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Con il discorso di capodanno il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si avvia alla fase quasi conclusiva del suo operato al Quirinale. Inizia pertanto anche il tempo di tirare le somme e conclusioni di questo settennato, diretto a mio avviso con altissimo senso dello Stato, profondo rispetto delle Istituzioni e sempre attento vigile esecutore secondo i dettami dei principi costituzionali. Avremo comunque tempo di occuparci di questo mandato presidenziale, di esaminare passaggi importanti e cruciali che hanno segnato un periodo caratterizzato da profonde trasformazioni sociali ed economiche. Un mandato che si è espresso durante il cosiddetto tempo della seconda repubblica, un’esperienza questa che sotto certi aspetti non ha maturato le aspettative attese, decretandone un veloce esaurimento.

Il messaggio del 31 dicembre 2012  acquisisce le tonalità di fine mandato, quasi un congedo , quasi un saluto al popolo italiano. Sono diversi i passaggi sui quali sarebbe necessario fermarsi, non solo dal punto di vista riflessivo, ma soprattutto pratico cercando di elaborare gli obiettivi espressi dalle parole del capo dello stato, obiettivi che per ragione  difficilmente non possono che essere condivisili da più parti.

La stampa e i media hanno sottolineato il richiamo alla questione sociale, un appello, un monito scaturito dal Presidente che non può non essere preso in considerazione. La crisi ha messo a dura prova il tessuto sociale del nostro Paese, le difficoltà che caratterizzano la nostra società segnano aspetti allarmanti e in alcuni casi urgenze che la classe politica non può più rimandare. Il tempo dei rinvii appartiene a una pagina del passato dove devono essere ricercate responsabilità e assenze che hanno e stanno determinando lo stato attuale.

I temi trattati e condivisibili suonano come un’esortazione ad agire, Giorgio Napolitano non si è fermato solo ad una semplice analisi, ha elogiato il carattere con il quale l’Italia ha supertao quest’anno appena concluso e non ha mancato di rimproverare la classe politica che non sempre ha messo in pratica gli indirizzi pronunciati dall’esercizio della Presidenza: come nel caso della riforma elettorale  oppure in merito alla realtà giovanile, che oggi subiscono il prezzo di scelte sbagliate pagando le conseguenze determinate da una cattiva gestione politica che non ha saputo con lungimiranza guardare al futuro. Ma nessuno deve esimersi sull’intervenire per dare speranza alle giovani generazioni.

Uno dei passaggi che mi ha colpito e sento mio è legato al modo in cui il Presidente della Repubblica ha prestato attenzione alla realtà giovanile, premettendo che non ha mai mancato nel corso del suo mandato di rivolgersi ai giovani fuori da ogni canone retorico. Non è nuovo da parte del capo dello stato rivolgersi ai giovani, nel 2010 inizio e dedicò parte integrante del suo discorso proprio ai giovani. Potremmo dire che nell’espletamento della sua funzione presidenziale Napolitano ha sempre cercato un dialogo e punto di incontro con le future generazioni, come un padre della patria che chiama a condividere la natura politica come la più nobile funzione di una democrazia, sì giovane, ma partecipata. Le parole pronunciate la sera di San Silvestro nel suo ultimo intervento raccolgono l’impegno politico di una vita e possono considerarsi l’eredità politica che il presidente intende lasciare ai giovani. Giovani che giustamente sono indignati ma che non possono fermarsi alle semplici forme di protesta né tanto meno alla rassegnazione . Napolitano ha parlato direttamente ai giovani, invitandoli ad agire, ad occuparsi della politica e indirettamente ha rivolto un messaggio ai partiti perché sappiano cogliere i giovani negli spazi della loro azione, e perché i giovani non abbiano paura a entrare nella politica.

“Ebbene, penso … tra i giovani. Sono loro che hanno più motivi per essere aspramente polemici, nel prendere atto realisticamente di pesanti errori e ritardi, scelte sbagliate e riforme mancate, fino all’insorgere di quel groviglio ed intreccio di nodi irrisolti che pesa sull’avvenire delle giovani generazioni. I giovani hanno dunque ragioni da vendere nei confronti dei partiti e dei governi per vicende degli ultimi decenni, anche se da un lato sarebbe consigliabile non fare di tutte le erbe un fascio e se dall’altro si dovrebbero chiamare in causa responsabilità delle classi dirigenti nel loro complesso e non solo dei soggetti politici.

… Importante è che soprattutto tra i giovani si manifesti, insieme con la polemica e l’indignazione, la voglia di reagire, la volontà di partecipare a un moto di cambiamento e di aprirsi delle strade. Perché in fondo quel che si chiede è che si offrano ai giovani delle opportunità, ponendo fine alla vecchia pratica delle promesse o delle offerte per canali personalistici e clientelari.
E opportunità bisogna offrire a quanti hanno consapevolezza e voglia di camminare con le loro gambe : bisogna offrirle soprattutto attraverso politiche pubbliche di istruzione e formazione rispondenti alle tendenze e alle esigenze di un più avanzato sviluppo economico e civile.”

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