Ripropongo, a distanza di qualche mese (era esattamente il 26 luglio 2012) un mio punto di vista pubblicato sulle pagine de IL SECOLO XIX , in merito alla questione chiusura della Centrale Latte Oro di Fegino, problema tornato alla ribalta in questi giorni, sottolineando ancora una volta da una parte l’urgenza occupazione e dall’altra l’eccellenza dei prodotti tipici. Ripropongo lo stesso articolo, perché a distanza di qualche mese come affermavo, le mie considerazioni rimangono le stesse e in un certo senso torno a riproporle.

 

Centrale del latte Genova

PRODURRE A FEGINO IL FORMAGGIO “DOP” PER LA FOCACCIA DI RECCO

Salvare la Centrale del Latte di Genova  potrebbe sembrare un grido di battaglia, ma effettivamente rappresenta una realtà che va sostenuta con ogni mezzo e azione. Indispensabile per evitare probabili chiusure o piani d

Splashing Milk

i ottimizzazione o ridimensionamento  che andrebbero a ledere fortemente la realtà produttiva genovese, una regia dove la Regione Liguria assuma la cabina di comando in concertazione con il comune di Genova. Occorre intervenire per salvare un’azienda che oltre ad avere una sintonia storico-tradizionale con il territorio, rappresenta un importante sito produttivo per la nostra città: non possiamo perdere altri posti di lavoro. Non possiamo creare nuova disoccupazione, la centrale del latte di Genova va salvata, le istituzioni si facciano promotrici di una task force  al fine di garantire e rilanciare un attività, la cui chiusura appare ingiustificata. Serve una seria alleanza tra il pubblico e il privato, dove l’obiettivo è univoco: evitare il traslocco o il trasferimento di un’importante risorsa come quella della centrale del latte genovese.

Per questo motivo deve essere avviato un processo in controten

denza alle attuali prospettive che emergono nel piano industriale della Lactalis.  Serve il massimo impegno volto a soluzioni finalizzate ad individuare nuove strategie  affinché il presidio industriale venga mantenuto in città, in primo luogo per tutelare i dipendenti, ma anche per salvaguardare il ricco indotto coi

nvolto . Solo nella Provincia di Genova, infatti, vengono prodotti quasi 60 mila quintali di latte all’anno, di cui 20 mila vanno alla Centrale di Fegino. Per l’imprenditoria locale, in particolare per gli allevatori, un’eventuale chiusura della Centrale del latte significherebbe ricevere un duro colpo, alla già non facile situazione economica che stanno attraversando. Senza sottovalutare l’importante azione che l’attività zootecnica rappresenta nella prevenzione degli incendi o dissesti idrogeologici essendo una forza di presidi

 

Occorre trovare fiducia in programmi  mirati come per esempio le azioni pilota adottate dalla Regione Liguria (2007/2013) indirizzate alla valorizzazione della filiera del latte ligure anche attraverso la sua integrazione nelle produzioni tipiche locali,come la realizzazione del formaggio per la famosa focaccia di Recco,  sulla base del progetto “Marte” per il quale sono stati messi a disposizione  50.000 euro di finanziamento.o territoriale.

 La crescenza, o stracchino genovese  ricavata con latte ligure, (con la quale si realizza la famosa focaccia di Recco), da alcune informazioni che ho assunto sarebbe prodotta fuori dal contesto del territorio ligure. Occorre quindi trasportare il latte, che è la materia prima di questa lavorazione,  a molti kilometri di distanza e questo aumenta notevolmente  il costo di produzione, visti i continui  incrementi di carburante e autostrade. Perché non produrre proprio a Fegino il tipico formaggio usato per la focaccia di Recco? Oltre che garantire la produzione del latte si potrebbe rilanciare la centrale anche attraverso la realizzazione dello stracchino genovese:  un formaggio di eccellenza, a kilometri zero.

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