale, realizzando le premesse per un nuovo ciclo di sviluppo, creando così  occupazione e fattori di progresso.

Parafrasando Mme de Staël che intervenendo nel 1816 sulla crisi della letteratura italiana, invitava gli italiani a guardare oltr’Alpi, “onde mostrare qualche novità ai cittadini”, oggi, dobbiamo spingerci oltre il nostro confine prendendo spunto  dalle politiche adottate dai diversi governi europei che hanno aumentato gli investimenti in ambito culturale, raggiungendo esiti incoraggianti . Dobbiamo anche saper attingere dalle opportunità messe in campo dall’UE, che ha aumentato del 37% i finanziamenti destinati alla cultura per il periodo 2014/2020: il progetto “Creative Europe”,per esempio, mette a disposizione 1,8 miliardi e  altri 210 milioni saranno destinati a consentire ai piccoli operatori di accedere a prestiti bancari. Eppure il Governo italiano non ha ancora colto questa imperdibile opportunità.

Naturalmente, oggi non si può rimanere fermi solo davanti a dispositivi o interventi di carattere finanziario pubblico, ma servono condizioni atte a stimolare  investimenti nel settore della cultura da parte del privato attraverso un’innovativa organizzazione che consenta strumenti e provvedimenti  correlati a sgravi e a deduzioni fiscali. Su questo tema, davvero, dobbiamo ispirarci ai meccanismi e alle prassi adottate dai diversi Stati membri dell’UE: che in questa nuova tendenza hanno già dimostrato  di saper rilanciare un settore che per Genova rappresenta più di una potenzialità.

Quindi l’auspicio è  di poter leggere presto per Genova “ci sono pochi teatri”… sarebbe davvero l’inizio di nuova politica, fatta di volontà e non di rinuncia.

In questo tempo così difficile, possono toglierci tutto, ma non la speranza  di pensare a un futuro migliore, soprattutto per la cultura.

 Intervento pubblicato ieri 12 Aprile 2013 sulle pagine de IL SECOLO XIX

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