Di Karol Wojtila si diceva “un uomo venuto da molto lontano”, qualcuno lo cantava pure, di Jorge Mario Bergoglio si dirà un “Papa trovato alla fine del mondo”.

Francesco, il nuovo vicario di Cristo, il nuovo pastore e vescovo di Roma ha iniziato il suo cammino pontificale bergoglioimponendo uno stile sobrio, semplice con un linguaggio diretto e immediatamente comprensibile. Un uomo umile che affacciandosi dalla loggia in piazza San Pietro, con il suo “Buonasera” ha rotto ogni schema, ogni barriera: è entrato nelle case, nei cuori di tutti conquistando un’attenzione speciale, cercando subito un dialogo.

Un uomo che ha saputo vivere da cardinale in modo umile in mezzo ai fedeli della sua diocesi; un uomo che ha sempre rifiutato i fasti, i decori di una aristocrazia ecclesiastica poco incline alla vera missione di Cristo. Francesco sarà il vescovo di Roma che non rinuncerà alla sua personalità nella difficile conduzione del mandato che gli è stato appena conferito. E se il buongiorno si vede dal mattino, nel commentare e immaginare il suo pontificato, attraverso i semplici gesti emersi nell’arco delle prime ventiquattrore e confermati nei giorni successivi,  cresce una forte speranza che guarda a una Chiesa più vicina all’uomo moderno: una Chiesa che non abbandona il suo gregge, ma lo cerca, lo protegge, lo serve e lo accetta perché evangelizza , perché annuncia l’amore di Dio che è grande, rispetto al limite egocentrico umano.

Papa Francesco ha eliminato immediatamente quei residui dell’assolutismo monarchico: prima di benedire ha chiesto di essere benedetto; si è inchinato di fronte ai fedeli, segno di una nuova e più vera regalità, il servo dei servi che chiede un riconoscimento fraterno: “vi chiedo un favore”  parole pronunciate che annunciano una forza dirompente ma ancora più potente del famoso discorso  “della carezza della luna”.

Dalla Capella Sistina ha celebrato la sua prima messa da Papa rivolgendosi ai cardinali con un discorso pronunciato a braccio: il Papa non è più re, ma più umano, più vicino al suo popolo, un fratello in mezzo ai suoi fratelli e alle sue sorelle.

Parole semplici ma ricche perché vere e fuori da schemi barocchi. “Non cediamo mai al pessimismo, mai” “ Fratelli cardinali la maggior parte di noi … siamo nella vecchiaia, mi piace guardare alla vecchiaia come la sapienza. Doniamo la sapienza ai giovani.”

Si, parole e gesti che sembrano cercare tutti, senza dimenticare nessuno, senza differenze. È questo il primo grande messaggio che ricevo, da questo uomo che ho appena imparato a conoscere, anche se in realtà mi sembra di conoscere da tempo.

Concludo queste poche righe, che rispecchiano i miei sentimenti, donando un abbraccio sincero al mio fratello maggiore Papa Francesco.

 

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