30 gennaio 1994

Ore 7.30 squilla il telefono di casa, domenica mattina, mi alzo … rispondo; la voce di mia mamma “ Vieni , fai presto …ci siamo”.

Brutto risveglio, dopo una notte insonne, mi vesto e mi precipito in ospedale. Là, il luogo dell’addio eterno.

Salgo le scale, reparto di ostetricia, è stata ricoverata qui perché negli altri reparti era tutto esaurito,eterno conflitto tra Eros e Thanatos, … e penso qui nascono vite e lei sta per andarsene… chiedo alle infermiere il numero della stanza…, la raggiungo con il cuore in gola, eccomi sono davanti, afferro la maniglia con la mano tremante. Apro. Entro.

Eccola sdraiata sul letto, l’enfisema polmonare rende sempre più difficile il suo respiro, la guardo è ancora viva … lei mi guarda, ed subito contenta, mi dona un enorme sorriso, vorrebbe parlare ma non riesce. La volontà di emettere parole, che ora sono pesanti e segnano una piccola sconfitta. Le sue parole sono prive di suoni ma comunicano ora con il suo potente sguardo, mi dice ti ho aspettato prima di andarmene e io la ringrazio , anch’io con gli occhi.

Accarezzo la sua fronte, fredda come non l’avevo mai sentita, ma gronda di sudore per le sue ultime fatiche…

Guardo la mamma, e mi dice abbiamo pregato tutta la notte.

La nonna vuole parlarmi, ci prova ancora, mi avvicino a lei, vorrei stringere la sua mano resa pesante dalla flebo che conta i secondi rimasti … mi guarda sorride, e allora dico “ mamma ora andiamo a Cortiglione, e ci rimaniamo , si a Cortiglione (il paese dove è nata mia nonna, ed è ritornata dopo la pensione,rimanendoci sino a quando l’Alzheimer non la costretta a venire da noi).

Si andiamo a Cortiglione … la nonna mi guarda é felice, ha capito … il suo respiro sempre più affannoso, le macchine emettono suoni, scatta l’allarme … le infermiere mi invitano ad alzarmi e lasciare la sua mano, intervengono, mi staccano …un’iniezione … sempre più faticoso respirare . Ci siamo.

Il suo volto si illumina, mi guarda ancora, una volta, l’ultima, …sorride … chiude gli occhi … per sempre.

Io piango.

Tutto questo in pochi secondi. A distanza di 19 anni penso sempre alla promessa che mi aveva fatto, “non morirò prima di averti salutato”. Promessa mantenuta.

Mi manchi tanto. I tuoi abbracci, le tue tagliatelle, le tue marmellate di more che preparavi per me …mi mancano tante cose … ma il tuo profumo vive nella mia memoria, ogni tanto mi sembra di percepire il tuo passo felpato, vorrei girarmi e sorprenderti nei tuoi lavori, come ti era caro fare.

Conservo ancora la coperta di lana, realizzata con maglioni disfatti. Tra tutte le cose che elimino, getto via, la tua coperta nonna, non la buttero mai via, mi accompagnerà sempre. Certo la mamma ha dovuto intervenire, riparandola, ricucendola là, dove si disfaceva. Su questa coperta, ancora il calore delle tue mani.

Ciao nonna! Non ti ho mai dimenticato.

30 gennaio 2012

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